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È giusto che Holly sia così tanto presente nell’ultima stagione di Stranger Things?

Holly Wheeler in Stranger Things

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sul finale di Stranger Things.

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Ogni tanto mi chiedo: quand’è che Stranger Things smetterà di far parlare di sé? Sicuramente non oggi.

La quinta stagione di una serie nata come una scommessa e diventata vera e propria storia, ha lasciato alcuni spettatori parecchio soddisfatti, altri parecchio delusi. Come per tutte le grandi cose, qui non ci sono mezze misure. Soddisfatti e delusi hanno però una cosa in comune: tutti si sono fatti – e continuano a farsi a quasi un mese dal finale – tante domande. A volte addirittura troppe. Ma tra un delirio e l’altro, una teoria del complotto e l’altra, alcune sono davvero oggetto di riflessioni interessanti.


Negli ultimi mesi di domande e relative risposte ne ho lette un’infinità. Riflessioni che tante volte hanno tolto alla serie un po’ della sua magia, ma che d’altra parte si sono anche rese necessarie per capire nel profondo un universo davvero complesso. Vi faccio qualche esempio. Perché Henry decide di prendere proprio 12 bambini? Come gli sarebbero effettivamente stati utili se non fossero arrivati i nostri giovani eroi a rovinargli la festa? Come è possibile che il Mindflayer si sia fatto scalfire da colpi così umani? C’è una domanda però che ultimamente mi ha colpito più delle altre: che senso ha avuto dare tanta importanza al personaggio di Holly Wheeler? Eccomi allora a togliere un altro po’ della magia di Stranger Things provando a dare a questa domanda una risposta. Non pretendo che sia esaustiva o giusta al 100%, non mi chiamo né Matt né Ross Duffer. Ma ci proviamo.

Che Holly Wheeler avrebbe smesso di essere una semplice comparsa lo avevamo capito già prima che l’ultima stagione di Stranger Things cominciasse.

Holly in una scena di Stranger Things 5
Credits: Netflix

Ci era bastato scoprire il titolo del secondo episodio, The Vanishing of Holly Wheeler, per capire che questo personaggio da sempre invisibilmente presente sarebbe diventato molto più centrale per lo sviluppo della trama. Certo, direte voi, avrebbe potuto tranquillamente essere ancora una meteora, scomparsa nel vero senso della parola da Hawkins e dai nostri schermi un po’ come aveva fatto Will Byers nella prima stagione. Ma no, sotto sotto sapevamo benissimo che non sarebbe andata così. E lo sapevamo proprio perché ricalcare in maniera così chiara e palese il titolo della 1×01, l’episodio che ha dato il via a tutto, poteva significare una sola cosa: succederà di nuovo. Proprio come la prima volta, questa sparizione cambierà tutto.

Con l’uscita della quinta stagione ci è bastato mandare in play il primo episodio per capire che avevamo ragione. Il volto di Holly, nuovo dopo il recast che ha portato sui nostri schermi un’incredibile Nell Fisher, è il primo che vediamo nel presente, dopo il flashback dell’esperienza di un giovanissimo Will nel Sottosopra. Ancora una volta il parallelismo tra i due personaggi arriva forte e chiaro, senza se e senza ma. E ci è bastato poco altro per comprendere che la scomparsa sarebbe stata solo una parte di ciò che l’ultima stagione di Stranger Things avrebbe riservato al personaggio. Holly vede qualcosa che agli altri sfugge, per la prima volta prende vita fuori dai confini di casa Wheeler. E Mike le passa un testimone – Holly L’Eroica – che è più di una semplice action figure per darle coraggio: è un vero e proprio passaggio generazionale.

Holly L’Eroica diventa protagonista di un’intera storyline di Stranger Things.

In una serie corale in cui fin dalla prima stagione i personaggi sono divisi in gruppi che portano avanti il racconto parallelamente, Holly non è un personaggio tra i tanti: ci prende per mano e ci conduce nella mente di Vecna. Nel tentativo di farci comprendere cosa ha portato Henry Creel a diventare Vecna, i Duffer lasciano a Holly ampio spazio di manovra. La vediamo protagonista di un racconto lungo fatto di scene iconiche. Una fra tutte, la bambina che si gode la vita in casa Creel, sfornando dolci e provando vestiti al ritmo di I think we’re alone now.

