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Ruth è la madre più originale che si sia mai vista nella storia delle Serie Tv

Ruth Fisher, la madre di Six Feet Under, è straordinariamente originale nella sua ordinarietà. La sua ribellione inizia con un urlo. Ruth Fisher si scompone e poi ricompone, come l’ordine sconvolto della sua cucina e i cocci taglienti sparsi sul pavimento. Come un monito di sgomento.

Your father is dead, and my pot roast is ruined

In casa Fisher, dove ci si procura il pane con la morte, il brasato è rovinato. Rovinato come gli equilibri di Ruth e tutta la sua famiglia, ormai acefala.

La dipartita di Nathaniel Fisher sr. apre una voragine nella famiglia. L’instabile e longevo barcollare delle bugie crolla in pezzi. La morte, vicina, crea un senso di vulnerabilità e dalla vulnerabilità scaturisce un’energia che, inaspettatamente, riunisce la famiglia.

Ruth Fisher, nelle varie stagioni di Six Feet Under, rompe il guscio e inizia a conoscersi senza vergogna.

Six Feet Under
Ruth Fisher, Six Feet Under

Senza la pudicizia che l’aveva accompagnata e avvolta per tutta una vita. Nascosta dietro una facciata giovanile, come una bambina timorosa del pensiero di sua madre. Ruth Fisher è una bambina che, nei fatti, diventa madre senza essere mai cresciuta. Quella maternità la eleva e la imprigiona, generando un flusso di distanza che, però, cela un amore forte e a tratti ingestibile.

La verità è che una quotidianità affogata nella morte la forgia come un soldato timoroso di perdersi. Lei insegue e maschera quel dolore ogni giorno, e seppellisce se stessa dietro una maschera di apparente perfezione.

Quella che ci viene presentata all’inizio di Six Feet Under rappresenta il perfetto stereotipo della casalinga disperata e insoddisfatta della propria vita.

six feet under
Ruth Fisher, pilot di Six Feet Under

In realtà dietro Ruth Fisher c’è molto di più. Quando si interfaccia con la morte e con il lutto viene scaraventata di fronte alla necessità di fare una scelta: continuare a nascondere il tornado di sentimenti che costituisce la sua personalità, o lasciare che quel tornato esploda e sprigioni i suoi mille colori.

Ruth Fisher, superato lo sgomento del lutto e la paura dell’instabilità, decide di lasciar fluire se stessa. La maternità che interpretava come solitudine, diventa il suo punto di forza. Ma lei non è una madre normale, lei si sforza ogni giorno di superare le sue chiusure mentali, e comprendere i suoi figli con la forza dell’amore.

If my experience is anything to go by, motherhood is the loneliest thing in the world.

Piano piano quella solitudine diventa la chiave di volta per aprire un dialogo e trovare la forza di abbattere il muro di pregiudizi che David, Nate e Claire hanno di lei. La morte del capofamiglia spazza via le menzogne come un instabile castello di carte alla prima folata di vento. Tutto crolla, come se una mano invisibile fosse intervenuta per piazzare tutti di nuovo sotto lo stesso tetto e indurre la confessione reciproca.

Ruth fiorisce come i fiori dei suoi bouquet, si apre all’amore prima verso se stessa e poi verso gli altri. Si scrolla di dosso la pudicizia di cui si era vestita e abbraccia la vita senza vergogna, finalmente. Questa sua rivoluzione è a tratti silente e a tratti urlata a pieni polmoni.

Ricompone quei cocci di vetro infranti con la consapevolezza di poterli rompere altre mille volte e, ogni volta, ritrovare la forza di ricominciare ancora. Ruth è l’esempio che ogni giorno abbiamo il potere di cambiare la nostra situazione attuale. L’abitudine genera una quotidianità stantia a cui nessuno dovrebbe cedere il passo.

Ognuno dei personaggi fatica a uscire dalla gabbia che loro stessi hanno forgiato e in cui hanno inconsapevolmente deciso di rinchiudersi.

Six Feet Under
Ruth Fisher, Six Feet Under

Ruth Fisher è forse la più coraggiosa di tutta la famiglia, riuscendo a liberarsi di quella prigionia nonostante l’età. Perché, in qualche modo, c’è sempre una via d’uscita, e un modo per comprendere le persone a cui vogliamo bene.

Spesso, è proprio chi ama troppo a sentirre il peso dell’incapacità di amare. I sensi si offuscano e l’incomunicabilità prende il sopravvento. Ecco perché per gran parte della serie i personaggi, pur amandosi moltissimo, non riescono a comprendere le esigenze altrui, troppo presi dalla convinzione che gli altri non avrebbero mai capito il loro punto di vista.

Ruth è la prima a rompere il ghiaccio, probabilmente spinta dall’adrenalina ingestibile del lutto. Rivela ai suoi figli il tradimento reiterato al marito, e nel farlo è la prima a giudicare violentemente se stessa. Ruth si odia, odia quegli impulsi umani che la spingono a volersi gettare a capofitto nella vita. La svolta arriva quando comprende che questo è l’unico modo per vivere senza cedere il passo alla morte, prima ancora che questa venga a presentare il suo conto.

Dopo di lei, come anatroccoli dietro l’ombra rassicurante della mamma, anche Nate, David e Claire iniziano a rompere il guscio. David trova, pian piano, il coraggio di uscire dall’armadio in cui si era rinchiuso per troppo tempo. Nate cerca in tutti i modi di ripendere in mano la propria vita e rivalutare un percorso che aveva sempre escluso a prescindere. Claire, la piccola Claire, trova il coraggio di seguire il suo istinto e il suo destino, forte della consapevolezza che anche da lontano avrebbe sempre avuto un porto sicuro e un àncora su cui fare affidamento.

La scoperta di se stessa, la bellezza della vita vera e dell’amicizia libera, fa comprendere a Ruth Fisher che l’essere madre non è sinonimo di solitudine, ma germoglio di libertà.

Ruth: Oh Claire I pray you’ll be filled with hope for as long as you possibly can.
Claire: Thank you for everything and thank you for giving me life.
Ruth: You gave me life.

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