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The Cuphead Show: il finto vintage che mancava a Netflix

Non fosse stato per la nitidezza dei colori e quella grande e ingombrante N rossa, alla visione del primo episodio di The Cuphead Show, avremmo potuto pensare di essere ritornati indietro nel tempo. Avremmo potuto quasi pensare di essere ritornati ai tempi in cui i nostri genitori, rassegnati dalle nostre continue richieste, acconsentivano a lasciarci guardare quegli innocui cartoni patinati sulle reti pubbliche, che molto probabilmente anche loro avevano visto da bambini. Un umorismo leggero e per tutta la famiglia, una piacevole distrazione senza troppo impegno capace di intrattenere lo spettatore.

Eppure, riscuotendoci dalle nostre peregrinazioni mentali, ci rendiamo conto che The Cuphead Show non è affatto una replica di un cartone andato in onda per la prima volta negli anni ’30, quanto invece la trasposizione seriale di un videogioco per PC e XBOX ONE (poi reso disponibile anche su Nintendo Switch e Playstation 4): un gioco sparatutto a scorrimento orizzontale famoso non solo per il suo stile e per le peculiari e accattivanti ambientazioni retrò, ma soprattutto per il notevole numero di imprecazioni proferite dai coraggiosi che osano approcciarvisi.

Cuphead

Puntare sull’usato sicuro per attrarre i fan storici e suscitare la curiosità di nuovi: non fosse che di fatto, una serie sulle avventure di Mugman e Cuphead non l’avevamo mai avuta. Netflix, infatti, limitandosi a replicare la già vincente idea del videogioco Cuphead, crea un nuovo genere di serie animata, il falso vintage.

Uno stile costruito ad arte per richiamare le atmosfere di cartoni Disney degli anni ’30 ma non solo e che permette un’efficace coinvolgimento: i colori piatti, seppur perfettamente nitidi, e i character design dei personaggi richiamano stilemi artistici di tempi andati che però ritornano ora a suscitare curiosità e ammirazione. Dopotutto, è questo il grande fascino del vintage: rievocare con grande nostalgia memorie e testimonianze visive del passato che nel presente acquistano maggior pregio.

Cuphead

The Cuphead Show non ha mai avuto grandissimi e profondissimi intenti: dopotutto, la serie si basa su pretesti molto semplici, ma allo stesso tempo parecchio funzionali. Il tutto ruota attorno alle avventure di due strambi fratelli, Cuphead e Mugman, il primo spericolato e avventato, il secondo più cauto e accorto, in quel dell’isola di Calamaio, luogo dai ricchi scenari fantastici e abitato da strani e particolari personaggi, in un’esplosione di colori e situazioni fantastiche. I due un giorno finiscono in un luna park, il Cattivale, controllato segretamente dal demone Satanasso, che reclama le anime di coloro che perdono ai suoi giochi. Quando Cuphead perde a uno di questi giochi, i due fratelli dovranno trovare modi per evitare la furia del diavolo, che sembra essere intenzionato a fare di tutti pur di ottenerne l’anima.

La serie animata cambia però il proprio focus rispetto al videogioco (sicuramente più avventuroso e adrenalinico) in cui i due fratelli per ottenere la propria salvezza intraprendono un viaggio alla ricerca dei contratti stipulati da Satanasso e finiscono per scontrarsi a colpi di proiettili con i vari boss. In questa trasposizione infatti l’atmosfera è più familiare e quotidiana, incentrata soprattutto sulle disavventure derivanti dalle loro birbanterie presso l’Isola Calamaio.

The Cuohead Show

Strutturata in dodici episodi da meno di quindici minuti l’uno, The Cuphead Show riesce con poche pennellate a mescolare con grazia elementi legati al passato, come il breve format, le divertenti canzoni retrò e la verticalità degli episodi a standard più moderni, come la presenza di una trama orizzontale derivante dal videogioco e una qualità visiva e nelle animazioni che solo una serie prodotta al giorno d’oggi potrebbe vantare. Tra citazioni visive, easter egg e black humor, quella che potenzialmente parrebbe essere una serie animata destinata prettamente a un pubblico di bambini, si rivela infatti apprezzabile anche ai più adulti e non solo agli amanti del videogioco, grazie a ottime animazioni e a piccoli elementi quasi grotteschi che lasciano un quid in più allo spettatore, stuzzicandolo e incuriosendolo.

Quello che The Cuphead Show di Netflix è riuscita a fare è un piccolo miracolo: sta riuscendo a riportare un grande interesse verso uno stile di animazione americana che, nell’epoca del 3D e di cartoni per ragazzi sempre più improntati alla semplificazione di forme e soggetti, sembrava morto e sepolto da decenni. E allora le critiche legate alla banalità della trama e alla presenza di situazioni già viste e riviste lasciano spazio alla meraviglia che tali immagini riescono a suscitarci e alle nostalgiche emozioni di tempi andati, più semplici e sereni in cui bastavano pochi frame a farci ridere e a catturare la nostra attenzione. Tom & Jerry, Braccio di Ferro, i corti della Disney e dei Looney Tunes: la serie di Cuphead è un grande omaggio a queste pietre miliari della nostra infanzia!

The Cuohead Show

La serie animata rimane apprezzabile sia in inglese che in italiano: grande cura e attenzione sono infatti state dedicate all’adattamento e al doppiaggio dello show.

In particolare le canzoni, ricostruite per restituire al meglio quell’idea di vintage di cui vi abbiamo parlato prima sono state gestite alla perfezione! La colonna della serie, che si rifà come nel caso del fortunato videogioco a generi che spaziano dal ragtime al jazz, è uno dei punti di maggior forza dell’intera operazione e risulta essere sempre calzante e a tema con le atmosfere e le situazioni presentate.

Nonostante tutti i lati postivi, The Cuphead Show però non è una serie priva di difetti. È infatti pressoché innegabile che la serie continui a vivere di ripetizioni, con piccole variazioni sul tema, che però non sono sempre funzionali a far mantenere alta la concentrazione dello spettatore. Se infatti alcuni puntate, come la prima e la sesta emergono per la propria originalità e per gli ottimi spunti forniti, è anche vero che in altre, la sensazione di già visto e la presenza di spunti meno interessante potrebbe infastidire uno spettatore che invece, se potesse, ricercherebbe situazioni più complesse.

Cuphead

Dopo questi primi dodici episodi, lo Studio MDHR e King Features Syndicafe sono già pronti a regalarci altre due stagioni già confermate per un totale di quarantotto episodi, segno che Netflix ha solo iniziato a puntare sull’intramontabile fascino di questa peculiare serie animata simil-vintage. Che questo sia l’inizio di una nuova era per l’animazione basata sui grandi classici del passato? Noi non vediamo l’ora di coglierne gli sviluppi.

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