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La lettera del padre di Howard: il mistero che The Big Bang Theory non ha mai voluto risolvere

The Big Bang Theory

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Ci sono episodi che, pur non essendo i più celebrati della serie, restano scolpiti nella memoria degli spettatori più di tanti finali di stagione. “La riconfigurazione del guardaroba” è uno di questi. Un episodio apparentemente minore, costruito attorno a un armadio da riorganizzare, che finisce per aprire una delle ferite più profonde mai toccate da The Big Bang Theory. Al centro c’è Howard Wolowitz, e una lettera che il padre gli aveva spedito per il diciottesimo compleanno, mai letta, mai aperta, tenuta nascosta per anni.

Quello di cui stiamo per parlare è un enigma mai davvero affrontato, di cui nessuno conosce una risposta certa. Ma ci sono più cose da considerare per avere chiaro chi potrebbe aver detto la verità

una scena di The Big Bang thery
Credits: Warner Bros. Television Studios

Il padre di Howard lo aveva abbandonato quand’era bambino, lasciando dietro di sé un vuoto che la madre, ingombrante e protettiva fino all’eccesso, non era mai riuscita davvero a colmare. Quando quella lettera riaffiora da un vecchio armadio, Howard reagisce come chi si trova davanti a qualcosa che teme più di ogni altra cosa. Non la legge. Non vuole saperne il contenuto. E la brucia nel lavandino, quasi a voler cancellare insieme alla carta anche quella parte della sua esistenza. C’è però un dettaglio che sfugge a Howard. Prima che le fiamme la distruggano, Sheldon riesce a leggerla. E da quel momento in poi, quella lettera smette di essere un semplice oggetto di scena per diventare un enigma condiviso. Un segreto che solo il pubblico sa essere stato letto da qualcuno, ma il cui contenuto resterà per sempre fuori dalla nostra portata.

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Di fronte al rischio che Howard passi il resto della vita a chiedersi cosa avesse scritto suo padre, il gruppo di amici decide di intervenire con un piano ben studiato. I ragazzi inventano, ciascuno, una propria versione del contenuto della lettera. Sei racconti diversi. Sei possibili verità, con la promessa che una sola di esse corrisponda a quella reale. È un gesto di protezione. Forse una delle dimostrazioni più grandi che The Big Bang Theory abbia mai messo in atto: dare a Howard non una certezza, ma una scelta, permettendogli di credere a ciò che più gli fa bene.

Sheldon apre le danze con la versione più surreale, sostenendo che la lettera contenesse addirittura la mappa di un tesoro cinematografico, una cosa pensata più per stemperare la tensione che per essere creduta. Raj propone l’idea di un semplice biglietto d’auguri scherzoso, ipotesi che viene scartata più facilmente: il rumore e la consistenza della busta trovata da Sheldon corrispondono più a un foglio scritto a mano che a un cartoncino stampato. Penny, fedele al proprio immaginario fatto di film e colpi di scena, immagina che il padre conducesse una doppia vita pericolosa, costretto a sparire per proteggere la famiglia. È la versione meno plausibile sul piano realistico, ma non priva di un piccolo terreno narrativo su cui la serie tornerà più avanti, seppure in modo indiretto.

Leonard, da parte sua, racconta di un padre pentito, che nella lettera avrebbe ammesso il proprio errore, ribadendo quanto la famiglia sia il bene più prezioso da non disperdere mai. È una versione che pesa più delle altre. Perché sembra parlare tanto del padre di Howard quanto del rapporto irrisolto che lo stesso Leonard porta con i propri genitori. Un’ipotesi che, più che raccontare Howard, racconta chi la sta inventando.

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una scena di The Big Bang thery
Credits: Warner Bros. Television Studios

Tra tutte le proposte, quella di Bernadette resta probabilmente la più toccante sul piano emotivo. Ed è quella che, ancora oggi, sembra essere la più vera. Secondo il suo racconto, nella busta non ci sarebbe stato un testo, ma una fotografia. Il padre che tiene in braccio Howard appena nato, con una dedica che lo definisce il regalo più grande mai ricevuto. È un’immagine capace di restituire amore e vicinanza a un rapporto fino a quel momento segnato solo dall’assenza.

Proprio questa versione, negli anni, ha alimentato uno dei dibattiti più accesi tra gli appassionati della serie. Alcuni spettatori sostengono di aver individuato, in un episodio della settima stagione ambientato nuovamente in casa Wolowitz, una cornice sullo sfondo delle scale che sembrerebbe raffigurare proprio un uomo con in braccio un neonato. Un dettaglio che, se intenzionale, potrebbe essere letto come una sorta di conferma visiva lasciata dalla produzione. Ma è sempre bene ricordarlo: nessuna dichiarazione ufficiale degli sceneggiatori, né di Steven Molaro né di Chuck Lorre, ha mai confermato che quella scelta di scenografia fosse un riferimento volontario a quella specifica versione della lettera.

A complicare ulteriormente la questione interviene un problema – secondo molti – di coerenza fisica. Quando viene descritta nell’episodio originale, la busta trovata da Sheldon ha tutte le caratteristiche di un documento cartaceo, un foglio piegato più volte, non quelle rigide di una fotografia. Eppure questa obiezione si rivela meno solida di quanto sembri. Una fotografia dell’epoca, specie se conservata per quasi vent’anni in fondo a un cassetto, non è necessariamente rigida. Le vecchie stampe fotografiche, soprattutto se di piccolo formato, tendono a incurvarsi, a segnarsi, e possono benissimo essere state inserite in una busta insieme a un breve biglietto di accompagnamento, proprio come spesso accade quando si vuole spedire un’immagine importante senza rischiare che si rovini durante il trasporto. 

una scena di The Big Bang thery
Credits: Warner Bros. Television Studios

Bernadette non racconta la propria fantasia, come fa Penny, né proietta sull’assenza del padre di Howard le proprie ferite familiari, come fa involontariamente Leonard. Bernadette è la moglie, la persona che vive quotidianamente accanto a Howard. Quella che meglio di chiunque altro conosce il bisogno reale di suo marito. Non racconta per questo una scusa razionale, non parla di un gesto eroico mai avvenuto. Ma dà al marito la prova tangibile di essere stato amato fin dal primo giorno di vita. È l’unica delle sei versioni che non cerca di spiegare o giustificare l’assenza del padre, ma che restituisce a Howard qualcosa di semplice e insieme definitivo. La certezza di essere stato, almeno una volta, guardato con orgoglio.

Ciò che rende davvero speciale questo episodio non è tanto quale versione sia quella corretta, quanto la scelta degli autori di non fornire mai una risposta definitiva. Non esiste un copione ufficiale, un’intervista o un documento di produzione che sciolga il dubbio in modo inequivocabile. Il mistero è stato pensato per restare tale, lasciando che sia ogni spettatore a decidere quale verità far propria.

Ed è forse proprio in questa ambiguità che si nasconde il significato più profondo della puntata. Non conta tanto cosa ci fosse davvero scritto in quella lettera, quanto il gesto di un gruppo di amici disposto a mentire, con amore, pur di restituire un po’ di pace a chi porta dentro una ferita così antica. Alla fine, quando Howard sceglie di credere che tutte le versioni siano vere “nel profondo del cuore”, la serie sembra suggerire che, di fronte a certi dolori, non sia la verità in sé a guarire. Ma la cura con cui viene raccontata.

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