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Westworld e la delusione Serac: il nuovo Ford che non ce l’ha fatta

Westworld

Attenzione: questo articolo contiene spoiler su Westworld 3!

Mai avremmo voluto criticare quel gioiellino sci-fi di Westworld, ma purtroppo i motivi per cui la terza stagione non ha avuto il successo sperato sono numerosi, come ha dimostrato anche il crollo totale degli ascolti, con un calo del 57% rispetto alla stagione precedente. Perché i numeri sono precipitati in modo così devastante? Le ragioni sono molte, legate soprattutto alla sceneggiatura carente di queste ultime otto puntate, che ha snaturato la trama e svilito la caratterizzazione dei personaggi, sia vecchi che nuovi. Basti pensare al povero William, la cui storyline è stata trascinata senza ragione fino alla fine, o a Caleb Nichols, new entry rivelatasi (contro ogni aspettativa) alquanto deludente.

Tra tutti, Engerraund Serac si pone come vero emblema dell’insuccesso di Westworld 3. Le speranze su questo personaggio erano davvero altissime, complice un po’ il fatto che sarebbe stato interpretato da Vincent Cassel, un po’ il confronto tra il nuovo antagonista della serie e il genio di Robert Ford, che ci ha accompagnati nella prima parte di questo viaggio a tinte western/fantascientifiche.

Purtroppo Serac è l’ombra sbiadita di Robert Ford.

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Partiamo da un presupposto molto semplice: Vincent Cassel e Anthony Hopkins, effettivamente, interpretano personaggi simili. Il Dr. Ford e Serac sono entrambi uomini brillanti, motivati e misteriosi, disposti a fare di tutto, anche a uccidere, per realizzare i propri ambiziosi piani e ottenere ciò che vogliono.

Pur condividendo tutte queste caratteristiche, Serac e Ford non si spartiscono lo schermo nella terza stagione di Westworld, che ha abbandonato l’ambientazione western a favore del mondo reale, trasformato da Serac nel suo “parco giochi” personale, molto lontano dalla coinvolgente esperienza ideata da Ford. In un’intervista, Cassel ha dichiarato di essere felice di non aver dovuto vivere nell’ombra della performance di Hopkins, nonostante sia un suo grande fan. E a buona ragione.

Ora è proprio Serac il nuovo “villain” della serie. L’architetto di Rehoboam spiega nel quarto episodio di aver sempre considerato l’umanità come il suo peggior nemico, e a tal fine ha costruito questo potentissimo super computer in grado di istituire un ordine nel mondo. Quest’uomo è disposto a fare tutto il necessario per mantenere la razza umana sul percorso da lui tracciato, indipendentemente da Dolores e dalla sua strenua difesa dell’autodeterminazione e del libero arbitrio. Pur convinto di essere nel giusto e di poter eliminare dolore e disuguaglianze dalla faccia della Terra, Serac si pone come un vero e proprio tiranno.

La sua storia, negli ultimi episodi, presenta alcune analogie con quella di Robert Ford. Alla fine della prima stagione, Ford si rende conto che la sua creazione lo ha ormai superato, e decide di sacrificare la propria vita affinché i residenti di Westworld possano essere liberi di scegliere il proprio percorso. Serac non rinuncia in questo caso alla vita nel senso letterale del termine, ma alla sua umanità, ponendosi al servizio di Rehoboam e diventando un burattino manipolato dalla sua stessa invenzione.

Qual è la principale differenza tra i due personaggi, allora? Innanzitutto, Ford torna sui suoi passi. Dopo la morte di Arnold sceglie una strada diversa, realizza che i residenti di Westworld potrebbero essere ben più che semplici attrazioni e che la bellezza da lui tanto agognata, in realtà, è finta. Il personaggio di Cassel invece non si evolve, non matura, rimane incarcerato nelle sue convinzioni dal primo all’ultimo episodio, in una staticità che somiglia molto a una involuzione. Non vi è in lui alcuna capacità di riflessione, perché oramai è il computer ad agire al posto suo, lasciandolo svuotato di ogni proposito o intenzione, buona o cattiva che sia.

La scrittura di Westworld si ripercuote su Serac, proponendo un personaggio incompleto e a tratti poco plausibile.

Serac doveva colmare, in qualche modo, il vuoto lasciato dal suo predecessore, ma non ci è nemmeno lontanamente riuscito. Non è stato capace di lasciare un segno, né di coinvolgerci nel suo grande piano, che risulta tanto complesso nell’elaborazione quanto banale negli intenti. Nulla a che vedere con gli ideali di Ford, con il profondo conflitto tra estetica ed etica, con il complesso e delicato rapporto tra lui e Arnold e con tutto ciò che Westworld rappresentava per loro.

A confronto con il Parco e con i suoi residenti, Rehoboam appare pretenziosa, asettica e priva di un’anima, così come il suo inventore, che sembra voler rendere il mondo quadrato con uno semplice schiocco di dita, e si ritrova invece schiacciato sotto il peso di poche variabili non considerate.

Se vogliamo poi tenere in considerazione un altro elemento alquanto bizzarro, Engerraund Serac dovrebbe essere un ultra miliardario in una società moderna e costantemente sorvegliata come quella di Westworld. Tuttavia, per tutto il tempo viene dato per scontato che nessuno sappia della sua esistenza. Nonostante la sua incredibile e piuttosto rapida ascesa, in tanti anni nessuno si è accorto di lui, mentre passava dall’anonimato all’essere uno degli uomini più influenti della Terra

Nel corso della stagione, Serac ha dimostrato di essere così potente da negoziare con dei vertici governativi, persino minacciandoli senza farsi troppi scrupoli, per poi ottenere ciò che voleva e uscirne indenne. Eppure nessuno al mondo ha idea di chi sia quest’uomo. La stampa non ne parla, la gente comune non lo ha mai nemmeno sentito nominare. Serac, il creatore del nuovo mondo, sembra essere spuntato dal nulla ed esserci rimasto per molti anni Ma quando sei circondato da collaboratori, alleati e nemici, quanto è plausibile una vita intera dietro le quinte?

Insomma, purtroppo la scrittura di Westworld 3 ha penalizzato irrimediabilmente uno dei suoi personaggi principali (e non è il solo ad averci rimesso), proponendoci una figura scialba e inconcludente che, come la trama stessa, non convince, non si fa né amare né odiare e non riesce a soddisfare lo spettatore, nonostante siano presenti alcuni ottimi spunti. Un’occasione davvero sprecata, anche considerata la presenza di un attore del calibro di Vincent Cassel, che invece avrebbe potuto dare molto.

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Written by Alessia Agazzi

Provate ad immaginare una volpe un po' cinica, con la penna sempre in mano e una terribile ossessione per i futuri distopici. Ora supponete che sia anche una divoratrice compulsiva di serie tv, e che casualmente si ritrovi a far parte di questo mosaico di storie che è Hall of Series. Se ci riuscite, mi avete già beccata.

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