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I 10 personaggi più inquietanti di Desperate Housewives

Desperate Housewives
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C’è una ragione se, a distanza di anni, Desperate Housewives, ora su Disney +, continua a essere ricordata non solo come una delle serie più iconiche della sua epoca, ma come un racconto sorprendentemente oscuro travestito da dramedy suburbana. Wisteria Lane non è mai stata soltanto una via elegante con giardini curati e sorrisi di circostanza: è sempre stata un teatro perfettamente illuminato sotto cui si agitavano pulsioni primarie, come rabbia, vendetta, paura dell’abbandono, bisogno di controllo. La grande intuizione della serie è stata proprio quella di dimostrare che l’orrore non ha bisogno di scenografie gotiche, perché può prosperare anche tra una cena tra vicini e una festa di quartiere. L’inquietudine, in questo universo narrativo, non coincide quasi mai con il villain tradizionale.

Non parliamo di antagonisti monodimensionali, ma di figure stratificate, spesso comprensibili, talvolta persino empatiche. Molti di loro non si percepiscono come malvagi, bensì come come vittime, sopravvissuti, genitori protettivi, amanti devoti. È proprio questa auto-narrazione a renderli pericolosi. E quando il male trova una giustificazione emotiva, smette di apparire come tale e diventa una scelta razionale. Ma un altro elemento che rende questi personaggi così disturbanti è la loro prossimità. Non arrivano da fuori per minacciare l’equilibrio della comunità, ne fanno già parte. Sono i vicini che salutiamo ogni mattina, la madre che sembra fare tutto per il bene del figlio, l’uomo gentile che si offre di aiutare.


Desperate Housewives gioca con le nostre paranoie

Quanto conosciamo davvero le persone che vivono accanto a noi? A questo proposito, si unisce un tema più profondo, quello che attraversa l’intera serie come una corrente sotterranea: la famiglia non è sempre un luogo sicuro. Molte delle figure più inquietanti nascono proprio da legami familiari deformati, come la maternità che diventa possesso, l’amore che si trasforma in ossessione, il lutto che degenera in vendetta. In questo senso, Wisteria Lane non è solo il palcoscenico del mistero, ma uno studio emotivo su ciò che accade quando i sentimenti smettono di proteggerci e iniziano a consumarci.

Questo elenco raccoglie dieci personaggi che, per motivi diversi, hanno incrinato la fragile idea di normalità della serie. Alcuni hanno ucciso, altri hanno manipolato, altri ancora hanno dimostrato che la violenza più spaventosa non è quella improvvisa, ma quella che matura lentamente dietro una facciata impeccabile. Ciò che li unisce non è solo ciò che hanno fatto, ma la sensazione persistente che lasciavano dietro di sé e che aveva tutta l’aria di un pericolo impossibile da prevedere, fino a quando non era ormai troppo tardi.

1) Dave Williams: la vendetta come identità

Dave Williams in Desperate Housewives (Wikipedia)

Se c’è un personaggio che dimostra quanto Desperate Housewives sappia trasformare il dolore in qualcosa di perturbante, quello è Dave Williams. Quando arriva a Wisteria Lane appare raffinato, cordiale, persino rassicurante, nonché l’uomo ideale per “domare” una personalità esplosiva come Edie Britt. Ma sotto quella superficie educata si muove una rabbia antica, mai davvero sopita, che lui stesso ammette essere ancora viva durante le conversazioni con il suo psichiatra. La verità è che Dave non si trasferisce nel quartiere per ricominciare, ma per chiudere un conto rimasto aperto. Dopo aver sposato Edie, insiste per tornare proprio a Wisteria Lane e arriva perfino a pagare l’inquilino della casa pur di riottenerla, segno di un piano studiato con una precisione quasi ossessiva. Non è nostalgia, né desiderio di stabilità domestica, ma la prima mossa di una vendetta che richiede tempo e vicinanza alla sua futura vittima.

L’origine della sua frattura psicologica è una tragedia devastante. Dave era stato ricoverato in un istituto psichiatrico dopo un incidente d’auto in cui avevano perso la vita sua moglie e sua figlia. Ebbene, l’incidente era stato causato da Mike Delfino, dettaglio che diventa il carburante della sua ossessione vendicativa. Da quel momento il lutto smette di essere elaborazione e si trasforma in missione. Dave non vuole soltanto punire Mike, ma costringerlo a provare lo stesso identico dolore, come se la sofferenza potesse essere replicata e restituita in modo matematico. Ciò che lo rende davvero inquietante, però, è il modo in cui riesce a integrarsi nella normalità mentre costruisce il suo piano. Manipola chiunque possa ostacolarlo, arrivando a farla sembrare mentalmente instabile pur di neutralizzare i sospetti nei suoi confronti.

