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La vera storia di Aslaug

Vikings

“We women bear heavy burdens.”
-Aslaug, Vikings

Aslaug


Essendo Vikings una Serie Tv che si ispira alla storia delle gesta di Ragnar non tutto rimane fedele alla radice letteraria, contenuta nell’ultima parte de La saga dei Volsunghi. Per maggiori approfondimenti vi consiglio la versione aggiornata del 2017 della Saga di Ragnarr edizione Iperborea, una delle fonti da cui ho appreso tali notizie.

In questo articolo parliamo della storia di un personaggio amato e odiato nella serie Vikings, abbastanza controverso sullo schermo rispetto alla sua versione cartacea: sto parlando della regina Aslaug. Nata da due personaggi importanti del poema epico medievale tedesco Nibelungenlied e della Saga dei Völsungar norrena, Sigurðr Fáfnisbani e la valchiria Brunilde, la giovane donna ha una storia travagliata e allo stesso tempo portatrice di radici assai epiche per una vichinga.

Vikings
Vikings

Alla morte dei suoi genitori Aslaug aveva solo 3 anni, motivo per cui fu Heimer a prendersene cura e ad allontanarla dalla terra in cui era cresciuta e dove ora rischiava di essere uccisa a causa dell’avidità e superbia del popolo senza regnanti.

Heimer, padre adottivo di Brunilde, fece costruire una cetra tanto grande da poter contenere nella cassa la piccola Aslaug con qualche gioiello e stoffa pregiata, mentre addosso si camuffarono da viandanti poveri. Viaggiarono così a nord, fino ad arrivare in Norvegia. Lì trovarono una masseria al cui interno vi era una donna, Gríma, che li accolse come si suol fare con i visitatori, talmente rari in quel posto da non essercene mai. Quest’ultima accese un piccolo fuoco per scaldare il viandante che posò la cetra al suo fianco, non rendendosi conto che dalla cassa sporgeva un pezzo di stoffa pregiata.

Gli occhi della donna si accesero con un lampo di avidità e fissando con brama la cetra notò anche la caduta di un piccolo anello d’oro. L’oggetto non fece in tempo a toccar suolo che nella mente di Gríma si era già formato il pensiero di appropriarsi di quello strumento musicale. Giunta la sera, Heimer si spostò nel granaio dove avrebbe potuto dormire, ignaro che di lì a poco sarebbe stato il suo sonno eterno a sopraggiungere. Intanto la donna aspettava con impazienza che il marito, Aki, tornasse dai boschi per spiegargli ciò che avrebbe potuto ribaltare il corso della loro misera vita.

Al sentir di oro e pregi, l’uomo non si fece pregar due volte e mentre la donna sfilava dal fianco l’arpa da Heimer, Aki calò l’ascia sul malcapitato e scappò via subito dopo. Egli non morì sul colpo ma dopo qualche ora tra atroci sofferenze. Tale fu il dolore che Heimer, nel momento di spirare, gridò così forte da far tremare la terra e spazzar via i pilastri della casa, che rovinò al suolo.

Aslaug

La giovane fanciulla fu così cresciuta dai due malfattori come se fosse figlia loro, nonostante la sua bellezza non potesse esser stata generata da due brutti contadini. Il suo nome cambiò in Kráka e visse la sua fanciullezza in miseria e ristrettezze che mutarono il suo carattere e plasmarono una donna astuta e intelligente, la cui avvenenza ereditiera arricchiva ancor di più la sua figura.

Fu in un giorno come un altro che una flotta di navi si fermò sulla costa lì vicino la masseria. Da esse spuntò fuori un manipolo di uomini, cuochi delle navi, scesi da queste per poter trovar un luogo in cui fare del pane per il loro viaggio. Giunsero dunque in quella casa dove abitavano Aki e Gríma, ma i loro arti erano ormai vecchi e l’artrite impediva loro di svolgere il lavoro d’un tempo. Aspettarono la loro figliola, Kráka, uscita di buon’ora per pascolare le pecore. Ella aveva notato le barche approdate e astuta aveva cominciato a lavarsi, cosa che le era stata proibita dalla madre adottiva per non rischiare di far notare la differenza che vi era tra le due.

Tornata a casa, gli uomini rimasero folgorati dalla sua bellezza lucente, tanto ammaliati da lasciar poi cuocere troppo il pane. Una volta tornati sulla barca il loro re, Ragnar, chiese cosa li avesse distratti tanto da mandar a malora il pane appena portato. Gli raccontarono così della fanciulla e della bellezza che non apparteneva a quel luogo così terreno.

A questo punto invierò qualcuno perché valuti con precisione. Se le cose stanno come dite, la vostra trascuratezza verrà perdonata. Ma se costei sarà diversa dalla vostra descrizione, subirete una punizione esemplare.

Fu il vento così forte e sferzante a impedire a Ragnar di salpare quel giorno, quasi fosse un segno del destino. Così aggiunse alcune parole per i suoi inviati:

Se trovate in lei tanta avvenenza quanta le è stata attribuita, pregatela di venire al mio cospetto. Voglio farne la conoscenza e voglio che anche lei veda me. È però mio desiderio che non sia né vestita né svestita, che non sia sazia né digiuna, che non sia sola, ma nemmeno in compagnia di un uomo.

