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The Vampire Diaries Distopia – Il mondo di The Vampire Diaries, 10 anni dopo

The Vampire Diaries
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Distopia è la rubrica in cui ci immaginiamo i futuri distopici delle Serie Tv, provando a proiettare le storie tanti anni dopo la loro conclusione televisiva. Oggi tocca a The Vampire Diaries, 10 anni dopo la sua fine.

Sembrava un giorno qualunque. I soliti clienti delle 15 sedevano ai loro posti. Damon non li conosceva tutti. Cercava di capire chi fossero, da dove venissero e quale fosse la loro storia. Non aveva molto da fare a quell’ora se non osservare i suoi clienti e rivedere qualcosa di sé in loro. Poteva benissimo esserci lui in uno di quei tavoli, solo e abbandonato, se non avesse trovato delle persone che avessero creduto nella sua redenzione. Che pensieri profondi! Sorrise per questo. Ma presto furono interrotti dalla porta che si apriva. Una luce accecante entrò, inondando il bar. Tutte le volte che succedeva aveva sempre la stessa immagine davanti agli occhi: Stefan che entra nel locale. Sarebbe stato fiero di lui, di quello che è riuscito a fare, di dove è arrivato e di come sta affrontando la sua vita da umano.

Ma non era mai Stefan. No, lui era ormai morto da 10 anni. E oggi si sarebbe tenuta una cerimonia in suo onore. Così tanto tempo era passato da quel momento? A Damon pareva che fosse successo ieri. Sorrise beffardamente. Alaric capì subito quello a cui stava pensando Damon. Si sedette di fronte al suo amico che prese due bicchieri e li riempì di gustoso bourbon.

“Sai? Penso che stavolta le accenderò quelle dannate lanterne”

Alaric rise. Si ricordava ancora di quella conversazione di Damon sulla sua tomba. Di come era disperato, sconvolto, vuoto senza l’unica persona che al tempo poteva chiamare amico. Ci era voluto un po’ ma i due avevano creato un legame così profondo che nemmeno la morte aveva distrutto. Non si vedevano spesso, eppure gli bastava poco per capirsi. In fondo, lui era la sua Lexi.

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Brindarono e bevvero quel bicchiere alla goccia. Entrambi ne avevano terribilmente bisogno. Non era semplice per Alaric gestire una scuola di alunni sovrannaturali da solo. Voleva tenerli al sicuro ma non si rendeva conto che li stava frenando. E prima o poi l’avrebbero scoperto.

“Sai chi sembri? Dolores Umbridge. Non esserlo. Lascia i tuoi alunni liberi, lo sai che è la scelta giusta. Ci saranno disastri? Ovviamente. Ma almeno non saresti una rosa, ottusa e vecchia strega. Insomma, non ha fatto una bella fine. È davvero così vuoi essere ricordato?”

Di solito era Alaric che faceva ragionare Damon. Ma ogni tanto anche lui aveva bisogno di qualcuno che gli dicesse che stava sbagliando. Forse non l’avrebbe ascoltato, ma almeno l’amico gli aveva messo la pulce nell’orecchio. E sì, Damon aveva appena finito di recuperare i film di Harry Potter. Sua figlia l’aveva costretto a vederli. Con la lotta al sovrannaturale non ne aveva avuto mai il tempo. Se la stava proprio figurando la sua piccolina. Ora stava tornando da scuola per andare nello studio della madre, con in una mano Mr Cuddles e nell’altra il suo diario. Un’abitudine che aveva preso da Elena e che Damon, per quanto pensasse che buttare giù i sentimenti così fosse stupido, aveva incoraggiato. Perché quando Stefanie lo faceva, era un po’ come vedere il fratello.

Sorrise di nuovo e si sentiva un vero stupido. Sono i figli, fanno questo effetto. Alaric la conosceva quella sensazione. Lizzie e Josie erano cresciute ed erano alle prese con il magico mondo dell’adolescenza. Le prime esperienze, i primi guai, le prime rivalità, le prime cotte. Alaric era sicuro che Josie fosse innamorata di qualcuno, anche se non aveva capito di chi. Moriva dalla voglia di saperlo: doveva fare un bel discoro a quel tizio. O tizia.

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Assorti nei loro discorsi non si resero conto del tempo che correva. Finché non sentirono un suono forte, violento, esplosivo. Beh, del resto, come Damon era solito dire: “Questa è Mystic Falls. Se non succede qualcosa ogni tre per due, non la riconoscerei”. I due amici si scambiarono uno sguardo d’intesa. Magari era solo un tubo rotto. Ma in questa città non c’era mai da stare tranquilli. Damon lasciò in custodia il bar alla sua fidata cameriera e uscì in strada per capire che cosa fosse successo. Alaric lo seguì. Tutti si stavano dirigendo verso un punto lontano. Come avrebbe voluto avere i suoi poteri da vampiro in questo momento! Sarebbe arrivato lì in un attimo.

Mentre si avvicinava sempre di più al luogo dell’esplosione, si rese conto che si stava dirigendo verso lo studio di Elena. Una consapevolezza che aumentò man mano che procedeva. E in un batter d’occhio non stava più camminando, ma correndo come un pazzo. Alaric quasi non riusciva a tenere il passo.

Lo studio di Elena era un cumulo di macerie. Lei era a terra, ferita e sanguinante, e stringeva tra le braccia la piccola Stefanie. Matt era già sul posto ma poteva fare ben poco. Perché la minaccia che aveva di fronte andava oltre le sue possibilità.

