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Ma Super Drags l’ho vista solo io?

Umorismo tagliente, linguaggio sboccato e riferimenti sessuali costanti, Super Drags è la serie d’animazione per adulti che combatte i pregiudizi a suon di stereotipi

Disponibile su Netflix e prodotta da Combo Estúdio, Super Drags è la serie animata brasiliana di cui il grigio mondo aveva bisogno. Le vicende sono quelle di Patrick, Donizete e Ralph, tre amici omosessuali che di giorno lavorano come commessi in un negozio e che, quando il crimine dell’omofobia chiama, si trasformano in eroine drag attraverso la Tettamorfosi (“strizza il pacco…Tettamorfosi!“, che è più o meno l’equivalente di “potere del cristallo di luna, vieni a me“) diventando rispettivamente Lemon, Scarlet e Safira, tre drag queen che hanno il compito di proteggere l’allure queer magico (o highlight) congenito nei gay dalla perfida e sgraziata Lady Elza, drag di scarso talento che risucchia l’highlight dal gaiomondo nel tentativo di risplendere. Il compito delle nostre Super Drags è quello scongiurare le insidiose trappole di Lady Elza, consentendo così alla popstar Goldiva di tenere il suo scintillante concerto, poiché solo attraverso la sua musica è possibile ripristinare l’highlight nel cuore dei gay.

Super Drags

A guidare le Super Drags come il Maestro Splinter faceva con le Tartarughe Ninja c’è Vedete Champagne con il suo fido assistente Dil Do (su cui non è necessario soffermarci), indicando alle nostre eroine dalle ciglia finte più lunghe della storia le missioni da compiere (con tutti questi riferimenti al mondo animato non possiamo che ricordavi dei cartoni che non sapevate di aver visto, che trovate in questo articolo linkato)

Altro acerrimo nemico delle Super Drags e di Goldiva è Sandoval, un politico omofobo inorridito dagli omosessuali (terribilmente somigliante a Hitler nell’aspetto ma con più probabilità il riferimento è a Bolsonaro, presidente dichiaratamente omofobo del Brasile) che, per “guarire” le sue deviate vittime, istituisce una scuola di mascolinità (“ricordate, la carta igienica la usa solo chi spera di avere visite” è uno tra i principali insegnamenti del suo programma scolastico). In questa missione educativa è aiutato anche da Lady Elza (perché non l’abbiamo inserita tra i personaggi più odiosi dei cartoni animati? Rimedieremo, intanto ve ne ricordiamo altri 10, di cui abbiamo scritto recentemente). Il compito della perfida drag è quello di rendere più femminili le mascoline donne lesbiche insegnandole, tra le altre cose, a camminare sui tacchi.

La forza di Super Drags, però, più che nella celata satira politica o nella dichiarata funzione sociale, è nel linguaggio. Usare infatti un linguaggio così pregno di stereotipi gay non fa altro che conferire alla serie animata il giusto tono ironico e autoironico (ma allo stesso tempo identitario grazie a riferimenti specifici del mondo lgbt), rendendo ancor più evidente lo scopo meramente intrattenitivo della serie animata, che senza prendersi troppo sul serio e senza pretese non fa altro che regalare, nel corso delle sue 5 puntate, buonumore e spensieratezza. Anche la costruzione dei personaggi vuole essere volutamente stereotipata; i tre protagonisti rappresentano i tre archetipi omosessuali classici: l’effemminato dalla voce stridula, il narciso palestrato e infine l’uomo poco sicuro di sé, che, paradossalmente, esaspera la sua omosessualità per omologarsi agli altri, dimostrando che l’accettazione non è propria della comunitá gay in contrasto con quella eterosessuale, ma riguarda il rapporto dei singoli individui con il proprio highlight interiore. Che aspettate a far risplendere il vostro tuffandovi nel mondo più colorato di Netflix?

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