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La sorpresa della settimana: Alice and Steve

Alice and Steve

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla miniserie Alice and Steve.

A un certo punto mi sono sentito di troppo. Mi sembrava quasi di essere entrato nella vita di un gruppo di perfetti sconosciuti nel momento peggiore, mentre il disastro era ormai in atto. Mi è sembrato quasi di invadere la loro intimità senza che fosse giusto farlo, provando un profondo disagio. Una posizione scomoda chiaramente ricercata da Alice and Steve, figlia di una tradizione britannica nelle dramedy ben precisa, storicamente posizionata con regole chiare e interpretazioni del tema che lasciano grande libertà a chiunque debba stabilire cosa possa mai essere comico e cosa drammatico.

La dramedy Hulu, disponibile da alcuni giorni su Disney+, è così. Prendere o lasciare. Rinuncia dall’inizio a ogni potenziale soluzione confortevole, senza mai essere rassicurante. Alice e Steve non sono personaggi amabili, se non in alcuni momenti. Momenti in cui lo spettatore è chiamato a impegnarsi, scavare nella loro crisi di mezza età, cogliere i dettagli e poi evitare di prendere una posizione.


Non ce n’è una valida: si può al massimo cogliere da ognuno sfumature dalle quali farsi coinvolgere emotivamente.

Al contrario, i protagonisti di Alice and Steve sono spesso detestabili, repellenti.

Non rigettano l’empatia, ma ti mettono nella posizione scomoda di assistere a una catastrofe senza provare niente di buono anche quando sembrano crearsi i presupposti. La loro spirale di vendette, non detti, ripicche stucchevoli e pericolose derive che portano a sfasciare reciprocamente buona parte delle vite fin lì costruite, è uno spettacolo che garantisce risate soprattutto nella prima parte; nella seconda, invece, lascia spazio a un dramma anticonvenzionale ma non per questo meno riconoscibile nei canoni di genere d’oltremanica.

E sì, ci si sente di troppo. Anche alla fine, quando il forte legame tra i due riemerge sotto forme umanamente sostenibili senza prendere alcuna scorciatoia: è un percorso breve, il loro, ma intenso e caustico come solo i britannici sanno essere nelle loro giornate migliori.


Risultato? Alice and Steve è una miniserie da guardare, decisamente. Accolta con un buon entusiasmo dalla critica, tanto da averci portato a segnalarla tra le potenziali sorprese del 2026 televisivo in una guida di alcune settimane fa, sembra esser stata abbracciata molto più tiepidamente dal pubblico. Niente di particolarmente scioccante, al di là dell’indubbio valore della scrittura dei personaggi, della brillantezza degli intrecci anche quando si poggiano sui cliché più triti – oh no, una gravidanza inattesa – e delle convincenti interpretazioni del main cast, guidato da Nicola Walker, Jemaine Clement, Yali Topol Margalith: il pubblico, sempre più votato all’immediatezza e a codici espressivi riconoscibili, rischia di trovarsi disorientato di fronte a tutto questo.

E farsi una domanda, la stessa che mi sono fatto io a più riprese: “Ma cosa ci faccio qui tra loro, esattamente?”. Per me è un punto di forza di Alice and Steve, ma evidentemente non è così per tutti.

Alice and Steve tra le serie tv da vedere
Credits: Hulu

In fondo, è la stessa sensazione che sembra aver provato l’autrice della recensione di Hall of Series, Roberta Giuralarocca: In un periodo in cui molte comedy sembrano aver paura dei tempi morti e riempiono ogni scena di battute, Alice and Steve si prende il lusso di lasciare respirare il disagio. E il disagio, quando è scritto bene, è spesso molto più divertente di qualsiasi punchline. Perché mentre guardavo certe scene pensavo continuamente: ‘No, vi prego, non dite quella cosa’. E naturalmente la dicevano. Peggiorando tutto. Come ogni essere umano che si rispetti”.