“Vi è mancato il vostro sociopatico preferito?”

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Alaric e Damon erano pietrificati. La paura si era impossessata di loro. Quello era Kai Parker. Come diavolo aveva fatto a uscire dal mondo prigione?

“Perché a me siete mancati amici. Vedo che la bella addormentata è sveglia. Dovrei essere dispiaciuto perché il mio incantesimo è fallito ma non ci sarebbe gusto a uccidere qualcuno che dorme, che non fa resistenza, che non urla. Diciamocelo, non è la stessa cosa. E sapete, quando sei chiuso da così tanto tempo in un mondo prigione, c’è solo una cosa a cui pensi: uscirne e vendicarsi. Ok, quindi due cose. La prima, come ben vedete, l’ho fatta. Indovinate ora cosa succederà?”

Il sorriso di Kai era terrificante. Damon non l’avrebbe lasciato uccidere Elena o sua figlia. Ma lui le teneva in pugno e ogni passo verso di loro le avrebbe fatte soffrire di più. Ne era sicuro. Guardò la sua donna ed era chiaro che avrebbe fatto di tutto per salvare Stefanie. Kai non l’avrebbe risparmiata e lo sapevano bene. Ma cosa potevano fare loro, quattro umani, contro un sadico eretico? Che si stava già pregustando la sua vendetta? E l’avrebbe fatto lì, davanti a loro, per rendere il tutto ancora più epico. Insomma, Kai era famoso per i gesti eclatanti.

Supplicare non sarebbe servito. Le parole di Damon o di Elena non facevano altro che sollecitare Kai. Stava per agire, per fermarsi voleva solo una cosa, o meglio qualcuno. Perché quel qualcuno doveva godersi lo spettacolo. E quel qualcuno arrivò, scatenando un potere immenso che mise in ginocchio Kai. Gli occhi di Damon si illuminarono e, con la voce rotta dall’emozione, esclamò: “Bonnie!”

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“L’unica e sola” disse lei, le stesse parole che aveva pronunciato quando era uscita dal mondo prigione. “Giusto in tempo per rispedire il nostro amico nel posto in cui appartiene”.

“Sai, te l’ho detto e te lo ripeto: quando mi punisci è piuttosto eccitante. Ma tranquilli, tornerò, o sì se tornerò. Aspettate e tremate”

In un attimo Kai sparì, così com’era arrivato. Damon corse ad abbracciare Elena, stringendola con tutta la sua forza perché l’aveva quasi persa. Fece la stessa cosa con Stefanie che si buttò tra le sue braccia. Pure Bonnie si unì a loro. Erano più di cinque anni che non si vedevano, da quando Damon ed Elena erano convolati a nozze. Nessuno dei due era sicuro che Bonnie sarebbe venuta alla cerimonia. Non c’era mai perché solo ora era riuscita davvero a perdonare Stefan per aver ucciso Enzo. Non aveva capito bene com’era successo ma non importava. E far pace con il passato non era l’unico motivo per cui Bonnie era a Mystic Falls.

Come spiegò a tutti, il mondo prigione di Kai si era aperto e doveva capire come fosse successo. L’aveva sigillato per il momento, ma Kai ne sapeva una più del diavolo. Letteralmente. Inoltre doveva svelare il mistero Stefanie. Figlia di due ex vampiri con la cura in circolo, discendente dei viaggiatori e della famiglia di Silas. C’erano alte possibilità che fosse sovrannaturale. Il braccialetto di Hope Mikaelson bloccava qualsiasi potere avesse per adesso, così che Stefanie potesse vivere un’infanzia normale. Però, prima o poi, sarebbe venuto il momento di scoprirlo e Bonnie sarebbe stata la sua guida. Elena e Damon non avrebbero voluto nessun altro.

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Lo studio di Elena era distrutto sì, ma ci avrebbero pensato dopo. Adesso dovevano prepararsi. La cerimonia per Stefan fu bellissima. Le lanterne dei presenti volarono nel cielo. C’erano tutti: Caroline (che aveva fatto dimenticare agli abitanti di Mystic Falls l’accaduto con Kai), Rebekah e Valerie erano arrivate lì per onorarlo. Se aguzzava gli occhi dell’immaginazione, Damon riusciva a scorgere Lexi, Tyler, Vicki, Katherine, sua madre, persino Enzo. Forse pure Klaus. Sorrise ancora. Nonostante la nuova terribile minaccia, nonostante fosse solo la quiete prima della tempesta, era felice perché Stefan aveva il riconoscimento che si meritava.

Alla fine della cerimonia andò da lui. Lo faceva ogni giorno per parlargli di quello che succedeva nella sua vita. Si sedette nel mausoleo, di fronte alla tomba del fratello. Aveva la sensazione che fosse accanto a lui. Poteva sentirlo, era come se il suo braccio poggiasse delicatamente sulle spalle. Quanto avrebbe voluto che fosse qui! Quanto era arrabbiato con lui per essersi sacrificato! Lo sapeva, l’aveva fatto per espiare le sue colpe, mettere fine al suo tormento e dare a Damon il suo lieto fine, quella vita che non aveva mai avuto e non credeva di meritare. Quella che Kai voleva distruggere. Nuovamente. Perché il grande amore di Stefan non è Elena, non è Caroline: è Damon. È sempre stato Damon. E la cosa è reciproca.

“Ciao fratellino”. Lo salutò, per poi raccontagli la sua stramba, intensa e terrificante giornata.

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Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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