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Radici – La recensione in anteprima dei primi 4 episodi della docuserie sul ritorno di Daniele De Rossi all’Ostiamare

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Nella giornata inaugurale della Festa del cinema di Roma siamo stati invitati alla proiezione in anteprima di Radici, la docuserie (a tal proposito vi suggeriamo qui altre docuserie sportive da vedere) che racconta il ritorno dell’ex calciatore Daniele De Rossi all’Ostiamare. Oggi allenatore del Genoa, l’ex centrocampista della Nazionale è stato una bandiera della Roma e proprio con i giallorossi si è cimentato anche nella sua prima esperienza su una panchina in Serie A. Purtroppo il suo secondo matrimonio con la Roma non è finito nel migliore dei modi. L’ex calciatore è stato esonerato dopo quattro giornate nella stagione 2024-2025, tornando ad allenare solo durante lo scorso campionato grazie alla chiamata del Genoa.

Dopo l’addio con la Roma però per Daniele De Rossi si sono aperte le porte di un nuovo ritorno a casa. L’ex calciatore ha infatti acquistato – a inizio 2025 – l’Ostiamare – la squadra dove ha mosso i suoi primi passi da calciatore – portando il club nella stagione successiva a conquistare una storica promozione in Serie C. Questo romantico ritorno a casa di De Rossi è raccontato in Radici, docuserie che verrà distribuita da Sky e di cui abbiamo potuto vedere in anteprima i primi quattro episodi. Di seguito uno sguardo ai primi episodi della docuserie.

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Radici mette al centro Ostia e l’Ostiamare

Per parlare di Radici occorre partire dalla fortissima scelta contenutistica operata dalla produzione. Al centro del racconto – più che Daniele De Rossi e la sua ingombrante figura – ci sono Ostia e l’Ostiamare. Era semplicissimo cadere nella trappola di raccontare il personaggio. Di farsi assorbire dall’importanza che De Rossi ha rivestito nel calcio italiano e ovviamente nella Roma. Non c’è però niente di tutto ciò in Radici. Il De Rossi calciatore – e anche quello allenatore in realtà – si fanno da parte per fare spazio sicuramente a un De Rossi proprietario dell’Ostiamare, ma soprattutto a un De Rossi uomo estremamente legato alle sue origini.

Alle sue radici, per l’appunto. E quel titolo diventa una dichiarazione d’intenti, perché il racconto parte dalle radici – quelle clip estremamente nostalgiche di un bambino biondissimo che muove i suoi primi passi sui campi da calcio – e torna alle radici, a un bambino che ormai si è fatto uomo e che torna su quei campi per coltivare il sogno della gente che lo ha visto – per prima – consacrare i propri desideri. E in quest’operazione De Rossi finisce quasi in secondo piano. O meglio, ci finisce il De Rossi che tutti conoscono. Il leader. Il capitano. La bandiera della Roma. Sullo schermo rimane un De Rossi indaffarato, alle prese con una partita che – come sottolinea lui stesso – si gioca soprattutto fuori dal campo da gioco.

Questo è il primo aspetto da sottolineare in Radici. Chi si aspetta una docu-serie su De Rossi è destinato a rimanerne deluso. È un racconto sull’Ostiamare e su come l’ex calciatore abbia ridato passione ed entusiasmo a una piazza storica del calcio romano. Ed è anche uno sguardo sulla stessa Ostia, ben incarnata dal proprio club calcistico. Ed è in virtù di questa prospettiva che assume una connotazione diversa il calcio stesso, riportato a una dimensione per certi versi più rudimentale. Estremamente affascinante, ma anche simbolica di un sistema che vive profondissime contraddizioni.

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Daniele De Rossi sul pontile di Ostia
Credits: Sky

Tra passione e difficoltà

Uno degli aspetti più interessanti intravisti nelle prime quattro puntate di Radici è lo sguardo puro dedicato al calcio minore. De Rossi prende l’Ostiamare sull’orlo del baratro del calcio dilettantistico. Il club si trova in Serie D. In piena zona retrocessione. In caduta libera verso un’eccellenza che significherebbe – in sostanza – sparire dai radar. Dal giocarsi una semifinale di Europa League qualche mese prima, DDR si trova a dover sperare in una salvezza salvavita. Un rovesciamento di prospettive notevole. A colpire però non sono poi tanto le difficoltà sportive – comunque insite nella natura degli eventi – ma soprattutto disagi contestuali che l’Ostiamare si trova a vivere.

Strutture fatiscenti. Campi in condizioni pessime. Spogliatoi senza acqua calda. Lo sguardo di Radici cristallizza tutte le difficoltà di una lega che si regge – essenzialmente – solo sulla passione. Ci sono alcuni passaggi che sottolineano in maniera estremamente cinica questi disagi, ma che al contempo evidenziano un altro aspetto. Una sorta di rovescio della medaglia, che è appunto la passione che continua ad alimentare un sistema che non ha palesemente energie per auto-sostentarsi. Qui il calcio torna a una dimensione quasi primigenia. Per certi versi anche romantica. Sicuramente passionale, perché senza tutto questo amore non si sopporterebbe mai i sacrifici necessari per tenere in vita una società nelle leghe minori.

E De Rossi si fa simbolo di questa passione. Vedere un campione del mondo esultare ed emozionarsi da una tribuna spoglia di un campo di provincia o dimenarsi con la faccia incastrata tra le maglie di una rete metallica posta a bordo campo fa un certo effetto. Gran parte dell’efficacia di Radici proviene proprio dal contrasto tra il De Rossi che siamo stati abituati a vedere per oltre venti anni e quello che si è fatto carico dell’Ostiamare, tornando anche lui a una dimensione più primigenia. Ricca di difficoltà, ma anche di passione.

Radici e la simbiosi con De Rossi

Infine, l’ultimo aspetto che vogliamo sottolineare in questa primissima recensione di Radici è quanto la docu-serie sia efficace nel portare lo spettatore a contatto con l’esperienza di De Rossi all’Ostiamare. Il lavoro della troupe è stato incredibile nell’immortalare tanti momenti più intimi. i discorsi dell’ex calciatore alla squadra. Quelli con i suoi amici e compagni d’avventura. Lo sguardo è sempre molto vicino e si ha costantemente l’impressione di entrare a far parte di quella che è – a tutti gli effetti – una famiglia.

E a tal proposito è molto bella anche la luce che il racconto getta sul rapporto tra Daniele De Rossi e suo padre Alberto, figura estremamente amata e rispettata dato il suo eccezionale lavoro nel settore giovanile della Roma. Ogni relazione protagonista di Radici è pervasa da un senso di genuinità che dà ancora più valore a tutto il progetto di riqualifica dell’Ostiamare. E qui si incanalano ancora una volta la passione e l’entusiasmo che – in fin dei conti – sono il motore di tutto ciò che viene raccontato nella docu-serie.

Insomma, ci sono tante cose veramente interessanti in Radici. È una storia particolarmente stimolante per chi ama il calcio, ma anche per chi semplicemente ha voglia di assaporare una dimensione più intima e provinciale di uno sport che ormai ha assunto una dimensione multinazionale che può certamente risultare respingente. Perché troppo spesso il calcio di oggi si dimentica proprio delle sue radici, che invece emergono con tutta la loro purezza nelle storie come quella di Daniele De Rossi e il suo ritorno all’Ostiamare.

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