ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul finale di Under Salt Marsh!!
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La storia si ripete, dopotutto. Con la sua opprimente ciclicità, con quella cadenza che non lascia scampo, ma annienta e smantella parti di sé. Fin quando il cerchio non si chiude, resta un varco aperto. E da quel varco entra l’aria cattiva della notte, un vento pregno di sostanze tossiche che infestano i pensieri e lasciano a marcire tutti gli slanci vitali. La storia si ripete perché a Morfa Halen è scomparso un bambino. Di nuovo. Nessuno riesce più a trovare James Rees, l’amichetto di Cefin che lo aveva accompagnato nelle sue ultime ore di vita. Under Salt Marsh inaugura la sua ultima puntata portando la tensione al suo apice. Sale il livello delle acque, sale anche il pathos. La storia si ripete, ma stavolta una tempesta potrebbe cancellarne le tracce. Per cui è tutta un’enorme corsa contro il tempo.
A Eric Bull e Jackie Ellis resta poco tempo per scoprire chi è l’assassino che si nasconde a Morfa Halen. Ogni passo è decisivo, ogni confronto è determinante. Per far sì che la storia si ripeta, ma abbia un finale diverso. In questo epilogo di Under Salt Marsh, Jackie si ritrova ancora una volta tra le sterpaglie. Come in tutti i suoi incubi, annaspa e si affanna. Pioggia, fango ed erbacce la separano dal traguardo, dal disvelamento di una verità che è rimasta sospesa. Segue la sua chiazza rossa, Jackie. Continua a seguirla come fa ogni notte da quando ha perso la sua Nessa. Stavolta però è vicina alla soluzione, a un passo dalla pace.
La storia si ripete come una sequenza di opzioni tra cui scegliere. La via più comoda, quella più codarda, quella all’apparenza risolutiva ma che poi non risolve nulla.
La questione è andare al cuore del problema. Mettere insieme tutti i puntini e collegarli con quelle voragini che si sono scavate dentro. La verità è un fiume carsico che piano piano emerge e riempie anche i pozzi più profondi. Per Eric Bull (Rafe Spall, protagonista di Trying che abbiamo intervistato nel 2024) la storia si ripete da quando era un ragazzino. Il suo orologio è rimasto fermo a quattordici anni, quando avrebbe potuto salvare il suo migliore amico e non è riuscito a farlo. Da allora, i giorni hanno pesato in modo diverso per il detective Bull. Sono rimasti sospesi, incagliati in un tormento che non lo ha mai abbandonato.
La stessa sorte che tocca ora al piccolo James Rees, o forse no. James non è riuscito a salvare Cefin. Dalla Scrofa Nera, dalle sue paure, da un destino imprevedibile che lo ha condotto ad abbandonare gli amici troppo presto. James è tornato a Sunnyside, lo strabiliante parco dei divertimenti che avrebbe dovuto ridare speranza e gioia a una comunità come quella di Morfa Halen, condannata a essere cancellata dall’acqua. Sunnyside doveva essere un posto in cui portare i bambini a divertirsi. Invece in Under Salt Marsh finora qui vi hanno trovato solo la morte.
James Rees non può più salvare Cefin, ma può ancora salvare qualcuno.
Eric Bull, dopo aver collegato tutti gli elementi ed essere arrivato a Sunnyside, ha scoperto anche chi è l’assassino. La storia dei rifiuti tossici è molto più complicata di come chiunque avrebbe potuto sospettare. A Sunnyside non si stava solo costruendo un lunapark. Si stavano frantumando rifiuti tossici da nascondere in mezzo ai materiali per costruire l’argine. Giostrine e sostanze inquinanti nello stesso posto, in una viziosa catena di riciclaggio capovolta, dove il prodotto finale è un materiale invisibile che avvelena le persone. Bull ha scoperto tutto e prova a immergersi in quelle profondità per venirne fuori con qualche elemento in più.
Quel che trova è l’assassino in tuta hazmat, la Scrofa Nera che sta assillando James dal primo episodio di Under Salt Marsh (tutte le puntate sono su NOW). Bull combatte per acciuffarlo, ma lui è più veloce e lo sigilla al di là di una porta blindata. L’acqua continua a entrare dalle fessure e la stanza si riempie in men che non si dica. Eric Bull è intrappolato, proprio come l’amico che non era riuscito a salvare a quattordici anni. Il telefono non prede e non ci sono altre vie d’uscita. Ma proprio quando tutto sembra perduto, ecco la voce di James Rees che arriva dal fondo del tunnel per dargli nuova speranza. Ecco l’occasione di James per salvare qualcuno e pareggiare i conti con il suo senso di colpa.
La storia si ripete, ma il finale può essere cambiato.
I personaggi di Under Salt Marsh, giunti alla fine della loro corsa, hanno bisogno di una sola cosa per salvarsi: uscire dal pantano. Bull aveva bisogno di fare i conti con i suoi demoni interiori per salvarsi. Doveva arrivare a un passo dal baratro e poi essere disposto a chiedere aiuto. Il modo in cui ha messo a nudo se stesso davanti a James Rees è stata anche la maniera in cui ha confessato al suo io più schivo e riluttante le sue paure più profonde. È tutta una questione di cerchi che vanno chiusi, per impedire all’aria gelida della notte di penetrare nei pertugi lasciati aperti. E il cerchio più grande da chiudere è quello di Jackie Ellis. Il suo pantano era una distesa di sabbie mobili dalle quali non riusciva più a riemergere.
