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The Act è davvero troppo doloroso per essere vero

The Act

The Act – la serie tv disponibile su Hulu dal 20 marzo 2019 – è stata fin da subito acclamata dalla critica conquistando un successo inaspettato. A capo della storia troviamo l’attrice Joey King, famosa per il ruolo da protagonista nei due film Netflix The Kissing Booth, e l’affermata Patricia Arquette. Insieme, le due hanno ricostruito una storia accaduta in America solo qualche anno fa.

Guardare The Act e sapere che solo nel 2015 tutto questo stesse accadendo, suona strano e terrorizza. Questo racconto si è fin da subito contraddistinto per la verità che mette in campo: tutto, infatti, segue una linea spudoratamente reale che non ha intenzione di romanzare nulla. Sullo schermo avviene solo e soltanto la verità: questo è il presupposto di questa angosciante serie.

Ed è proprio con questo presupposto base che The Act terrorizza: fa paura perché è vero, perché è doloroso.

The Act

Questa storia, così crudelmente vera, racconta la vita di un nucleo familiare disfunzionale formato da una madre e una figlia. Le due vivono all’interno di una vita fatta di menzogne costruite da Dee Dee ai danni di Gypsy, che nel frattempo cresce e diventa il frutto di tutte le proprie repressioni.

Ed è proprio questo che inizia a smuovere le nostre sensazioni: la consapevolezza che non assisteremo, neanche per un attimo, a una storia dal finale delicato. L’omicidio della ragazzina ai danni della madre è una vendetta che ci fa comprendere quanto ormai Gypsy sia entrata a tutti gli effetti sulla strada del non ritorno, fatta di montagne russe che corrono tra momenti di rabbia e altri di finzione. Perché la ragazzina che abbiamo di fronte non è pura, ingenua. La sua condizione da vittima si ribalta facendola diventare una spietata carnefice che utilizzerà tutte le armi necessarie per uccidere la madre e non pagare nessuna conseguenza.

Gipsy è una ragazzina di 23 anni che pensa di averne solo 15 perché la madre – affetta dalla sindrome di Münchhausen per procura (disturbo che porta un genitore a far credere al proprio figlio di avere svariate malattie) – sceglie di mentirle raccontandole menzogne sull’età e sul suo stato di salute facendole credere di avere varie tragiche patologie. La ragazza, così, cresce in un mondo irreale dove nulla è come sembra e comprende solo dopo qualche episodio la realtà dei fatti. Ma c’è un punto ben specifico in cui noi proviamo davvero dolore ed è quello che vede la ragazzina alla prese con l’interrogatorio che la polizia fa dopo l’omicidio.

Il video che abbiamo riportato è una registrazione reale dell’interrogatorio della ragazza. Gipsy cercherà di giustificare le proprie azioni comportandosi nel modo in cui sua madre l’ha sempre costretta a comportarsi: facendo la bambina.

Con la voce infantile, termini poco ricercati e un’apparente età mentale bambinesca, Gypsy cerca di non andare incontro alla legge. Sfrutta ciò che le è stato fatto per non cadere dentro alle conseguenze delle sue azioni, che la porteranno in seguito a essere arrestata insieme al ragazzo con cui le ha svolte.

Guardarla mentre utilizza i metodi di sua madre ci fa comprendere che l’essenza di Gypsy è ormai morta e sepolta. Il dolore che ha dentro – fatto di abusi e perdite – non lascia più spazio alla moralità e la rende solo il frutto di ciò che le è stato fatto. Così, nell’ultima puntata, Gypsy diventa sua madre utilizzando quei metodi che l’hanno sempre messa all’angolo nel quotidiano lasciandola fuori da ogni responsabilità perché piccola, perché malata. Comprendiamo che la storia non farà alcun tipo di carezza alle due protagoniste perché sente l’obbligo di raccontare tutto senza fronzoli dandoci così in pasto una realtà che – nonostante l’ovvia tragicità subita da Gypsynon assolve nessuno.

The Act

Dee Dee, così, viene uccisa e massacrata dalle mani del fidanzato di Gypsy, un ragazzo instabile e affetto da bipolarismo che in qualche modo viene manipolato dalla ragazza.

Questo spunto è l’ennesimo esempio concreto che la narrazione ci offre riguardo l’anima distrutta della ragazza: anche in questo caso una parte della madre vivrà in lei. Gypsy utilizza il ragazzo e poi ignora – durante il processo – la sua responsabilità. Lo accusa e lo lascia al suo destino dimostrando quanto l’abbia utilizzato solo per i suoi scopi, proprio come la madre fece con lei usandola come fonte di guadagno.

Guardare questa Serie Tv significa entrare dentro una storia che ha tutto il sapore di essere un romanzo scritto da un’autrice che ama gli intrighi psicologici. Ma purtroppo non esiste nessun racconto inventato: Dee Dee è davvero stata uccisa e massacrata dopo aver manipolato la figlia, e Gypsy è stata davvero in grado di ucciderla senza alcun timore. Ha affidato alle sue azioni tutti i rimorsi di una vita mai vissuta, mai iniziata, e ha scelto di riprendersi se stessa compiendo un atto che non potrà mai lasciarla davvero libera.

The Act

Così The Act giunge al termine del suo racconto consegnandoci una tragedia americana che si sviluppava sotto gli occhi di tutti mentre cercava di nascondersi. Con soli otto episodi riesce a centrare il bersaglio dimostrando quanto le cose spesso non siano altro che delle costruzioni che cercano di rimanere in vita nel mare della finzione, nella speranza che nessuno squalo le divori. Ma quando questo accade, e la tragedia si consuma, sta a noi trovare il metodo giusto per affrontarle. Gypsy si è trovata fin da subito catapultata in questo oceano immenso e il suo metodo per non annegare è stato quello di diventare ciò che aveva subito, conservando una nuova parte di sé che la rendeva in grado di operare e sferrare il colpo ai danni della madre.

La parte più dolorosa di questo racconto è purtroppo scoprire che sia – al contrario della vita delle protagoniste – la cosa più lontana dalla finzione. Proprio per questo motivo non ci schiereremo da nessuna parte: entrambe sono frutti che già si sono fatti male da soli, non hanno bisogno anche del nostro giudizio. A volte va bene star zitti. A volte va bene così.

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