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L’insostenibile cura dei dettagli di Gus Fring

Gus Fring

Attenzione: l’articolo su Gus Fring contiene riferimenti a episodi di Breaking Bad e Better Call Saul. Evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler.

Gus Fring, uno dei villain più amati degli ultimi tempi, è il risultato perfetto di un incastro di dettagli altrettanto perfetti studiati da chi di dettagli se ne intende eccome, Vince Gilligan. Tutto parte da un dettaglio e anche quando parliamo di Gus Fring potremmo dire lo stesso: pensiamo alle increspature agli angoli della bocca. Il loro contrarsi verso il basso sembrerebbe direttamente proporzionale al grado di rabbia del signore della droga. Quando assume quell’espressione, rilassando la fronte e gli occhi, sarebbe il caso di togliersi dal suo campo visivo. La sua freddezza lascia perplessi rivali, collaboratori e spettatori. Non c’è possibilità di capire cosa stia pensando in una determinata situazione, cosa stia per fare o come. È imperscrutabile e ciò non rende la vita facile a nessuno.

Gus Fring è un villain atipico

Costruire un cattivo non imponente a livello fisico o filmico, che non ostenti in maniera visibile crudeltà e spietatezza, è una scelta complessa, ma può rivelarsi l’arma vincente di uno show per chi decide di rischiare. Abbiamo già anticipato come l’idea di Vince Gilligan sia vincente. Gus, infatti, è uno dei villain più machiavellici mai visti in una serie Tv, nonostante entri di soppiatto in entrambe le produzioni (Breaking Bad prima e Better Call Saul poi) ma che è in grado, puntata dopo puntata, di assumere agli occhi dello spettatore una connotazione e un peso sempre più definiti. Fring è un personaggio composto, misurato, pacato e molto attento ai dettagli. È grazie a ciò che riesce a essere praticamente invisibile. Nonostante i fondi illimitati, vista la posizione che ricopre in particolare nella prima serie, che avrebbero soddisfatto ogni suo bisogno, preferisce non dare nell’occhio: l’unico modo per nascondersi è restare in bella vista. Questa è la teoria che lo stesso cileno spiega in maniera più che netta, senza inutili giri di parole, a un Walter White incredulo nel vederlo in ospedale. Parliamo della puntata di Breaking Bad in cui sono tutti in attesa di conoscere le condizioni di Hank dopo l’attentato. Gus, come nulla fosse, sfoggia il suo sorriso migliore, la sua camicia senape inamidata e due buste cariche del miglior pollo della città per presentarsi lì, sotto gli occhi di tutti, polizia compresa, per fare buon viso a cattivo gioco e sondare il terreno sviando qualsiasi tipo di sospetto legato alla sua persona. Nascondersi in piena vista fa parte del suo modus operandi da sempre. Dietro l’immagine di un uomo ben voluto dalla comunità, di un imprenditore onesto che cura i suoi dipendenti e che partecipa a iniziative benefiche o della stessa DEA, nessuno potrebbe vedere una mente criminale così fredda e calcolatrice.

L’ossessione per i dettagli nasce dalla morte dei sentimenti: la parola d’ordine è vendetta.

Gus Fring e Max Arciniega. Anni ’80

Il cuore di Gus Fring, infatti, smette di battere a bordo della piscina di Don Eladio insieme a quello del suo amico e socio Maximino ucciso per mano di Hector Salamanca. Lo vediamo nei suoi occhi increduli, nell’unica reazione sopra le righe che si concede e che ci concede. È in quel momento che l’interruttore si spegne e lo scopo ultimo della sua vita, oltre a quello di controllare il traffico di droga più grande del New Mexico, è quello di vendicare una delle persone più care che avesse. Per farlo ha la capacità strabiliante di non essere mai impulsivo o avventato. Gus è in grado di mantenere la calma anche nel momento in cui la persona che odia di più sulla terra, Hector Salamanca, decide di invadere il suo territorio, quello di Los Pollos Hermanos, per sfidarlo. Non solo Don Hector infastidisce i suoi dipendenti, fa scappare i clienti e poggia i piedi sulla sua scrivania per togliersi dello sterco dalle scarpe con una penna, ma addirittura gli dà ordini. Tuttavia, Gustavo non si scompone. Lo scopo a cui ambisce è più importante e tutte le sue attenzioni, anche nelle espressioni o nelle gestualità, hanno il fine ultimo di cogliere di sorpresa il cartello per distruggerlo.

