9) La maternità che divora porta il nome di Gloria Hodge

Se Desperate Housewives ha spesso giocato con l’idea che la famiglia possa essere tanto rifugio quanto condanna, Gloria Hodge ne rappresenta una delle incarnazioni più estreme. A prima vista appare come una donna anziana e fragile, segnata dalla malattia e bisognosa di cure. Il suo corpo tradisce debolezza, la sua voce talvolta sembra incrinarsi, e tutto in lei suggerisce vulnerabilità. Ma è proprio questa immagine a costituire la più grande illusione. Gloria non è una figura da proteggere, ma una presenza che manipola e divora lentamente chiunque entri nel suo raggio d’azione. In lei la maternità perde ogni connotazione rassicurante e si trasforma in dominio assoluto. Il legame con il figlio Orson è il cuore oscuro della sua psicologia. Gloria non lo ama nel senso più libero del termine: lo possiede. Il suo è un attaccamento totalizzante, costruito sull’idea che un figlio non debba mai emanciparsi davvero dalla volontà materna.
Ogni tentativo di autonomia da parte di Orson viene percepito come un tradimento, una frattura intollerabile nell’ordine che lei ha stabilito. Questa dinamica rivela una personalità profondamente narcisistica, incapace di riconoscere l’altro come individuo separato. Orson non è un adulto con desideri propri, ma un’estensione della madre, un territorio da governare. Ciò che rende Gloria particolarmente inquietante è la naturalezza con cui esercita questo controllo. Non ha bisogno di alzare la voce né di imporsi apertamente. Preferisce insinuarsi nelle crepe emotive del figlio, alimentare i suoi sensi di colpa, ricordargli costantemente quanto le debba. È una manipolazione affettiva sottilissima, quasi invisibile dall’esterno, ma devastante nelle conseguenze. In molte delle loro interazioni si percepisce una tensione infantile, come se Orson, nonostante l’età adulta, fosse rimasto intrappolato nel ruolo di bambino in cerca di approvazione. E le azioni che emergono dal suo passato rendono questa dinamica ancora più agghiacciante.
Gloria uccide il marito inscenando un suicidio
Si tratta di un gesto che rivela una capacità di pianificazione fredda e una sorprendente assenza di rimorso. Ma è nella gestione del rapporto sentimentale di Orson che la sua natura emerge con ancora maggiore chiarezza. Quando percepisce che Monique potrebbe allontanarlo dalla sua influenza, Gloria non esita a intervenire nel modo più definitivo possibile, contribuendo alla sua morte pur di impedire che il figlio costruisca una vita indipendente. In questa scelta, si intravede una paura primordiale dell’abbandono, ma anche la convinzione che l’amore giustifichi qualsiasi violenza. L’arrivo di Bree Van de Kamp rappresenta per lei una minaccia ancora più grande. Bree non è soltanto la nuova compagna di Orson, ma una donna forte, autonoma, capace di instaurare con lui un legame adulto. In altre parole, è tutto ciò che potrebbe spezzare definitivamente il cordone psicologico che Gloria ha stretto attorno al figlio.
Così, il culmine della sua pericolosità, in Desperate Housewives, arriva quando tenta di uccidere Bree, arrivando a legarla al letto e a orchestrare una messinscena che dovrebbe far apparire la morte come un suicidio. È una scena che ribalta completamente l’immagine iniziale di Gloria, in quanto la donna apparentemente inerme si rivela capace di una violenza lucida, quasi chirurgica. Ancora una volta, non c’è esitazione o panico, ma solo la determinazione di chi è convinto di stare proteggendo ciò che le appartiene. Inoltre, Gloria non si interroga mai davvero sulla legittimità delle proprie azioni. Nella sua visione del mondo esiste una gerarchia chiarissima, in cui al centro c’è il legame con il figlio, e tutto il resto è sacrificabile. Questa certezza assoluta la rende imprevedibile, perché chi non riconosce limiti etici non ha nemmeno barriere psicologiche da oltrepassare.





