2) Effy Stonem
Ci sono personaggi che diventano famosi e personaggi che diventano leggenda. Effy Stonem appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria. Ancora oggi, a distanza di anni dalla fine di Skins, basta una sua immagine per rievocare immediatamente il ricordo della serie. Effy è diventata un’icona generazionale: la gente imitava il suo modo di vestire, di truccarsi, persino il suo atteggiamento veniva preso come esempio. Tuttavia, come ben sappiamo, Effy non è mai stata semplicemente un simbolo estetico.
La forza del personaggio in questione sta sicuramente nelle sue contraddizioni. Quando la conosciamo, Effy non parla. Comunica soltanto con gli sguardi, sembra sempre osservare il mondo da lontano. È magnetica, enigmatica, tutti finiscono per gravitarle intorno ma nessuno la comprende mai pienamente. Con l’arrivo della seconda generazione di Skins, però, Effy diventa il cuore pulsante della serie. È il centro della gravità attorno alla quale ruotano le amicizie e gli amori, un po’ come suo fratello Tony nella prima generazione. Eppure, proprio dietro l’immagine di ragazza irraggiungibile, si nasconde una persona che non vuole farsi conoscere davvero.
La sua relazione con Freddie rappresenta il tentativo di abbattere il muro che ha costruito attorno a sé, dato che per la prima volta lei sente che qualcuno la ama senza volerla cambiare. Effy, tuttavia, è convinta che chiunque le si avvicini finirà per soffrire. Questo la porterà costantemente ad allontanare chiunque potrebbe aiutarla.
Il modo in cui la sua salute mentale viene trattata in Skins, senza rendere la sua depressione romantica o affascinante, è uno degli aspetti più coraggiosi della serie. Ci viene infatti mostrata la brutalità della malattia: la perdita di controllo, il senso di vuoto. Il racconto è duro, crudo, incredibilmente realistico. Ed è senza ombra di dubbio uno dei motivi per cui Skins è destinata a restare nella storia.
1) Cook
Se dovessi scegliere un solo personaggio per spiegare davvero “cos’è” Skins, sceglierei sicuramente James Cook. Cook (qui vi parliamo un po’ più di lui) è il caos fatto persona. Lo conosciamo come il classico ragazzo che vive senza regole: beve troppo, fa uso di droghe, provoca risse, affronta ogni giornata ponendosi come obiettivo quello di divertirsi. È rumoroso, arrogante, impulsivo, fuori controllo: tutto lascia pensare che sia soltanto il solito ragazzo ribelle che si autodistruggerà.
Poi, lentamente, la serie inizia a scavare.
Sotto quella maschera appare un ragazzo che ha paura dell’abbandono, che è cresciuto senza avere un reale punto di riferimento. Ogni sua bravata è un chiaro tentativo di riempire un vuoto che forse neanche lui sa di avere. Il triangolo con Freddie ed Effy rappresenta sicuramente la sua natura contraddittoria: lui ama Effy, ma vuole molto bene anche a Freddie. Il problema, però, è che non conosce modo di vivere i sentimenti se non il conflitto. Tradisce il suo migliore amico, ma allo stesso tempo è disposto a morire per lui.
Il momento che definisce il personaggio arriva sicuramente nel finale della quarta stagione. Dopo aver scoperto cosa è successo al suo migliore amico, Cook lascia da parte tutte le battute, le provocazioni e il suo essere un eterno adolescente problematico. Vediamo soltanto un ragazzo consumato dal dolore, che prende una decisione che cambierà per sempre la sua vita. Il finale è aperto ma, allo stesso tempo, potentissimo.
Cook non è il personaggio migliore perché è un esempio da seguire, tutt’altro. Lo è perché incarna tutte le sfaccettature di Skins: la libertà, l’eccesso, l’amore, l’amicizia, la rabbia, la paura. Cook non è perfetto. È reale. È Skins.







