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5 Serie Tv in cui alla fine vince il male

black mirror

Per una lunghissima era cinematografica e televisiva il “bene” ha indubbiamente avuto la meglio sul finale della maggior parte delle narrazioni. Al netto di disastri, danni e morti, un lieto fine è stato d’obbligo in moltissimi generi di racconto. Un’eccezione alla regola è stata rappresentata tuttavia dal genere distopico. Fin dai tempi in cui al cinema veniva proiettata un’inquietante prima versione de Il Pianeta delle Scimmie, l’idea di lieto fine è stata per definizione quanto di più estraneo si potesse immaginare per tale genere narrativo. In epoca moderna non è cambiato molto in tal senso, e gli amanti di Black Mirror lo sanno bene.

Le opere distopiche capeggiate proprio da Black Mirror hanno mostrato nuove forme di concepire il “bene” e il “male” – e dunque il giusto finale – in quest’era televisiva.

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Il gioiellino di Charlie Brooker ci ha fornito una chiave di lettura spesso negativa dell’azione umana in quel futuro prospettato per la nostra società. E nell’immaginare quella (possibile) di un futuro forse non troppo lontano, il “male” risulta ben rappresentato dalla deriva incontrollata della tecnologia. Di conseguenza nella maggior parte dei casi gli episodi di Black Mirror si concludono con una “vittoria” piuttosto netta di quello stesso male.

Ma distopie alla Black Mirror non sono certo le uniche ad aver lasciato che una versione concettualmente complessa di “male” vincesse sul “bene” alla fine.

Black Mirror

Già agli inizi degli anni ’90 David Lynch ci aveva insegnato a non aspettarci sempre un lieto fine. E diverse serie tv del nuovo millennio hanno raccolto il testimone facendo altrettanto anche se in modo diverso. Oggi vogliamo vedere come i finali di queste opere hanno scardinato talune regole standard della narrazione mettendo in discussione i concetti di bene e male e favorendo la vittoria del secondo sul primo.

1)Dexter

Dexter

La serie tv di Showtime è stata tra le prime a inaugurare non solo una gloriosa epoca televisiva ma anche un’innovativa generazione di antieroi, perfettamente rappresentata da Dexter Morgan. Anche per questo il finale della serie è stato un discusso momento televisivo ancora oggetto di ampie critiche (come avevamo detto qui). Al netto di questo, però, non si può negare che la conclusione della serie sia coerente con l’evoluzione del personaggio.

Nonostante l’innegabile empatia provata per Dexter, le sue azioni non rappresentano esattamente il comportamento modello di una società civile. In tal senso Dexter rappresenta una delle peggiori derive dell’uomo, incarnando in sé il male per definizione. L’omicidio, il raggirare la giustizia portandola al fallimento, la fuga da essa e la perseveranza di azioni che si sa essere sbagliate al solo fine di appagare gli impulsi più feroci della propria anima.

E alla fine farla comunque franca. Con la consapevolezza del paradossale attaccamento alla vita di Dexter, che riesce a sottrarsi alla giustizia e a convivere con le sue colpe. Con un’esistenza che sembra di per sé una punizione, certo, ma non conforme a quanto una società civile richiederebbe per chi come lui si è macchiato di ripetuti delitti.

La sua sopravvivenza rappresenta ancor più una vittoria del male se la raffrontiamo poi alla deriva di Debra. Incarnazione dei valori del bene e della giustizia, progressivamente annichilita – fino a incontrare la morte – dal momento in cui la consapevolezza di ciò che Dexter sia si scontra con la regola numero 1 del codice di Harry: mai farsi beccare.

Written by Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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