Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Stranger Things
Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.
Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, Discover è il modo per sostenerci.
Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.
Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜
Dopo pochi giorni dalla fine della quinta stagione di Stranger Things (ahi noi, è finita davvero), un meme girava sul web. Più di uno in realtà, ma uno ha catturato l’attenzione di chiunque ami la serie ma anche la musica. Il faccione è quello di Joe Keery, che in Stranger Things interpreta Steve Harrington, e la didascalia geniale dice: “il bro ha sconfitto Vecna, il Mind Flayer e Taylor Swift in appena una settimana”. Il meme, senza saperlo, ha raccontato con poche parole l’importanza e l’iconicità della colonna sonora in Stranger Things. Se qualcuno non lo sapesse, infatti, Joe Keery è anche cantautore, con lo pseudonimo Djo, e nel 2025 è andato virale con la sua End of Beginning.
Che non è presente in Stranger Things ma che ha contribuito a consolidare quel legame indissolubile e strettissimo tra la musica e la serie tv diventata iconica (anche grazie alla musica).
Il meme sopracitato, in particolare, si riferisce a una classifica mondiale stilata alla fine dell’anno, che vedeva End of Beginning (un brano che in realtà è uscito nel 2022) primo in classifica, superando anche Taylor Swift (di solito difficilissima da battere nelle classifiche mondiali). In molti si sono ovviamente chiesti se la viralità della canzone di Djo sia stata influenzata dall’uscita del capitolo finale di Stranger Things. E la risposta è sì (e non è l’unico ad aver legato il suo destino alla serie).

Da subito Stranger Things mette in chiaro che la musica è parte integrante della serie tv, che la colonna sonora non è solo uno sfondo ma una vera e propria protagonista. Perché sia chiaro quanto sia predominante l’espediente musicale in Stranger Things, occorre partire dall’intro della serie. Che non è una sigla, non è una canzone e non è nemmeno un motivetto orecchiabile. L’inconfondibile intro di Stranger Things (che è andato a legarsi negli anni a quello altrettanto inconfondibile di Netflix) è stato creato dai compositori Kyle Dixon e Michael Stein, conosciuti come gruppo col nome Survive. I fratelli Duffer, i registi e creatori di Stranger Things, hanno insistito perché i compositori campionassero dei loro vecchi successi per ricreare ex novo un brano riconoscibile e perfetto per la serie che stavano sviluppando.
E così è stato: l’intro di Stranger Things oggi, dopo cinque stagioni e dieci anni di produzione, è uno dei più iconici della storia della televisione.
Accostabile tranquillamente alle sigle di prodotti come Friends o The Office (solo per citarne alcune). Partendo quindi, dalla “semplice” intro (che ha vinto un Primetime Emmy Award nel 2017), i registi di Stranger Things hanno spianato la strada all’idea della serie tv come contenitore musicale oltre che come racconto. Un contenitore musicale che nasce con l’idea di diventare iconico.
Nella primissima stagione, quella che ha dato il via al fenomeno globale che Stranger Things ha creato, sentiamo i The Clash (la loro iconica Should I Stay or Should I Go tornerà a chiudere il cerchio nella quinta stagione), Toto, The Police. Sentiamo un genere musicale incline all’ambientazione della serie ma che ha come obiettivo principale quello di far ricordare, di richiamare alla memoria la musica ma soprattutto il mood. Quando sentiamo Should I Stay or Should I Go non stiamo solo ascoltando i The Clash, stiamo ascoltando un racconto di ribellione, un periodo di passaggio, un inno all’incertezza. E sulla scena vediamo Will, intrappolato tra due mondi, uno sicuro e confortevole e l’altro pauroso e indecifrabile. Quando Sting canta Every Breath You Take, non stiamo solo ascoltando i The Police ma riusciamo addirittura a percepire il respiro che comincia a mancare a Will.