Si prova così qualcosa di convintamente nuovo, specie se non si ha particolare confidenza con le dramedy britanniche. Ma pure con la tv di Larry David o col cinema di Woody Allen, qui osteggiato accesamente dalla Gen Z attraverso pattern fin troppo rigidi. Lo diciamo perché il disagio è il motore del racconto, ma anche la chiave per scavare dentro i personaggi senza chiedere in cambio un payoff emotivo sempre più indispensabile per un pubblico che chiede all’autore di inseguirlo, invece di fare il contrario.

Lo fa con una premessa facilmente banalizzabile che qui incontra, invece, uno spaccato umano che fluttua sempre al confine tra il cinismo, la malinconia e un turning point generazionale che rischia sempre di risolversi nell’ennesimo giro a vuoto su se stessi.

I protagonisti di Alice and Steve, infatti, sono due amici di lunga data sulla cinquantina. Legati da una relazione passata che la serie non esplora mai granché – e meno male – sembrano essere pressoché simbiotici. La tensione affettiva gioca in parte sulle ambiguità dei loro trascorsi, senza calcare la mano oltremisura.

A un certo punto, però, succede l’irreparabile: a seguito del funerale di un amico comune, i due trascorrono una serata selvaggia in cui lei, legata a un uomo più giovane di lei, fa di tutto per trovare una compagna a lui. Una coetanea? Macché: una ventenne. Risultato? Steve effettivamente la trova, ma il piano di Alice prende una piega per lei devastante: la nuova compagna dell’uomo, infatti, è Izzy, la sua figlia venticinquenne.

È la tempesta perfetta: Alice, una che evidentemente non ha mai avuto un carattere semplice, rompe ogni rapporto con lui e osteggia la nuova relazione nei modi più assurdi, ritrovandosi però a subire un neonato amore che viaggia come un treno. Nell’arco di un tempo piuttosto limitato, Izzy e Steve arrivano a gestire una gravidanza inattesa e a decidere di sposarsi.

Alice reagisce nei peggiori dei modi, dal primo all’ultimo minuto. Izzy e Steve, dal canto loro, mostrano altrettanta impulsività nel vivere il fuoco di una passione inattesa.

Izzy sa benissimo cosa vuole dalla vita e da una relazione amorosa, ma spesso il cuore e gli impulsi interferiscono con regole tutte loro. Steve, invece, è un cinquantenne irrisolto che sembra non aver mai le idee troppo chiare e getta ogni sentimento oltre l’ostacolo con un certo egoismo.

Alice and Steve getta quindi le basi per una wrong-com da manuale e ribalta ogni prospettiva con un’autenticità invidiabile. Alla base del suo racconto c’è un ritratto generazionale spietato e senza filtri, ma non per questo cattivo: pur non volendo granché bene ai suoi personaggi, trova sempre un modo per portarli dentro di noi.

La sua è una storia da film che sfugge ai toni e agli sviluppi ovattati delle rom-dramedy tradizionali: non chiede di aspettarci un lieto fine, né di condividere gran parte di quello che succede nei sei episodi da mezzora circa a cui assistiamo.

Va benissimo così. Ci si diverte il giusto, se si apprezza un black humor sboccato e a tratti insostenibile. E si vive, soprattutto, un’esperienza che nessuno vorrebbe mai vivere con derive del genere.

Non la vogliamo vivere al punto da volerne di più, anche se il formato asseconda bene una scrittura più votata al film a puntate che al linguaggio seriale.

Alice and Steve non è per tutti, ed è chiarissimo. Ma se dovesse fare per voi, una volta conclusa, potreste desiderare una seconda stagione che al momento non è prevista. Pensata per essere una miniserie, avrebbe tuttavia tutti i presupposti per andare avanti almeno con un nuovo ciclo di puntate.

Perché sì, è vero: ci si sentirà di troppo. Ma non ho mai detto che sia necessariamente un male.

Antonio Casu