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Vinyl mantiene le aspettative e punta a riscrivere la Storia

Siamo a New York, è il 1973. Un uomo è seduto in macchina in un vicolo intento a comprare coca quando vede un’enorme folla di ragazzi e ragazze accalcarsi per entrare in un club lì vicino. Si sente musica e un casino della Madonna! C’è un concerto dei New York Dolls e Richie Finestra, produttore discografico nonché Boss dell’American Century Records, ci finisce quasi per caso, completamente strafatto e in preda a deliri ed allucinazioni da “polvere bianca”. E, scopriremo in seguito, rischia anche di lasciarci la pelle.

Si apre così il pilot di Vinyl, della durata di quasi 2 ore e diretto magistralmente da Martin Scorsese. Nato da un’idea di Mick Jagger, storico frontman dei Rolling Stones, Vinyl è un prodotto che non ha la pretesa di essere originale, ma vuole a tutti i costi lasciare un segno nella Storia. Se poi a un musicista/cantate come Jagger e a un Regista del livello di Scorsese si aggiunge uno sceneggiatore come Terence Winter, già autore di capolavori come I Soprano, Boardwalk Empire e The Wolf of Wall Street, beh, allora sappiamo già che qualcosa di grosso verrà fuori. Tutto questo per la HBO, che su prodotti di così alta qualità ha costruito il suo successo!

Richie Finestra (uno straordinario Bobby Cannavale) è un’istituzione nel campo discografico ma allo stesso tempo è un personaggio amato/odiato da tutti. Tramite i suoi soci persegue ogni mezzo per incrementare il successo dei suoi dischi. Il suo voler essere sempre al centro dell’attenzione non fa altro che far crescere a dismisura il suo ego e tutta la coca che si fa entrare dal naso muta continuamente il suo carattere e i suoi modi. Padre di due bambini e sposato con Devon (una bellissima Olivia Wilde) ex modella e musa ispiratrice di un certo Andy Warhol, Richie è insoddisfatto cronico della sua vita, non sta mai a casa, “usa” la moglie praticamente solo per farci sesso e per esibirla ad eventi o cene importanti ed è perennemente sul filo di una crisi: di nervi, di matrimonio, economica. E’ un uomo di successo che naviga a vista verso il baratro più profondo. E’ ad un passo dal vendere l’American Century Records ai tedeschi della Polygram ma cambia idea all’ultimo momento, in preda all’ennesimo trip di neve, e fa saltare un affare che lo avrebbe reso milionario, ma anche, fondamentalmente, disoccupato. Perché per lui la sua Etichetta è tutto. E’ più importante di tutto! E per salvarla è disposto a tutto. Persino a macchiarsi di un omicidio, insieme al discutibile Joe Corso, quando sono costretti, per difendersi, ad ammazzare Frank “Buck” Rogers, completamente ubriaco e strafatto che lo aveva aggredito e minacciato con una pistola e a nasconderne il corpo una volta resosi conto del suo gesto. Ma lui è anche l’uomo che vizia fino all’eccesso i suoi artisti di punta: Champagne, prostitute, cocaina non mancano mai! Mentre non rinnova i contratti di almeno il 70% degli artisti minori dopo la mancata vendita e punta su facce nuove, per scoprire nuovi talenti. I tagli al personale, ai costi e a tutto ciò che si può tagliare, rendono sempre più difficoltoso lo stile di vita suo e dei suoi soci e il lavoro diventa sempre più difficile quando capisce che i Led Zeppelin lo hanno usato solo per strappare condizioni migliori alla loro casa di produzione o quando Hannibal, suo artista di punta, lo molla per la concorrenza dopo una serata all’eccesso insieme appena conclusa. E’ lì che è costretto a richiamare la sua ex assistente Andy (nonchè vecchia fiamma, i due erano stati quasi sul punto di sposarsi) per cercare di ottenere il suo aiuto e la sua esperienza per non andare definitivamente a fondo.

vinylIn questa prima metà di stagione la “Santissima Trinità” tanto in voga negli anni ’70 è stata indubbiamente la protagonista principale della storia: Sesso, Droga e Rock’n’roll dominano la scena in lungo e in largo. Fiumi di cocaina imperversano in ogni scena di forte impatto, alcool come se non ci fosse un domani, sesso e disinibizione ovunque e poi lui: il Rock! La colonna sonora, con quel mostro sacro di Jagger a supervisionare il tutto, non poteva che essere curata alla perfezione, tanto da mescolarsi in maniera squisitamente con la storia e con i protagonisti vari che salgono su di un palco a suonare. Si parla di Led Zeppelin, di Abba, di Donny Osmond, di Iggy Pop e David Bowie. Ma c’è anche spazio per artisti o band create appositamente. Come Lester Grimes (Ato Essandoh), cantante blues e primo vero artista lanciato da un più giovane Richie come manager-produttore e “rovinato” poi dallo stesso (non del tutto volontariamente) che tenta di rifarsi con gli interessi prima quasi dando fuoco al suo ufficio, poi diventando casualmente manager dei Nasty Bits, giovane band punk rude, rozza e apparentemente con poco talento, scoperta per caso dalla American Century solo grazie all’intuizione della giovane Jamie Vine (Juno Temple) segretaria addetta ai panini e ai caffè che aspira a far carriera all’interno dell’etichetta diventando talent scout. I Nasty Bits, scoperti appunto dalla ragazza e portati all’attenzione di Richie, hanno come frontman Kip Steveson, interpretato dalla rivelazione James Jagger, che altri non è se non il figlio di Mick!

Vinyl è un prodotto perfettamente riuscito. Probabilmente non poteva esserci un connubio migliore di quello tra Jagger, uno dei massimi esperti mondiali di rock anni ’70 avendoli vissuti in tutto e per tutto e Scorsese, da sempre fan degli Stones e amante della musica e del rock. Il tutto condito da una sceneggiatura in grado di reggere musica e immagini e soprattutto le sensazioni e le emozioni e non poteva essere altrimenti se affidi la scrittura a un grandissimo come Winter. La sfida nella sfida di Vinyl è quella di saper camminare con le proprie gambe per i 9 episodi successivi al pilot diretto da Scorsese (che per il resto della serie supervisionerà la regia oltre ad essere produttore e creatore). In questo senso infatti il pilot di quasi 2 ore rimanda per forza di cose allo stile del regista, da sempre incline a fare film dalla lunga durata e a metterci dentro tantissima roba!

Se non avete ancora visto Vinyl, non aspettate nemmeno di chiudere questa pagina: correte immediatamente!

Paolo Martina

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