E così i messaggeri riferirono a Kráka, che li congedò dicendo loro che sarebbe venute alle navi l’indomani mattina, come re Ragnar aveva proferito. E fu così che si presentò la mattina successiva ammantata di una rete da pesca, con i suoi capelli dorati a coprirle le grazie, con nel ventre una vivanda di poco sostentamento e un cane ad accompagnarla, per non essere né sola e né con un uomo. La sua bellezza incantò il re, che dopo la morte della prima moglie, Thora, nessuno aveva avuto al suo fianco. Ella salutò così i vecchi, rivelando loro che sapeva la verità su Heimer e su ciò che avevano fatto e li maledì prima di partire.

La stessa sera, il vento si alzò propizio tra le vele delle barche mentre gli uomini prepararono i loro giacigli. Ragnar volle Kráka con sé. Quest’ultima dichiarò che si sarebbe concessa solo dopo aver suggellato il patto di matrimonio con un calice di vino. Fu così che una volta tornati nel regno, i festeggiamenti furono tanti e la sera il letto divisero, ma ancora una volta Kráka aveva avuto una richiesta:

Queste tre notti noi dovremo, anche se insieme, passare separati nella sala, per poi sacrificare al santo dio, così un danno non dovrà subire irreparabile il mio bambino, ma se tanto impaziente te sarai nel generarlo, nascerà senz’ossa.

E così venne concepito Ivar senz’ossa – qua un articolo sul sanguinario personaggio di Vikings -, per la frenesia del padre. Ma nonostante la sua problematica già da giovane Ivarr crebbe forte e imponente, bello e saggio. E dopo di lui vennero altri figli per i due: Björn, Hvitserkr e Rognvaldr, tutti forti e abili guerrieri.

Vikings

I giorni passarono e Ragnarr fece visita al viceré Eysteinn Beli di Svezia, che lo persuase a ripudiare Kráka per sposare sua figlia Ingeborg. Tornato in patria, senza che proferì parola, Kráka  conosceva già le intenzioni del viceré, così lo esortò a non ripudiarla. E fu in quel momento che le rivelò le sue nobili origini nascoste e gli promise che il figlio che aveva allora in grembo ne avrebbe portato un marchio della sua nobile eredità. Nacque allora Sigurdr che negli occhi il serpe porta e Ragnarr tené fede alla parola data alla moglie, rifiutando così la proposta di Eysteinn.

Ma fu proprio quest’ultimo a uccidere in battaglia i due primogeniti di Ragnarr avuti con Thorva, Eirekr e Agnarr. La notizia arrivò nel reame e Aslaug li pianse come se fossero stati i suoi stessi figli a morire ed esortò i suoi a cercare e perpetrare la vendetta per i loro fratellastri. Ella stessa partecipò alla battaglia affianco alle truppe da terra, con il nome di Randalín, colei che guerreggia. E come sua madre prima di lei si batté con foga e astuzia sul campo di battaglia mentre i suoi figli, inarrestabili, portarono la vittoria dalla loro parte.

Aslaug tornò quindi in patria, mentre i suoi figli partirono alla volta dell’Europa meridionale per nuove battaglie e conquiste. Mentre Ragnarr preparava due grandi navi per salpare verso l’Inghilterra: la terra che fu poi la sua tomba. Ignaro dei consigli della moglie sull’insufficienza di navi per poter depredare tal terra, egli salpò ma non prima di aver ricevuto in dono da Aslaug una veste magica che non presentava cuciture e d’argento era composta. La separazione fu più accorata che mai, qualcosa aleggiava nei pensieri di entrambi, un qualcosa di funesto, ma di cui non si sa dar definizione.

Quando le navi naufragarono sulle coste inglesi poco dell’equipaggio era rimasto e non bastò a far fronte ai nemici. Così Ragnarr fu catturato e gettato nella fossa dei serpenti da Re Ella, rimase ucciso perché della veste fu spogliato e gridò allora le famose parole:

Strepiterebbero i porcellini se sapessero quello che il verro patisce.

La morte del padre riecheggiò nel vento e raggiunse le orecchie dei figli, dispersi in tutta Europa, e questi ultimi si ricongiunsero per cercare vendetta sull’Inghilterra.

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Sebbene sul conto di Ragnarr si abbia un punto fisso della sua morte, di Aslaug si perdono le tracce. Si sa che sopravvisse abbastanza da accudire i suoi nipoti, ma non v’è modo di sapere come e quando sia deceduta. Nella storia la figura di Aslaug è assai più epica di quella su schermo, anche se quest’ultima ne ritrae molto bene il temperamento e la devozione verso la propria progenie. Tutt’altro conto è il rapporto con Ragnar, che in Vikings è aspro, quasi inesistente e basato solo sulla condivisione dei figli.

La sua parte nella saga è assai più sviluppata, più preponderante e più attiva nel ruolo di regina e moglie, proprio come una valchiria, le stesse furie che gli uomini temono e bramano allo stesso tempo. Non vi è traccia di menzioni a qualità di donna che ha stregato il marito e usurpato il trono a Lagertha. Ma come dicevo prima, la Serie Tv si discosta molto dai fatti narrati su carta. Chissà, se fosse stata seguita la linea originaria del racconto, forse Aslaug sarebbe stata più amata dai fan di Vikings… o forse no.

Leggi anche – Vikings – Inno a Ragnar Lothbrok

Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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