Quindi, Gustavo Fring sa di dover essere impeccabile. Così, tra i tanti dettagli che cura, ce n’è uno in particolare che incute molto più timore: non modifica praticamente mai il tono della voce o l’espressione sorridente che mostra in pubblico per non esporsi e per depistare l’interlocutore. Pensiamo al primo incontro con Walter e Jesse nel suo ristorante. I due soci non sanno che volto ha l’uomo che incontreranno, ma visti i precedenti non si aspettano un manager in divisa. Inizialmente, infatti, nessuno dei due capisce che Fring, responsabile gentile che si sincera della soddisfazione dei suoi clienti, possa essere l’uomo che cercano. Un dettaglio, non casuale da parte di Gus, spinge Walt alla consapevolezza.

Un solo sguardo, che il manager in camicia e cravatta aveva già pianificato, sapendo che l’uomo giusto con cui fare affari l’avrebbe colto. Così i due si siedono al tavolo, faccia a faccia, e mentre Walt indaga, Fring nega di essere la persona in questione. Poi, White altro personaggio ossessionato dai dettagli e perfetto per fare da contraltare a un villain del genere, capisce che tasto schiacciare per accendere l’interruttore: si paragona a lui. È in quel momento che gli spettatori percepiscono un brivido: vediamo Gus, che non cambia tono di voce, ma solo espressione, passando da gentile manager qualunque a uomo d’affari mentre il suo sguardo resta vuoto e fisso su Walt. Non possiamo dimenticare un altro dettaglio di quell’incontro, che ben ci spiega come il nostro soggetto sia attratto dai dettagli in maniera quasi maniacale: quando i soci sono seduti al tavolo e si guardano intorno vedono Gus intento a istruire un dipendente su come incartare i cibi. L’inquadratura, infatti, indugia sul personaggio e sulla sua cura per qualsiasi piccolissima sfumatura.

Ma perché Gus Fring è così legato ai dettagli?

Probabilmente perché la cura e la pulizia per ciò che gli appartiene sono necessarie per mantenere un delicato equilibrio psichico che eviti di farlo esplodere o cogliere in fallo. A dimostrazione di questa teoria, potremmo citare due episodi: la morte di Victor in Breaking Bad e la conversazione con Mike nella 6×02 di Better Call Saul. A proposito del primo: Gus scende in lavanderia con l’intenzione di uccidere il suo scagnozzo, Victor, che avrebbe potuto mettere a rischio l’intera operazione facendosi collegare all’omicidio di Gale Boetticher. Seguiamo Fring che, in silenzio tombale, si avvicina alle grucce per togliere la giacca, la cravatta e piegarla, la camicia e le scarpe. Lo vediamo indossare una tuta impermeabile e degli stivali di gomma, sempre in silenzio.

Un silenzio assordante, specialmente se paragonato alle grida del litigio tra Walt e Victor. È in cerca di qualcosa, con estrema calma e delicatezza. Trova un taglierino e continua a procedere in maniera pacifica, senza espressione, senza fretta e senza dare la minima idea di ciò che sta per fare: con un balzo è alle spalle del suo scagnozzo per tagliargli la gola. Sono attimi lunghissimi, per chi è nella sua stessa stanza e per noi che guardiamo. Nel momento in cui l’obiettivo è stato raggiunto, lo seguiamo al lavandino mentre si pulisce dal sangue della sua vittima con estrema nonchalance, come se avesse appena finito di fare qualcosa di normale e quotidiano. Lo vediamo mentre si lava la faccia, gli occhiali e poi mentre si riveste per andar via come è arrivato, senza espressione e in silenzio, fatta eccezione per un “Tornate al lavoro”.

La seconda scena a cui ci riferiamo è quella in cui Gus e Mike discutono di Nacho. Gus sembra imperturbabile, ma un movimento lo tradisce: con la brocca colpisce un bicchiere frantumandolo. Nonostante l’argomento sia delicato, Fring si ferma e raccoglie i cocci con calma affinché sia tutto pulito. È intuibile che non sia la pulizia a stargli a cuore in quel momento particolare. Per lui pulire sembra un modo per mantenere sempre il controllo più totale sul contesto che lo circonda e anche su se stesso, per far in modo che il suo sguardo si concentri su un punto e il suo respiro si regolarizzi, per ristabilire un ordine mentale che spesso viene compromesso dagli eventi.

Altro episodio che sembrerebbe avallare questa idea è lo stesso citato prima con Hector Salamanca. Quando il suo antagonista esce, Gus pulisce il locale chiuso eliminando tutto ciò che c’è sui tavoli. Potrebbe farlo anche per complimentarsi con se stesso per il suo comportamento. Lo capiamo quando accartoccia un pezzo di carta e centra il cestino sorridendo. Ora che è tutto sistemato, come il ristorante, può ripartire con il suo piano. Potremmo anche considerare l’altra faccia della stessa medaglia: nella sua testa ogni minimo dettagli è stato analizzato, approvato e incastrato con gli altri per comporre un piano inattaccabile e questa struttura perfetta si riflette in tutto ciò che gli appartiene o in ciò che dice.

