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Perché dovreste assolutamente recuperare StartUp

Come capita fin troppo spesso, la bellezza di alcune serie tv viene ignorata da gran parte degli spettatori (qui ne trovate alcune di quelle più sottovalutate nel nostro paese), sempre così occupata a divorare l’ultima uscita da dimenticare che spesso le cose a cui vale davvero la pena dedicare del tempo si nascondono dietro numeri più bassi. StartUp è la dimostrazione che a volte è necessario cercare un po’ meglio prima di gettarsi a capofitto sui soliti prodotti televisivi. Nata nel 2016 per il servizio on demand di Crackle, questo dramma statunitense ha iniziato a ricevere la giusta attenzione solo da quando Netflix ha reso disponibili per lo streaming sulla piattaforma le sue tre stagioni.

Attraverso un quadro dell’attività criminale che dilaga a Miami, StartUp è riuscita a focalizzare la propria attenzione su molte questioni, senza dimenticare nemmeno per un secondo di dare spessore e profondità ai personaggi che popolano la serie e che rispecchiano alla perfezione ideali e tradizioni differenti. Così abbiamo Nick Talman (interpretato da un sorprendente Adam Brody), un uomo la cui vita cambia radicalmente da un giorno all’altro; Ronald Dacey (l’impeccabile Edi Gathegi), un uomo proveniente da Little Haiti, costretto a fare i conti con il luogo in cui è cresciuto e con la scia di morte che questo si porta dietro; Izzy Morales (Otmara Marrero) una donna tanto intelligente quanto priva di scrupoli; e Phil Rask (l’inimitabile Martin Freeman), un agente dell’FBI il cui unico interesse sembra essere il denaro.

martin freeman

E i personaggi sono proprio il primo punto di forza di StartUp.

Un realistico ritratto dell’ambiguità dell’animo umano guida la costruzione di ogni protagonista dalla prima all’ultima puntata. Nessuno di loro è privo di ombre e nessuno di loro, quand’anche dovesse credere di essere riuscito a scacciarle, sarà mai libero dall’abisso in cui l’ambizione e la voglia di riscatto possono farlo sprofondare. Non si percepisce mai la finzione che c’è dietro il lavoro di ogni attore e le emozioni che i personaggi cercano di trasmettere sono rese così bene da non lasciare allo spettatore il minimo dubbio che possano essere autentiche.

Nick è troppo impegnato a tentare di non seguire le orme di suo padre per capire che le scelte compiute nell’ultimo periodo della sua vita lo stanno portando proprio dove si è impegnato tanto per non arrivare. Ronald è cresciuto in un quartiere difficile e ha dovuto imparare a fare i conti con il marcio presente nella società fin da quando è nato, ma non ha mai smesso di desiderare un luogo migliore in cui poter mettere al sicuro la propria famiglia, e le scelte che compie ogni giorno rispecchiano il carattere di un uomo coerente e intuitivo, intelligente e con un grande senso della giustizia. Izzy è così impaziente di vedere i propri progetti informatici prendere vita da dimenticare che al mondo oltre alla tecnologia esistono anche gli esseri umani con cui doversi rapportare. E Rusk (che l’interpretazione di Martin Freeman rende ancora più vero) non può fare altro che combattere quotidianamente con i demoni che si porta dentro da tempo e che gli impediscono di essere l’uomo che vorrebbe.

startup

Ma a rendere unica questa serie tv concorrono molti altri elementi.

A contribuire alla patina realistica di StartUp c’è anche l’utilizzo piuttosto frequente di lunghi piani sequenza che non solo rendono più evidente il talento degli attori, ma danno l’impressione di essere parte integrante della scena, perché permettono di seguire i personaggi nello svolgimento dell’azione e li accompagnano nei loro movimenti quotidiani, permettendo allo spettatore di immergersi a fondo in ciò che sta guardando. Questa tecnica consente di aumentare la drammaticità di alcune scene ed è incredibilmente coinvolgente e potente per il pubblico.

I riferimenti tecnologici e informatici presenti nella serie di Crackle sono precisi e ne costituiscono il cuore pulsante, dando quella piccola strizzata d’occhio a Mr. Robot che basta per attirare l’attenzione. Così come le inquadrature degli apparentemente paradisiaci paesaggi di Miami e dei cieli carichi di colori e nuvole dalle forme più varie sembrano voler essere un rimando ai time lapse utilizzati da Vince Gilligan in Breaking Bad e, forse, a lui devono molto.

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Tra personaggi principali e secondari, ambientazione, riferimenti ad altre serie tv e una buona dose di originalità, StartUp merita davvero un’occasione. Tecnologia, denaro, ambizione, violenza e dolore. La società contemporanea analizzata sotto ogni suo aspetto, senza cinismo o veli eccessivi, senza censure o risvolti banali. Lo spaccato moderno che questo dramma offre è un ritratto a colori, veritiero e carico delle sfumature tipiche dell’essere umano in tutta la sua vulnerabilità.

La serie acquistata da Netflix sembra ormai essersi conclusa definitivamente nel 2018, ma nulla esclude la decisione del colosso dello streaming di dare vita a una nuova stagione nel caso in cui il prodotto di Crackle riceva l’attenzione che merita. Quindi, se non lo avete ancora fatto, datele una possibilità e vedrete che ne sarà senz’altro valsa la pena.

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Scritto da Elena Scipione

Cerco sempre la magia anche nelle più piccole cose. Potete trovarmi con la testa immersa fra le pagine di un libro o in qualche puntata di una serie tv. Per il resto del tempo per lo più scrivo e metto alla prova i miei poteri magici.

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