La verità l’avrebbe liberata, Jackie lo sapeva. Scoprire l’assassino di sua nipote e di Cefin era la chiave per affrancare la sua anima tormentata e darle un po’ di respiro. Ma non era solo una questione di giustizia negata, non lo è mai stata. La risoluzione del caso era l’unica cosa che poteva attenuare i suoi sensi di colpa, il tormento di non essere stata presente per i suoi bambini, di aver deluso le loro aspettative quando, a un passo dalla morte, entrambi avevano urlato il suo nome credendo che potesse piombare a salvarli con il suo mantello bianco da supereroe. Uscire dal pantano per Jackie vuol dire accettare tutto questo e rimettersi in connessione con il mondo.
Il bisogno di fiducia è una linea sottile che ha attraversato tutti gli episodi di Under Salt Marsh.
È nella fiducia reciproca che Morfa Halen aveva mantenuto se stessa. Quella stessa fiducia era stata poi inquinata dalla cultura del sospetto. Nella recensione ai primi episodi della serie, abbiamo visto come l’omicidio di Cefin abbia portato tutti a sospettare di tutti. I Bevan e le loro bugie hanno incrinato la solidarietà su cui la comunità si reggeva e hanno disseppellito un’enorme catena di segreti inquietanti. Scienziati contro abitanti, fratelli contro fratelli, poliziotti contro genitori. Nessuno si è fidato più dell’altro, chiudendosi all’interno del suo guscio. Ed è quello che ha fatto anche Jackie Ellis, allontanandosi dalla famiglia, rovinando il suo rapporto con Bull e chiudendosi a ogni esperienza autentica col mondo esterno.
Nel finale di Under Salt Marsh però, Jackie trova l’uscita del suo tunnel. Sceglie di fidarsi, di accogliere Dylan nella sua vita, di perdonare Bull e di guardare in faccia l’assassino di Nessa e Cefin. Avrebbe potuto soffocarlo con le sue stesse mani, sotto gli occhi di Bull, ma ha scelto di non farlo. Jackie ha scelto di tornare a galla, finalmente. Di abbandonare quella palude nella quale stava precipitando e riemergere in una vita che ha ancora in serbo cose belle per lei. E per il bambino che porta in grembo. La grande lezione che i personaggi di Under Salt Marsh apprendono è che nessuno si salva da solo. Che dal pantano si esce tenendosi per mano e affidandosi agli altri.
Lo ha capito anche la comunità, che nel momento del bisogno ha trovato le porte di casa Bevan aperte, pronte ad accoglierli tutti.
Il finale dello show dà un vago senso di speranza per il futuro. Dopo la tempesta, dopotutto, torna sempre a splendere il sole. E anche se le case sono allagate e del paese è rimasto uno sconquasso, insieme si può ripartire per ricostruire e andare avanti. La conclusione di Under Salt Marsh è, da questo punto di vista, perfettamente in linea con quello che la serie aveva preannunciato con il suo pilot. Una storia incentrata molto sui personaggi e sui loro tormenti, sulla maniera di venir fuori dal passato e non finire annegati. La rivelazione dell’assassino arriva dopo un dosaggio perfetto della tensione, che negli episodi finali ha infatti raggiunto il suo apice.
Mac Jones è la Scrofa Nera, l’assassino di Under Salt Marsh, l’uomo che Jackie e Bull avevano cercato per tutto questo tempo. Era abbastanza scontato che fosse uno della comunità, una persona che ha vissuto per tre anni in mezzo a Morfa Halen, confondendosi tra gli abitanti come se nulla fosse. Mac ha vissuto fianco a fianco a Jackie e alla sua famiglia, accanto ai Bevan e ai genitori di Cefin. Aveva ucciso i loro bambini eppure riusciva a guardarli negli occhi, a parlare con loro come se non fosse mai accaduto. Il timore che qualcuno scoprisse il suo traffico illegale di rifiuti aveva tirato fuori il lato più disumano di un uomo all’apparenza molto ordinario.
Uno dei pochi problemi di Under Salt Marsh è forse legato proprio all’identità dell’assassino.
Non perché vi siano problemi di coerenza narrativa o buchi di trama o imperfezioni nella sceneggiatura. Solo perché il personaggio di Mac Jones è stato uno dei più marginali della serie e non abbiamo avuto così tanti elementi a disposizione per penetrare la sua psicologia complessa. Inoltre, non è ancora chiaro se Mac sia anche l’assassino di August Antonov oppure no. Anche perché Ned Bevan è scomparso e Under Salt Marsh ha chiuso così tutto il capitolo che si era aperto con il cliffhanger del quarto episodio, quando la tempesta non aveva ancora travolto Morfa Halen. Era la pista di Jess, ma la verità è arrivata attraverso un’altra via.
Il sole è tornato comunque a farsi vedere e un nuovo giorno si affaccia su Morfa Halen. Può essere un punto di partenza per tutti, l’argine vero da cui ricostruire ogni cosa. Quando smette di piovere, quel che resta sono le pozzanghere e si può restare a fissarci dentro il proprio riflesso oppure si può scegliere di saltarle come fanno i bambini, lasciando che gli schizzi di fango le svuotino un poco alla volta.










