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Doneremo un soldo alla prossima stagione di The Witcher?

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L’immagine di una spada, una voce narrante, i capelli argentati: queste le tre cose che ci accolsero nel vicino, ma mai così distante 2019, quando posammo per la prima volta gli occhi sul trailer della prima stagione di The Witcher e da lì, soprattutto per i fan della saga letteraria e quella videoludica, fu subito delirio assoluto.
Si sprecavano le teorie su come sarebbe stata affrontata la trama legata al nostro strigo preferito, su come avrebbero approfondito la sua specie, il suo addestramento, le sue relazioni interpersonali; le dichiarazioni della showrunner Laura Schmidt Hissrich e su come si fosse ispirata principalmente ai libri della saga lasciavano ben sperare sulla fedeltà al materiale originale, ostico di per sé, ma decisamente affascinante. Fino al giorno dell’uscita le aspettative erano altissime e la segretezza del progetto a livelli da Fort Knox. La stampa di settore, accortasi del clamore che si era radunato attorno al progetto Netflix, iniziò a cavalcarne l’onda e a paragonarla (erroneamente) all’indimenticata e contestata Game of Thrones (qui, cinque cose che abbiamo apprezzato del chiacchierato finale) designandola come possibile successore.

Finalmente, il 20 dicembre dello stesso anno, la prima stagione viene rilasciata al pubblico nella sua interezza e l’accoglienza non poteva essere più contrastante: vasta parte del pubblico la incensa come prodotto di intrattenimento di buon livello, mentre la critica ne parla principalmente come di una serie scialba nelle immagini, lenta nei contenuti e, in definitiva, poco interessante. Da dove deriva questa disparità di giudizio? A mio parere, la grande differenza che vi è tra l’occhio critico a tutto tondo e l’occhio del fan è la ricezione del contenuto e dell’atmosfera: The Witcher strizza visibilmente l’occhio ai fan della prima ora, riprendendo la struttura del primo libro della saga di Andrzej Sapkowski (che è importante ricordare non fosse concepito come un romanzo ma come una raccolta di racconti pubblicati inizialmente su una rivista polacca) e abbracciando anche quella vasta platea di persone che hanno apprezzato la trilogia videoludica di CD Projekt Red, andando dunque a toccare delle corde importanti ormai sedimentate nell’animo e nel cuore di coloro che già avevano apprezzato le diverse iterazioni dello strigo.

Lo strigo, appunto, portato sullo schermo da Henry Cavill, era l’attrazione principale della serie: i suoi capelli argentati, gli occhi gialli, il suo modo di fare brusco, antieroico, lo sguardo sardonico e le battute taglienti, magistralmente sottolineate nelle interazioni con Jaskier, lo hanno reso subito un personaggio con il quale il pubblico potesse entrare in sintonia, il classico duro dal cuore d’oro che normalmente si può trovare in un western d’annata e che trova, nel fantasy, un’affinità forse solamente con il Roland di Gil’ead della saga della Dark Tower di Stephen King.
Questo, unito ad un’ambientazione il cui fascino derivava principalmente dalla sua apparente semplicità e personaggi secondari ben caratterizzati (un plauso in particolare va ad Anya Chalotra e alla caratterizzazione che è riuscita a infondere alla sua Yennefer), è stato la chiave di volta che permise alla serie di divenire una fan favourite.

The Witcher
Guardate che bel faccione e che bel profilo, questo strigo.

Fast Forward a luglio 2021: il nero stacca rapido. Il viso di Cirilla. Geralt di Rivia.
Dopo un anno passato nascosto a prendere polvere, lo strigo torna e mostra di nuovo il suo bel viso spigoloso. Il clamore tra i fan è enorme, ma ovviamente l’attesa, soprattutto tra i neofiti, è un po’ scemata: chi non ha trovato ciò che cercava con la prima stagione difficilmente ritornerà a guardare questa seconda; chi si aspettava la nuova Game of Thrones procederà oltre, o la consumerà unicamente per placare la sua fame di fantasy nell’attesa della chiacchieratissima serie di Amazon ambientata nella Terra di mezzo. I fan, invece, hanno di che rallegrarsi: nelle immagini che hanno deciso di rilasciare, c’è di tutto. Si capisce dove vorranno andare a parare, si comprende (ma magari mi sbaglio) che questa volta la struttura temporale della serie sarà un poco più accessibile, si vedono le spade e i nostri protagonisti, si fanno nuove conoscenze e, soprattutto, si capisce che ci saranno nuovi mostri da affrontare. Ed eccola fare di nuovo capolino, l’arma segreta dopo Geralt: l’ambientazione.

Il medioevo fantastico è per definizione un’epoca affascinante, fatta di miti, leggende, intrighi, giochi di potere e combattimenti all’arma bianca. Questo trailer mette in mostra questo e pure di più: ci dà un assaggio di ciò che vedremo in due minuti rapidi lasciandoci ancora affamati e invogliati a scoprire cosa si cela sotto quella neve, chi incontreremo a Kaer Mohren; cosa accadrà a Geralt, ora che deve tenere Cirilla sotto la sua ala protettrice. Ora che deve portare il suo destino a compimento.

The Witcher
Riuscirà questa signorina a far breccia nel cuore indomabile di Geralt?

E sì, è vero, sembra che vi siano ancora dei difetti che la critica non ha proprio digerito e che la serie si porta dietro dalla prima stagione: gli effetti speciali datati che rendono questi mostri poco più che pupazzoni in CGI e quei cliché letterari tipici del genere (alcune battute sono proprio lo standard di questo tipo di produzione: alzi la mano chi non ha sentito le ginocchia cedere a “il mondo sta cambiando”).
Per comprendere il motivo per cui dare una possibilità a questa seconda stagione bisogna, però, avere ben chiaro ciò che si ha davanti: la serie di The Witcher è una serie neonata che, a questa seconda stagione, raggiunge quello che nei college americani si chiama sophomore year, l’anno in cui non si è più matricole e si ha dunque una maggiore dimestichezza con i ritmi universitari, con i carichi di studio e con lo stesso campus, ma non si è ancora abbastanza grandi per lanciarsi nel proprio futuro a piene mani, cercando di non fare più passi falsi perché da lì in poi possono costare caro. La possibilità a The Witcher bisogna dargliela, perché nonostante tutti i difetti elencati, il prodotto deriva da materiale di enorme qualità, e ha delle potenzialità gigantesche nel poter diventare, piano piano, imparando dai propri errori, una serie imprescindibile per gli amanti del fantasy.

Alla seconda stagione di The Witcher si dà una possibilità perché, insomma, come si fa a dire di no a uno che, al suo primo combattimento a schermo, uccide il primo nemico bucandogli la gola e facendogli passare la lama della spada in mezzo alla testa, solo per il gusto di estrarla in quel modo?

Sì, insomma, io uno così non lo farei arrabbiare. Conviene dargli un’occhiata

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