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Robert Ford: la bellezza è finta

Westworld è in grado di esercitare un immenso potere sui suoi spettatori, e lo fa ponendoli di fronte a una verità che mai avrebbero voluto sentire.
O meglio ancora, insinua il dubbio, demolisce le certezze su cui fino a poco prima si basava un’esistenza intera. Chiede di soffermarsi sulla sottile linea di confine che separa la realtà dalle mere rappresentazioni dei desideri inconfessati. In un certo senso, questa serie tv sta scrivendo la storia.

Il tempo logora perfino la più potente delle creature. Guarda cosa ha fatto a te. Un giorno tu perirai. Giacerai nella terra con il resto della tua specie. I tuoi sogni? Dimenticati. I tuoi orrori? Cancellati. Le tue ossa diventeranno sabbia. E proprio su quella sabbia un nuovo Dio camminerà. Uno che non morirà mai.

Noi apprendiamo questa dura lezione insieme a Dolores (Evan Rachel Wood), la quale impara a caro prezzo che ciò che è bello non è sempre necessariamente buono e che a volte è solo uno stratagemma per nascondere degli orrori indicibili. Ogni Residente o Visitatore, a Westworld, deve fare i conti con le scelte del crudele genio di Robert Ford (Anthony Hopkins), l’architetto co-fondatore del Parco. È lui a vestire i panni del Dio in questo nuovo mondo, dove la bellezza è un’illusione, ma anche il primo passo verso un sogno di immortalità che lo stesso Ford intende concretizzare. A tal proposito, consiglio la lettura di un articolo in cui vi spieghiamo la concezione di divinità in questa serie tv.

Robert e Arnold: estetica ed etica di Westworld

Il Dr. Robert Ford è il principale antagonista della prima stagione della serie. Inizialmente presentato come un brillante inventore dotato di un’incredibile cura per i dettagli, si rivela in seguito un uomo privo di scrupoli e disposto a tutto per salvaguardare la sua creazione. Infatti sono lui e il suo socio, Arnold (Jeffrey Wright), a fondare il Parco, rappresentando le due facce della stessa medaglia: se il primo, amante delle belle arti, mira a valorizzare Westworld in quanto attrazione, nel più puro senso estetico, il secondo vuole invece cercarne l’anima. Come sappiamo, l’invalicabile distanza tra gli ideali dei due creatori si ripercuoterà sulle vicende del Parco con indicibili conseguenze.

Arnold crede profondamente nella possibile autodeterminazione dei Residenti, nello sviluppo di una loro coscienza non differente da quella umana. Ford non riesce e non vuole degnare di attenzione la grande intuizione dell’amico, mettendo da parte ogni impulso morale per raggiungere i propri scopi. L’architetto di Westworld è un esteta, e sembra seguire le orme di Oscar Wilde nella ricerca di un’immortalità e una perfezione non riscontrabili in natura. La bellezza che Ford ci propone, dando vita a luoghi meravigliosi e ad androidi senza tempo, è finta, artificiale, eppure per alcuni è più appetibile di qualsiasi altra cosa.

Androidi e umani sono più simili di quanto si possa immaginare

Noi umani siamo soli in questo mondo per un motivo. Abbiamo ucciso e massacrato tutto ciò che ha sfidato il nostro primato.

Sono queste le parole di Ford quando analizza la sua stessa specie. Gli istinti umani sono violenti, tesi non solo alla sopravvivenza ma alla supremazia su ogni altra forma di vita. Westworld ne è la prova concreta: gli Ospiti entrano nel Parco e sfogano tutte le loro peggiori pulsioni, spengono in via temporanea ogni barlume di moralità e si concedono ciò che nel mondo “reale” non si sognerebbero mai di fare. Ford è il primo a spiegare a William che le narrazioni sono un gioco, che non hanno nessuno scopo più profondo, ma non è totalmente vero. Westworld e i suoi abitanti sono la fedele riproduzione di ciò che tutti noi, in realtà, siamo: esseri inconsapevoli, logorati dall’irrisolvibile questione ontologica del libero arbitrio e di chi o cosa governa davvero le nostre azioni. La sola differenza è che per Dolores, Teddy e gli altri Residenti, quella misteriosa entità corrisponde agli stessi esseri umani, volti alla ricerca di una bellezza e di una perfezione assoluta.

Quando Ford spiega a Bernard gli obiettivi del Progetto Delos, l’uomo afferma che in un mondo in cui ogni singola cosa è ormai sottoposta a backup, la mente umana è rimasta il solo dispositivo analogico: una volta perfezionato il processo di digitalizzazione, l’essere umano potrà finalmente vivere per sempre in un involucro artificiale, bellissimo e impassibile ai cambiamenti. Ma a questo punto, si tratterà davvero di un uomo o soltanto del ricordo di quell’uomo? A Ford tutto ciò sembra non importare e sostiene che la coscienza di un’individuo non sia più reale dei background programmati per i Residenti. Ciò che importa è la forma, è la continuazione dell’esistenza, non il contenuto. In pratica, una bella bugia sarebbe meglio di un’orrenda verità.

Non tutti ambiscono a contemplare un bel panorama per l’eternità

Se da una parte abbiamo l’utopia di Ford, dall’altra inizia ad affermarsi la volontà degli abitanti di Westworld, che si addentrano nel Labirinto, superano gradualmente il loro stato di beata inconsapevolezza e prendono possesso delle proprie vite. La dolce e ingenua Dolores si libera della narrazione che le è stata imposta, impara a conoscersi, a camminare fuori dal seminato e scopre che oltre la smisurata bellezza sempre identica della terra che ama c’è un mondo alieno, ostile, fatto di orrori e nefandezze… ma c’è anche la verità, e forse vale la pena lottare per questa.

Il concetto alla base della serie ricorda molto la trilogia cinematografica di Matrix, in cui dietro il sipario di una realtà perfettamente normale si cela una realtà terribile e desolante, di cui si farebbe volentieri a meno. In tal senso, Ford propone agli altri la sua illusione, si immerge nella sua stessa opera d’arte per sentirsi un Dio e avere il controllo assoluto di ogni cosa. Se fino a un certo punto i Residenti e i Visitatori di Westworld sono rimasti a contemplare l’orizzonte senza porsi troppe domande, ora per alcuni è giunto il momento di svegliarsi e di capire se davvero c’è così tanta bellezza, in questo mondo.

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Grazie agli amici di Westworld Italia e Westworld HBO Italia

Written by Alessia Agazzi

Provate ad immaginare una volpe un po' cinica, con la penna sempre in mano e una terribile ossessione per i futuri distopici. Ora supponete che sia anche una divoratrice compulsiva di serie tv, e che casualmente si ritrovi a far parte di questo mosaico di storie che è Hall of Series. Se ci riuscite, mi avete già beccata.

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