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#ConsigliSeriali – The Shield, il fango sopra il distintivo

Il detective Vic Mackey
Il detective Vic Mackey
Consigli Seriali è la nuova rubrica di Hall of Series in cui per un attimo vogliamo trasformarci in una specie di “centro di collocamento per serie TV”. Il panorama seriale è talmente vasto e sconfinato, che spesso e volentieri l’imbarazzo della scelta sfocia in un dubbio amletico. Molto frequentemente l’eccessiva concorrenza fa si che alla nostra attenzione sfuggano prodotti di una qualità incredibile, o piccoli capolavori oppressi dai vari nomi che dominano il mercato. “Consigli seriali” nasce proprio per aiutare gli addicted in difficoltà o per illuminare la via a quelli affermati e vogliosi di nuove scoperte.

La corruzione. Il cancro della razza umana di cui tutti conoscono l’esistenza, impossibile non percepirla, inevitabile sentirne la puzza: eppure nessuno l’ha mai vista! Quando arriva il momento di passare dalle parole ai fatti e alle immagini, ecco che le mani del mondo intero si alzano e ciò che fino a poco prima era stato descritto con maniacale precisione, quasi al punto di farlo materializzare di fronte a noi, ci sfugge.

E se io oggi vi dicessi che ho visto la corruzione? Tranquilli, non è la digressione di un folle, ma la testimonianza di qualcuno che ha visto “The Shield” e tra poco proverà a farvi capire perché dovreste fare altrettanto.

Ronnie, Shane, Vic e Lem


Ronnie, Shane, Vic e Lem

Vic Mackey è il capo di una squadra d’assalto speciale della polizia di Los Angeles composta da Ronnie Gardocki, Curtis “Lem” Lemansky e Shane Vendrell : gente dura, senza alcuna paura di sporcarsi le mani e con una peluria sullo stomaco da far invidia alla foresta pluviale. Essi operano a Farmington, un distretto (fittizio) di Los Angeles ebbro di criminalità, violenza e (toh!) corruzione. Vic e i suoi fanno il loro lavoro, portano parecchi scalpi in centrale, ma scordatevi termini come “protocollo”, “regole” e “limpidezza” : qua si naviga nel fango, che implacabile imbratta ogni cosa, compreso il distintivo.

La legge viene fatta rispettare spezzando schiene, minacciando e terrorizzando, oppure chiudendo un occhio e stringendo le fetide mani dei vari boss del quartiere per ottenere vantaggiosi compromessi; insomma, un’interpretazione lievemente estrema del buon vecchio “il fine giustifica i mezzi, che però esce idealmente dallo schermo e diventa sinistramente attuale se si pensa alle tensioni odierne tra afroamericani e polizia. Voliamo troppo alti, torniamo sulla strada.

Come si può essere così tanto cinici, secolarizzati e senza vergogna? Occorre che il gruppo sia molto affiatato e impermeabile, cosa estremamente semplice da ottenere con un leader come Mackey che con il cervello e i muscoli protegge i suoi ragazzi da ogni pericolo e ne stabilisce le strategie d’azione, riuscendo sistematicamente a trovare un modo per far sì che tutti quanti ne escano puliti.

Vic e il Capitano Aceveda
Vic e il Capitano Aceveda

Il distretto di Farmington, però, non è solo buio, c’è anche un po’ di luce : il brillante detective Holland “Dutch” Wagenbach e la sua compagna Claudette Wyms svolgono la loro professione in maniera impeccabile, mettendo a disposizione della comunità il loro incredibile talento e il loro animo buono, senza però scordarsi di essere in un brutto posto, dove non c’è spazio per la debolezza, e tenendo sempre la guardia molto molto alta perché non si sa mai cosa può accadere.

Discorso differente per quanto concerne il capitano Aceveda : presentatosi inizialmente come l’Arcangelo piovuto dal cielo, inflessibile e puro quant’altri mai, l’ufficiale di origine ispanica si rivelerà qualcosa di molto diverso dalle apparenze e si macchierà le ma…la bocca, in più di un’occasione. Egli sviluppa un rapporto estremamente ambiguo con la squadra d’assalto, da una parte senza nascondere mai la sua intenzione di farla chiudere, dall’altra servendosene a più riprese, con la complicità di Mackey  ovviamente.

Due anime quindi, una cattiva e orgogliosa di esserlo, l’altra più sulla difensiva anche se con le migliori intenzioni dalla sua, con nel mezzo una quantità gargantuesca di problemi da risolvere, decisioni difficili da prendere e vite da salvare.

Vic Mackey al lavoro
Vic Mackey al lavoro

“The Shield” è una serie TV estremamente potente, crudelmente spietata, selvaggiamente bella. Il modo con cui è stata girata, con questa telecamera mai in equilibrio e i colori opachi a farla da padrone, ti fa calare perfettamente nel clima dei bassifondi di una grande città americana, diametralmente opposto rispetto a qualsiasi altro ambiente ritrovabile nell’italico stivale e quindi, per l’elementare conclusione logica che si dovrebbe sempre fare quando si parla del “diverso”, estremamente interessante.

Recitativamente parlando, emergono due figure sopra tutti : Michael Chicklis e Walton Goggins. Il primo interpreta Vic Mackey con un trasporto e una presenza scenica incredibili, riuscendo a mostrarci appieno quanto quest’uomo riesca a far convivere dentro di sé la sua identità di padre di famiglia, quella di criminale e anche un distortissimo senso della giustizia che, state attenti, in alcuni frangenti vi potrà addirittura sembrare condivisibile per via della straordinaria performance di Chicklis (che non a caso gli è valsa un Emmy Award e un Golden Globe). Il secondo presta il suo volto a Shane Vendrell, il numero 2 del team, sbattendoci in faccia un personaggio di grandissimo impatto, un cane rabbioso capace di trasformarsi in serpe letale e poi in docile agnellino nello spazio di pochissimi frangenti, confondendo sé stesso e chi gli sta intorno, ma ammaliando al contempo lo spettatore con quelle frasi sboccate, quell’andatura dinoccolata e quello sguardo spento.

Guardate questa serie : vi farà arrabbiare, vi farà schifo, vi pregherà in ginocchio di smettere di seguirla talmente in basso cadrà, ma voi non prestatele attenzione e andate avanti perché solo così potrete fruire appieno di un susseguirsi infinito di lezioni sull’amicizia, sulla famiglia, sul concetto di leadership, su quello di giusto e, ovviamente, su quello di sbagliato nella convinzione che si può stare meglio al Mondo solamente conoscendolo il più possibile, comprese le parti scabrose che lui stesso tenta in ogni modo di nascondere.

 

 

Written by Jacopo Bertone

Sono un appassionato di serie tv, studente di psicologia, aspirante telecronista, drogato di sport e giornalista in erba...in poche parole, un nullafacente con un sacco di cose da dire.

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