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Perché dovreste assolutamente recuperare The West Wing

L’1 agosto è arrivata una notizia a sorpresa, anzi una bomba: The West Wing sbarca su Amazon Prime Video.

Lo show di Aaron Sorkin, ormai andato in onda per la prima volta ventuno anni fa in America, è al suo esordio nel mondo dello streaming italiano. E questo è decisamente l’ultimo, ma non unico, motivo che ci spinge a dirvi: ora non avete scuse, dovete assolutamente recuperarla!

Prima di tutto: di cosa parla? La risposta è semplice, forse fin troppo.
La serie tratta della vita lavorativa e personale del presidente statunitense Josiah Bartlet (un superbo Martin Sheen) e dei suoi collaboratori alla Casa Bianca.

Come dicevamo: una risposta anche troppo semplice. The West Wing può essere – più o meno – riassunta così. Esattamente come Scrubs può essere riassunta come uno show sulla vita di medici all’interno di un ospedale. Esattamente come F.R.I.E.N.D.S. può essere riassunta come una serie sulle vicissitudini giornaliere di un gruppo di amici. Non è l’idea alla base di The West Wing a renderla imperdibile, ma come essa viene messa in atto.

Partiamo dalla più grande qualità della serie: i dialoghi.

Sin dal primo secondo in cui varchiamo le porte della Casa Bianca, il senso di confusione viene buttato addosso allo spettatore. Un ritmo frenetico, incessante, che non lascia tempo a chi si cimenta con la serie di preparasi ad essa.

I dialoghi scritti da Aaron Sorkin, sceneggiatore delle prime quattro stagioni, non sono mai a caso. Potremmo passare ore a spiegarvi quanto precise e studiate fossero le parole usate per ogni singola discussione tra i personaggi, ma una citazione di Martin Sheen potrebbe rendere meglio l’idea…

All’inizio chiedevo ad Aaron una tregua. “Usiamo una frase mia, poi due tue, poi una mia, tre tue, e così via…” ma con la trasmissione delle prime puntate iniziai a notare qualcosa. Quando recitavo con le frasi di Sorkin ero Josiah Bartlet, quando recitavo con le mie ero Martin Sheen che interpretava il presidente. Era semplicemente troppo bravo a scrivere. Conosceva le mie potenzialità anche meglio di me.

The West Wing

Un uomo come Sheen, professionista da ormai più di trent’anni (e di cui abbiamo parlato bene qui), si dovette arrendere alla bravura superiore di Sorkin nel scegliere le giuste parole. La grandezza del presidente Bartlet e del suo staff è perfettamente spiegata in ogni dialogo tra i personaggi. Tutte le paure, le gioie, i cambiamenti, i timori, le ansie, sono raccontati sempre con ogni singola parola al posto giusto.

Una meta-scelta anche all’interno della serie, dove ogni discorso presidenziale viene analizzato nei più piccoli termini, spaziando tra sinonimi per i secondi significati che il mondo avrebbe potuto leggere. Sorkin non solo sapeva cosa fare, ma sapeva anche come farlo capire allo spettatore.

Proseguendo per il lato tecnico, arriviamo alla fotografia: qualcosa di incredibile, sempre adatta a rispecchiare l’umore dei personaggi inquadrati, le loro emozioni e i loro pensieri. Il buio di tante notti accompagnerà scelte difficili e segrete, mentre la luce del giorno darà la vita a scelte piene di coraggio e cuore.

Quella di The West Wing è una fotografia che punta sempre a tenere al centro la figura del presidente e l’America. Non a caso la stessa serie ha creato il famosissimo Walk-and-Talk.

Il Walk-and-Talk poc’anzi accennato è una tecnica per raggruppare un sacco di informazioni in pochissimo tempo. Per ben rendere l’idea della frenesia della Casa Bianca, gran parte degli incontri tra i membri della serie avvengono durante gli spostamenti da una zona all’altra dell’edificio presidenziale: discorsi dinamici e lunghissimi piano sequenza quasi mai tagliati che hanno fatto la storia delle serie tv americane.

Più di una volta vi troverete a dover rivedere la scena di un Walk-and-Talk dato che vi sarete persi nella bellezza della stessa, non avendo prestato abbastanza attenzione ai dialoghi.

Tranquilli: è normale, ed è capitato a chiunque.

Esattamente come trovarsi inondati di informazioni politiche e non capirci nulla. È un qualcosa su cui la serie punta molto per mettere lo stesso spettatore in condizione frenetica.

E qui passiamo a ciò che più destabilizza colui che guarda, ovvero la trama.

La serie tratta tematiche politiche e di solito a questo punto il pubblico si chiede quali. Elezioni? Il mandato vero e proprio? Politiche estere?
Aaron Sorkin e The West Wing scelgono di toccare tutto.

the west wing

Dal terrorismo alle alleanze politiche. Dagli approcci alla fede alla difficoltà di accontentare la maggioranza della popolazione. Dalle notizie trapelate con fonti segrete a sparatorie di massa. L’angoscia mentre vedrete la serie aumenterà di puntata in puntata, e ogni personaggio verrà influenzato da qualsiasi fattore esterno.

Coloro che incontrerete nell’episodio pilota cambieranno nel tempo, arriveranno a dubitare di se stessi e delle loro amicizie, perfino del presidente a cui hanno donato l’anima, corpo e carriera. E argomenti come l’immigrazione, il razzismo, il sessismo, ancora oggi attuali come non mai, saranno sempre affrontati da diverse persone. Ognuna delle quali con la propria idea per contrastarli e le più svariate motivazioni, quasi sempre argomentate così bene che vi faranno dubitare delle vostre.

Una serie sulla politica americana così fatta bene da poter essere compresa vent’anni dopo da abitanti di uno stato differente. Incredibilmente positivo per chi si sta approcciando a questa grande opera, ma negativo se pensiamo che il mondo della politica non è cambiato poi così tanto.

E fidatevi: quando vedrete spettatori americani, sia Repubblicani che Democratici, ammettere che sarebbero disposti a dare tutto ciò che hanno per rendere Bartlet reale e metterlo a capo degli USA, allora vuol dire che qualcosa questa serie deve averlo davvero lasciato.

LEGGI ANCHE – The West Wing: cosa significa iniziare la serie vent’anni dopo

Written by Luca Siracusa

20 anni anagrafici, 80 percepiti. Sguardo critico ai tecnicismi e cuore di pietra; se qualcosa ha fatto piangere me, farà sicuramente crollare voi! Il membro del cast più anziano è quasi sicuramente il mio preferito, se interpreta un ruolo politicamente scorretto ancora di più.
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