In Desperate Housewives Dave è metodico e invisibile

La pericolosità del villain emerge con brutalità quando il dottor Heller, lo psichiatra che lo segue, intuisce quanto sia rischioso per lui vivere vicino a Mike. Così, Dave reagisce nel modo più estremo possibile. Lo strangola, poi appicca un incendio per coprire il delitto e arriva addirittura a salvare Mike dalle fiamme solo perché ha “piani più grandi” per lui. È un gesto narrativamente potentissimo, poiché l’eroismo diventa una maschera, un semplice passaggio intermedio verso una vendetta più elaborata. Il trauma, nel frattempo, ha smesso di essere solo memoria ed è diventato presenza. Non siamo più davanti a un uomo ferito, ma a una psiche che ha sostituito la realtà con una narrazione privata. La spirale di violenza si intensifica quando organizza una battuta di caccia e spara contro Mike e Katherine dall’alto, mancando il bersaglio ma rivelando quanto sia ormai disposto a oltrepassare ogni limite.

Eppure il vero salto nell’orrore arriva quando decide che la punizione perfetta non è uccidere Mike, ma suo figlio MJ. Dave registra persino un video in cui spiega le ragioni del gesto e si convince che far soffrire Susan come lui ha sofferto ristabilirà un qualche ordine morale. L’idea di colpire un bambino non è solo crudele: è la prova definitiva che il dolore, se assolutizzato, può cancellare qualsiasi confine etico. Nel confronto finale conduce Susan e MJ nello stesso luogo in cui la sua famiglia era morta, progettando una macabra ripetizione dell’incidente affinché Mike investa il proprio figlio. È un’immagine narrativamente devastante, quasi rituale.Ed è proprio qui che Dave diventa uno dei personaggi più inquietanti dell’intera serie. Non è un mostro privo di emozioni — al contrario, è un uomo che ha amato profondamente e che proprio per questo si è spezzato nel profondo.

2) Paul Young e il gelo del risentimento in Desperate Housewives

Paul Young (Reddit)

Se Wisteria Lane è il luogo dove l’apparenza regna sovrana, Paul Young è probabilmente il personaggio che più di tutti rappresenta la frattura tra superficie e abisso. Fin dalle prime stagioni appare come un uomo difficile da avvicinare, emotivamente sigillato dietro una barriera di silenzi, sguardi duri e risposte misurate. Non è mai davvero parte del quartiere, non cerca complicità né approvazione. Esiste ai margini, come se osservasse gli altri da una distanza che nessuno può colmare. È proprio questa impermeabilità emotiva a renderlo immediatamente perturbante. Paul non esplode quasi mai ed è proprio questo il problema. Nei personaggi più inquietanti della serialità, spesso il pericolo non risiede nell’impulsività, ma nella capacità di reprimere tutto fino a trasformarlo in qualcosa di freddo, calcolato, inevitabile.

Il trauma che lo definisce nasce dalla morte di Mary Alice, un evento che non solo distrugge la sua famiglia ma lo priva anche dell’unica persona capace di umanizzarlo. Da quel momento Paul smette di essere semplicemente un uomo solitario e diventa un individuo guidato dal sospetto. La sua fiducia nel mondo si sgretola e lascia spazio a una visione quasi paranoica delle relazioni. Chiunque potrebbe essere una minaccia, chiunque potrebbe sapere qualcosa. In questa trasformazione si intravede uno dei temi più cupi di Desperate Housewives: il dolore, quando non trova uno spazio per essere elaborato, può irrigidirsi fino a diventare rancore permanente. E le azioni che compie nel corso della serie consolidano questa percezione.

La scoperta del fatale ricatto

Quando Paul scopre che Martha Huber era coinvolta nel ricatto che aveva spinto Mary Alice al suicidio, Paul non si limita a odiarla: la uccide, strangolandola in un atto che sembra scaturire da una logica privata più che da un’esplosione emotiva. Non è un delitto caotico, ma il gesto di un uomo che ha interiorizzato l’idea che la giustizia possa essere amministrata personalmente. Paul, di fatto, non si percepisce come un mostro, ma come qualcuno che ristabilisce un equilibrio spezzato. E dopo l’omicidio, ciò che colpisce non è solo la gravità del gesto, ma la sua capacità di tornare alla quotidianità con un autocontrollo quasi irreale. Continua a vivere nel quartiere, mantiene una routine, interagisce con i vicini, tutto mentre custodisce il suo segreto. Inoltre, il rapporto con Zach contribuisce ad approfondire ulteriormente la sua inquietudine.

Paul ama suo figlio, ma in un modo rigido, incapace di tradursi in reale comprensione emotiva. Dunque, cerca di controllarlo, come se la gestione della verità fosse l’unico modo per impedire al passato di distruggere la sua famiglia (ecco le famiglie famose delle serie). In questo atteggiamento emerge una forma di paternità difensiva, che finisce per alimentare proprio quel disagio da cui Zach tenta di fuggire. Eppure, il momento in cui Paul diventa davvero una figura spettrale per Wisteria Lane arriva dopo il carcere. Quando torna nel quartiere non è più soltanto un uomo ferito, ma qualcuno che sembra aver sostituito il dolore con il risentimento. A questo punto, costringe i vicini a confrontarsi con le proprie paure, dimostrando che, sotto la patina borghese, tutti condividono lo stesso istinto di esclusione. E diventa la prova che il pericolo più grande non sempre appare diverso, ma riesce a mimetizzarsi nella normalità.

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