Fin dalla prima puntata, i fratelli Duffer mettono in chiaro che la musica è lì, non si può scappare, non si può non sentire i messaggi che ci manda.
E la scelta di canzoni conosciutissime al grande pubblico è legata all’intento preciso di arrivare proprio a tutti, nessuno escluso. Perché, come vedremo anche più avanti con Max, la musica serve a tutti.
Dalla terza stagione, i registi sembrano dire: “bene, il messaggio è arrivato, adesso facciamo sul serio”. Se prima l’iconicità della canzoni era già ben consolidata e la crescita di Stranger Things poteva in qualche modo solo accompagnare un successo già radicato nella mente di tutti, con The Neverending Story (brano di Limahl del 1984) accade un fenomeno inaspettato. Stranger Things è ormai un’icona a sua volta, è entrata nelle case di tutti e i ragazzi protagonisti hanno creato una rete di successo enorme. Tutti vedono Stranger Things, il successo è mondiale. E allora una canzone già abbastanza famosa ma leggermente dimenticata dai più, torna in classifica. La romantica e allo stesso tempo divertentissima scena tra Dustin (ancora fanciullo spensierato) e Suzie che, a distanza, si cantano a vicenda la canzone di Limahl, diventa virale.
Tutti la condividono e tutti cercano di ricrearla. Viene campionata, usata, ascoltata a ripetizione. Il brano rientra, dopo più di trent’anni, nella classifiche mondiali di ascolto.
L’artista viene scoperto da generazioni che lo ignoravano completamente. A questo punto, capiamo quanto Stranger Things abbia iniziato ad avere davvero il peso cui puntava fin dall’inizio. E quanto la colonna sonora di Stranger Things non sia più solo importante ma anche necessaria.
Il fenomeno di The Neverending Story apre la strada al grande spettacolo musicale di Stranger Things. A questo punto, il sipario si apre per davvero e la scena si illumina a giorno. La quarta stagione, una stagione particolarmente di transizione, la ricordiamo tutti per un unico motivo: Running Up That Hill di Kate Bush (1985) e Master of Puppets dei Metallica (1986). Indissolubilmente legati ai personaggi di Max e di Eddie, l’una fondamentale e l’altro compianto, i due brani diventano qualcosa di ancora più grande di un evento mondiale. Prima di tutto i fratelli Duffer con Stranger Things riescono nell’impresa di comprare i diritti da Kate Bush, da sempre restia a concederli a qualsiasi prodotto di intrattenimento. E, di conseguenza, riescono nell’intento di resuscitare un brano iconico ma anche dimenticato come quello, riescono a riprendere la canzone per renderla di nuovo immortale.
Ma l’operazione di Stranger Things è ancora più elaborata: mentre Running Up That Hill suona, mentre diventa di nuovo iconica, Max viene richiamata (e poi salvata dalla canzone) da Vecna in una scena altrettanto iconica.
Stranger Things ci sta dicendo che Running Up That Hill non è solo importante, non è solo necessaria, è salvifica. E, con lei, la musica in generale.

Vedremo, infatti, anche nella quinta stagione di Stranger Things come Holly e Max parlino del potere salvifico della musica. E come, di nuovo, Max venga salvata da Kate Bush (e dalla forza incondizionata e tenace dell’amore). Arriviamo, quindi, alla fine di Stranger Things. Nella quinta stagione riascoltiamo Rockin’ Robin di Michael Jackson, tornano i The Clash, c’è anche Tiffany, che Holly Wheeler adora. Ma soprattutto, alla fine di tutto, quando il cerchio è chiuso, arriva Heroes, di Davide Bowie (1977).
“We can be heroes, just for one day”, canta il duca bianco. Ma è come se lo cantassero in coro tutti i protagonisti di Stranger Things, compresi i registi.
Non vediamo nessuno sulla scena, non ci sono i volti che abbiamo conosciuto così bene. C’è solo la voce di David Bowie che canta l’inno alla lotta, alla demolizione dell’oppressore, alla rivalsa dell’amore (la canzone è ispirata alla richiesta di demolizione del muro di Berlino). Tutti loro sono stati eroi, per ben più di un giorno. E tutti loro hanno cercato fino all’ultimo di far vincere l’amore su tutto, sulla cattiveria e sulla spietatezza. Persino sulla morte (vedete il finale, e sarete eroi anche voi). E Stranger Things stessa, la serie tv nella sua totalità, è stata un’eroina: con la musica ha riportato in vita melodie lontane, ricordi inaspettati e sensazioni confortevoli.







