Il settimo episodio di Your Friends & Neighbors parte da una consapevolezza molto precisa, e anche piuttosto crudele: Coop ha capito perfettamente il senso della lezione impartitagli dall’episodio precedente, ma ha deciso di ignorarla. E forse è proprio questo a rendere questa puntata una delle più amare della stagione. Perché non stiamo più guardando un uomo che sbaglia inconsapevolmente, ma qualcuno che riconosce il precipizio davanti a sé e continua comunque ad accelerare. Quasi come se ormai l’idea stessa di tornare indietro fosse più spaventosa della caduta. Dopo il funerale del padre e dopo aver scoperto quella vita segreta che ha cambiato la prospettiva su di lui, Coop sembrava arrivato a un punto di svolta.
Lo scorso episodio aveva costruito un parallelo molto chiaro tra padre e figlio: due uomini incapaci di accontentarsi, convinti che “qualcosa di più” esista sempre, anche quando quel qualcosa rischia di distruggere tutto ciò che già possiedono. E il bello — o il terribile — è che Coop quella lezione l’ha compresa fino in fondo. Il problema è che comprenderla non significa necessariamente avere la forza di cambiare. La tragedia di Coop, in questo momento di Your Friends & Neighbors, è proprio questa. Sapere che la strada intrapresa è marcia e pericolosa, ma continuare comunque a guidare come se non esistesse un’uscita.
Come se ormai avesse inconsapevolmente perso il controllo.

Quando firma il contratto con Ashe, pur sospettando chiaramente che potrebbe diventare il perfetto capro espiatorio nel momento in cui tutto crollerà, il gesto assume quasi il valore di una resa morale. Non è ingenuità, e nemmeno avidità pura. È una miscela molto più umana e deprimente fatta di orgoglio, paura e disperazione economica. Coop sa che Ashe è tossico. Sa che l’intero sistema costruito attorno a lui è instabile. Eppure continua a entrarci sempre più dentro perché ormai ha la sensazione che il ritorno a una vita “normale” sia impossibile. Ed è qui che Your Friends & Neighbors continua a essere sorprendentemente efficace nel raccontare il privilegio e il fallimento personale senza trasformare tutto in una semplice morale. Coop non è una vittima innocente, ma non è neanche un villain.
È un uomo che ha perso il controllo della propria identità molto prima di perdere il lavoro o il matrimonio. E che ora sta cercando disperatamente di mantenere in piedi l’immagine di sé che aveva costruito per anni. Il denaro, in fondo, in questa serie non è mai solo denaro: è status, sicurezza, ego, appartenenza sociale. Ashe lo sa benissimo, ed è probabilmente per questo che riesce a manipolare le persone con una facilità quasi inquietante. L’episodio lo chiarisce ancora meglio nel momento in cui Elena finalmente smette di aspettare e costringe Coop a parlare. La loro scena insieme funziona quasi come un riassunto emotivo dell’intera stagione, perché Coop le racconta finalmente cosa è successo.
Mette insieme i pezzi, verbalizza il caos che lo sta divorando.

Ma mentre lui parla, si capisce subito che qualcosa non torna davvero. Per Coop quella confessione è una forma di onestà; per Elena, invece, è l’ennesimo modo elegante per evitare una soluzione concreta. Lei aveva bisogno di stabilità, di presenza, forse perfino di una scelta netta. Coop le offre una spiegazione dettagliata del proprio fallimento. E le due cose non coincidono. Coop pensa che dire la verità equivalga automaticamente a rimediare al danno, ma Elena ormai sembra capire che certe fratture non si sistemano semplicemente trovando le parole giuste. E poi c’è Ashe, che in questa puntata diventa ancora più terrificante proprio perché smette quasi di nascondersi. La confessione fatta a Sam — il fatto che ammetta con assoluta tranquillità di essere un trafficante d’armi internazionale — è una delle scene più disturbanti dell’episodio, non tanto per ciò che dice, ma per il modo in cui lo dice.
Ashe parla delle proprie attività criminali come se stesse confessando una passione eccentrica o un hobby un po’ imbarazzante, e questo rende tutto infinitamente più sinistro. Non c’è tensione, non c’è vergogna, non c’è nemmeno il bisogno di intimidire apertamente. Ashe ormai è arrivato a un livello di potere tale da non percepire più la necessità di fingere. Ma la cosa più interessante è che la serie non costruisce Ashe come il classico criminale carismatico da idolatrare. Anzi, ogni episodio rende sempre più evidente quanto sia distruttivo. Ashe rovina tutto ciò che tocca, destabilizza chiunque entri nella sua orbita e poi, con incredibile calma, offre sempre una spiegazione raffinata, razionale, quasi seducente. Ed è proprio questo il suo vero talento: non compra semplicemente le persone, ma riesce a convincerle che restare accanto a lui sia una scelta autonoma.
Sam ne è l’esempio più evidente.

È intrappolata in quella relazione sia fisicamente che emotivamente, e ogni volta che sembra intuire il pericolo reale rappresentato da Ashe, finisce comunque per restare immobile, come se la sua presenza avesse ormai riscritto il modo in cui percepisce sé stessa. Ed è forse questa la forza più grande di Your Friends & Neighbors in questo momento della stagione: il fatto che nessuno dei suoi personaggi sembri davvero incapace di vedere la realtà. Tutti la vedono benissimo. Semplicemente, continuano a raccontarsi che ci sarà ancora tempo per sistemare le cose più avanti. E come spesso succede nelle storie migliori, è proprio questa convinzione a far capire che il disastro probabilmente è già iniziato.







