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Smoke on The Water – Il filo rosso che unisce I Soprano e Better Call Saul

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Fumo sull’acqua e fuoco nel cielo, una danza feroce e tremendamente bella. Sembrerebbe un quadro dalle pennellate fugaci e rancorose. La rappresentazione della distruzione. Fuoco che distrugge e fumo che annebbia, lingue che divorano il legno nel tripudio di una folla, le urla sorde, l’adrenalina che scorre sovreccitata e l’angusta potenza del male che sprigiona il suo fascino. Il disastro che diventa capolavoro fino a far dimenticare la tragedia, presi dalla narcosi dell’arte che manipola la realtà rendendola perfezione estetica. Un filtro che ci tende una trappola mentre noi estasiati ci caschiamo dentro in overdose. Un filo rosso che ricongiunge I Soprano a Better Call Saul.

Nel dicembre del 1971 venne alla luce Smoke on The Water, il capolavoro dei Deep Purple che, quella sera, erano finiti a un concerto di Frank Zappa mentre cercavano l’ispirazione per le loro canzoni. Il gruppo si trovava al Casino Barrière di Montreux, sulle rive del lago Lemano, grovigli di persone danzavano tra le note convulse finché qualcuno decise bene di sparare con una lanciarazzi, appiccando un incendio nel locale.

Panico. Urla. Caos.

Il mondo si fermò agli occhi degli acerbi Deep Purple che trovarono in quell’istante di smarrimento la giusta scintilla per comporre un pezzo di storia. A tutti sarà capitato almeno una volta di aver canticchiato il riff accattivante della canzone. Lo hanno fatto addirittura Tony Soprano e Jimmy McGill.

Trasferiamoci da Montreux al New Jersey, il regno di Tony Soprano.


Non troviamo lo stesso freddo dell’inverno svizzero ma un sorridente Tony (James Gandolfini) alla guida della sua macchina che, spavaldo e impettito, si aggira tra le strade della sua giungla cittadina. È intento a canticchiare mentre dal finestrino si scorgono le rovine di un edificio e i sobborghi fatiscenti che lo circondano. Poi lo stereo si incanta, tramutando quel sorrisetto compiaciuto in rabbia e violenza. Le molteplici facce di Tony Soprano, in bilico tra il potere e gli attacchi di panico.

Tutto sembra annebbiarsi e scolorirsi, Tony è sempre più stordito, un po’ come gli spettatori di quel concerto sul lago di Ginevra mentre il fumo avvolgeva lo scintillio delle acque. La depressione è la narcosi del boss che si accascia inerme sul volante.

Fumo, fiamme, acqua, vento. Gli elementi della natura prendono il sopravvento sull’uomo.

Ci spostiamo ancora una volta, dal New Jersey ad Albuquerque.

Veniamo abbagliati dai colori caldi e sgargianti dell’universo di Vince Gilligan. Al volante troviamo Jimmy McGill che si allontana dal tribunale dirigendosi verso il suo studio che si trova rintanato nello sgabuzzino di un centro estetico.

La scena è incredibilmente simile a quella de I Soprano. Jimmy è intento a tamburellare sul volante, la radio è muta e sentiamo solo la voce dell’avvocato che canticchia il motivetto di Smoke on the Water. Questa, in particolare, è la scena che chiude la prima stagione di Better Call Saul e che viene successivamente ripresa nel primo episodio della seconda stagione (ndr anche la scena di Tony è tratta dalla 2×01 de I Soprano).

Tuttavia la grande differenza tra i due spezzoni consta nell’epilogo degli stessi. Da un lato un Tony Soprano incidentato, dall’altro un Jimmy che approda incolume e sorridente alla sua meta. Ma qual è la vera destinazione di Jimmy McGill?

L’avvocato compie progressivamente dei passi verso il lato oscuro della luna, verso quella sfaccettatura che assumerà le sembianze di Saul Goodman. Ancora una volta la distruzione e il degrado costituiscono la parabola di un’esistenza nonché l’essenza dell’ispirazione artistica. Il ritratto dell’antieroe che travolge lo spettatore manipolando il discrimine tra bene e male, come le due linee gialle che concludono la prima stagione di Better Call Saul.

Deep Purple, David Chase, Vince Gilligan. Geni che nei rispettivi ambiti hanno dato forme diverse alla poesia.

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Smoke on the Water è una canzone che ritroviamo come un motto in Better Call Saul (da ultimo nella 5×06, di cui trovate qui la recensione) e che ritorna anche in un altro momento cardine della vita di Tony Soprano, quando il destino lo mette faccia a faccia con la precarietà dell’esistenza. Un’esistenza tanto misera quanto potente, che affonda le unghie nella violenza e nel compromesso morale. Come il legno che giace nella morsa delle fiamme. Inno a chi dalle macerie ricava la bellezza dell’arte.

Smoke on the water, fire in the sky.

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Written by Clotilde Formica

Scrivo, mi piace farlo.

Mi piace scivolare via veloce sulla cresta dei pensieri che si affollano, si inseguono, si punzecchiano e a volte mi scappano.

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