Credits: Netflix

Holly incontra Max, gira con lei ricordo dopo ricordo, poi tenta di scappare, viene ripresa, si ribella, porta in salvo gli altri. Cresce. E intanto porta avanti una parte di racconto che si dimostra parecchio avvincente. Se non fosse per il fatto che nella pratica, come gli spettatori insoddisfatti del finale ci ha tenuto a evidenziare, si risolve in un nulla di fatto.

Analizzata con il cinismo adulto che ho già detto essere croce e delizia del pubblico della serie, la storyline di Holly funziona solo in parte. Dal punto di vista prettamente narrativo il personaggio è fondamentale per ritrovare Max e per scoprire le origini di Vecna, ma buona parte di ciò che fa è fine a se stesso. Uscita dalla mente di Vecna, prova a scappare dall’Abisso prima di essere riportata su dal mostro che, paradossalmente, le consente di non schiantarsi al suolo. Tornata lì, continua il suo viaggio tra i ricordi, stavolta in compagnia degli altri bambini scomparsi. Prima era guidata da Max, ora è alla guida. Eppure la sua è una strategia più che altro difensiva: la verità è che non avrebbe potuto molto se Eleven e compagnia non fossero arrivati in suo soccorso.

Da questo punto di vista la parte più cinica e spietata di me non può non pensare che forse un po’ è vero: la storia di Holly ha effettivamente delle falle.

E alla domanda se sia stato giusto o meno rendere Holly così tanto presente nell’ultima stagione di Stranger Things, la risposta data da questa mia parte dovrebbe essere netta: no, non è giusto. Ma la serialità non è fatta solo di consequenzialità del racconto, di cause che portano a conseguenze fino alla fine della storia. Se così fosse, sarebbe molto più noiosa di quanto non sia. Le vicende che si susseguono vogliono sempre insegnarci qualcosa, portarci oltre. Anche Holly lo vuole. E il suo tempo sullo schermo ha un’altra funzione – per quanto non piacevolissima – sicuramente necessaria: prepararci a lasciarle anche il nostro, di testimone.

Prima spaventata, praticamente incapace di muoversi, poi sempre più sicura di sé, Holly cresce forse più di quanto la sua età nel racconto non preveda. Le otto puntate della serie rappresentano per lei una parabola di crescita dalla direzione sempre chiara, se pur con qualche passo avanti e indietro come in ogni percorso di formazione che si rispetti. Ed è proprio qui il punto: la quinta stagione di Stranger Things è la chiusura del nostro percorso di formazione, nonché l’inizio di quello di qualcun altro. Quello di chi viene dopo di noi. Holly L’Eroica non è Eleven, non deve essere la chiave per salvare ogni situazione. Holly L’Eroica deve trovare il coraggio di lasciare l’innocenza dell’infanzia e lanciarsi nella vita vera, quella in cui ci si mette in gioco. Quella in cui, come detto e ridetto, si cresce.

Holly e Karen in una scena di Stranger Things 5
Credits: Netflix

Per quanto sia diventata la serie incredibile che tutti conosciamo, Stranger Things nasce come storia di formazione e come storia di formazione si conclude.

Noi ormai siamo diventati adulti: sta alla nuova generazione di giovani vivere la propria avventura. E allora ogni minuto dato a Holly sullo schermo ne vale la pena anche solo per questo, per prepararci a darle il cambio. Per conoscerla e affezionarci a lei abbastanza da essere pronti anche noi a farla giocare a Dungeons & Dragons in uno spazio che prima era nostro. Uno spazio che ci è appartenuto per nove anni almeno tanto quanto è appartenuto a Mike, Lucas, Will e Dustin. E sì, sul finale i Duffer avranno pure sacrificato parte della coerenza narrativa della serie. Ma se lo hanno fatto, è stato per portarci esattamente dove siamo arrivati alla fine della 5×08.

E allora, con quel po’ di visione ancora bambina che mi è rimasta, ben venga Holly Wheeler. Ben vengano la sua storia, il suo screen time, la sua capacità di essere a volte adulta, altre volte ancora bambina. Ti aspetta un bel viaggio, cara Holly: goditelo.