Ricordiamo un interrogatorio con la DEA in Breaking Bad in cui ha una risposta plausibile e spontanea per qualsiasi tipo di domanda. Gus non crolla nemmeno quando Hank si fa insistente sostenendo di non aver trovato traccia della sua esistenza in Cile. Anche in quel frangente l’imprenditore ha una risposta a prova di bomba dando l’idea di non poter essere colto in fallo in nessun modo.

Tra Breaking Bad e Better Call Saul assistiamo a una vera e propria evoluzione del personaggio

In Better Call Saul è presentato come un sottoposto di Don Eladio, meno importante a livello gerarchico di Don Hector e subordinato agli ordini di Bolsa, ma con le capacità per distinguersi e scalare la vetta. Il gap temporale tra le due serie, di ben sei anni, ci permette di notare come Gus in precedenza fosse più coinvolto: in alcuni casi fa il lavoro sporco in prima persona, come quando soffoca il socio di Nacho con una busta di plastica. È un’intraprendenza a cui non siamo abituati, avendolo conosciuto in Breaking Bad in cui è estraneo all’azione che ha comunque pianificato nei minimi dettagli, come l’attentato a Bolsa.

Inoltre, osservando il finale della puntata 6×04 delle serie incentrata su Saul, notiamo ulteriori sfumature della sua particolarissima personalità e le vette raggiunte dalla sua maniacalità. Nell’episodio vediamo un Gus sorridente che attraversa la strada e si avvicina alla porta d’ingresso. È disinvolto, perfetto. Apparentemente non ha problemi o preoccupazioni, tanto meno qualcosa da nascondere. Nel momento in cui si chiude la porta alle spalle, la trasformazione è netta: l’espressione diventa di colpo di più seria e tira un sospiro di sollievo. Lo seguiamo mentre si sveste e qui ci colpisce un dettaglio: Fring, sovrappensiero, compie il gesto spontaneo di grattarsi la caviglia. Potrebbe sembrare un dettaglio da poco, ma non lo abbiamo mai visto assecondare un movimento scomposto o involontario. Appare preoccupato, spaventato dalla possibilità che Lalo possa attaccarlo, lo vediamo finalmente come un essere umano: Gus ha paura. Tornando a ciò che abbiamo sostenuto in precedenza, appare lampante come riordinare o avere ordine intorno a sé sia fondamentale per tranquillizzarlo. Sempre nella stessa puntata, infatti, vediamo casa sua: un armadio diviso per colore, con indumenti perfettamente piegati, cravatte arrotolate, scarpe ordinate e pulite. Ma vediamo anche, nella 6×05, un Fring che non riesce a prendere sonno, infastidito da una situazione che non può gestire o controllare. Per questo sfoga la sua frustrazione su uno spazzolino da denti usato per pulire la vasca (abbiamo un déjà-vu: lo aveva già fatto in Breaking Bad insistendo con il dipendente affinché pulisse meglio la griglia). La sua è una sorta di somatizzazione dello stress e di ipercompensazione: ciò che dipende direttamente dal suo controllo, la sua persona o i suoi oggetti, deve essere impeccabile.

Nonostante alcune discrepanze, quindi, vediamo un Gus Fring cauto, lungimirante e capace di adattarsi in maniera camaleontica all’ambiente circostante. Un personaggio che fa delle iniziative benefiche, dei sorrisi e delle gentilezze il suo biglietto da visita. Un uomo con un ordine in casa, nel lavoro e nell’abbigliamento praticamente insostenibile. Lo stesso ordine che lo porta a essere impassibile, inattaccabile e imprevedibile anche per chi, come Mike, lo conosce da anni. L’autocontrollo, studiato nei minimi dettagli, gli permette di non essere mai impulsivo, nemmeno nei confronti di chi lo ha privato di Max. Anche nel momento in cui decide che i giorni di Salamanca sono finiti, arriva in ospedale con calma, ritira la porta e avvicina la sedia per preparare l’iniezione letale. Non un colpo di pistola, non un gesto d’impulso: un lavoro pulito e ordinato. E, a proposito di ordine e dettagli, non possiamo dimenticare come l’ultimo gesto di Gus sia proprio quello di aggiustarsi la cravatta prima di crollare a terra esanime. La fine perfetta per un uomo che non lascia mai niente al caso. Mai, per alcun motivo possibile e immaginabile.

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