Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Shrinking
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L’ultimo episodio è infine arrivato, i nodi sono stati sciolti e le poche incertezze che ci rimangono tendono sempre di più a dissolversi. La 3×11 di Shrinking chiude in bellezza un percorso meno frastagliato rispetto alle altre stagioni, ma altrettanto in grado di lasciarci un bel messaggio. Come abbiamo ripetuto più volte, la prima stagione di Shrinking verteva sul lutto e la seconda sul perdono. Per quanto riguarda il grande macro tema della terza stagione, l’indecisione la fa ancora da padrone. Si potrebbe parlare di insicurezze, ma anche di maturità. Il tema potrebbe essere il cambiamento, ma anche la difficoltà di rimanere soli. Forse, l’unico modo che abbiamo per comprenderlo fino in fondo è rivederla nel suo insieme.
Dalla prima puntata della terza stagione di Shrinking abbiamo attraversato vari stadi, come si fa in psicologia d’altronde.
Siamo partiti dal cambiamento vero e proprio, l’addio di Paul e l’accettazione della trasformazione. Per passare poi, nel mezzo, a crisi legate ai genitori e un lutto improvviso che lascia un’importantissima lezione sulla solitudine. Infine, arriviamo all’accettazione della propria maturità, allo scontro con chi ci ama, alla partenza. Forse, la terza stagione di Shrinking è tutto questo e nessuna di queste cose.

Il bello della serie, da sempre, è anche quello che non ci dice in maniera chiara. Nella 3×11 di Shrinking si chiudono tutti gli archi narrativi che sono sati aperti, in maniera piuttosto canonica. Quasi come un lieto fine delle fiabe. Alice parte per il college, Sean prende in mano la sua nuova vita, Paul fa i conti con il suo discepolo e Jimmy torna da Sofi con la coda fra le gambe. Gaby e Derek finalmente promettono di sposarsi. Nonostante il conflitto tra Jimmy e Paul, ma anche tra Alice e Summer, la situazione si placa e tutto torno al suo posto. È un finale in piena regola, quasi come fosse un finale di serie (ma sappiamo che non è così).
In fondo, tutta la terza stagione di Shrinking è stata molto pacata, più ragionata delle precedenti. Ovviamente i personaggi si conoscono meglio, lo scontro tra realtà differenti viene meno, sono tutti molto più complici tra di loro.
Ma sono anche molto cresciuti, evoluti nei loro schemi. E quindi, solo per fare degli esempi concreti, Brian non si fa più prendere dal panico incontrollato, Jimmy ragiona più sulle sue azioni e Liz è meno scontrosa dell’inizio. La terapia che innescano vicendevolmente sembra funzionare.
Anche quando cadono nel baratro, soprattutto quando cadono nel baratro. Il punto più difficile, in questo senso, è senza dubbio la perdita di Maya. Gaby, di solito la più salda fra tutti, crolla in maniera evidente. È l’unica, forse, in tutta la terza stagione di Shrinking che ci stupisce. Abituati a vederla sempre rigida sui suoi principi e mai vacillante, nella terza stagione si lascia finalmente andare. Rimanendo sempre molto indipendente e determinata ma dimostrando di avere una potentissima parte fragile che ha bisogno di aiuto. Anche se per troppo poco tempo (e questa è l’unica cosa che si può imputare alla terza stagione di Shrinking), la perdita di Maya fa sgretolare Gaby e le sue sicurezze.
È intorno a questo episodio che cominciamo a capire quale potrebbe essere davvero il tema centrale della terza stagione di Shrinking: la solitudine e il coraggio di affrontarla.

Maya ha molto coraggio nel riconoscerla, Jimmy non sa come gestirla, Paul è costretto a farci i conti. In fondo, tutte le istanze che abbiamo elencato poco fa tendono a riportarci sulla via della solitudine. Tendono a farci riflettere su quanto possa essere salvifica ma anche deleteria. E a quanto possa essere difficile affrontarla, quale peso specifico abbia.
Alla fine della terza stagione di Shrinking siamo pronti a dire che ogni singolo personaggio ha avuto un percorso ben delineato. Basti vedere il personaggio di Jimmy che, dopo essere ricaduto in vecchi schemi comportamentali che lo portano al fallimento, riesce a rimettersi in piedi (quasi) con le sue gambe. Ma anche Liz, che affronta la realtà della sua famiglia in modo molto più sereno e meno giudicante di come lo avrebbe fatto nella prima stagione. E infine Sean. Ha iniziato senza saper nemmeno parlare con le persone e nel finale della terza stagione sta per iniziare un nuovo lavoro, ha una ragazza accanto e si affranca dal suo mentore in maniera definitiva.
Il tema del cambiamento, nella terza stagione di Shrinking è centrale, è innegabile. Ma è un cambiamento legato alla paura della solitudine da una parte, e dell’apertura a essa dall’altra.
Jimmy sa che la deve incontrare e che ne dovrà fare una compagna fidata. Paul, invece, sa di doverla allontanare e di lasciarsi aiutare dalle persone che lo amano. Gaby dovrà fare i conti per tutta la vita con la solitudine di Maya e Liz col fatto che per molto tempo dovrà dimenticarsi di qualsiasi momento di solitudine.
Nella 3×11 i percorsi dei personaggi che ormai conosciamo bene, si chiudono. Nonostante sospettiamo che non sia definitiva, questa chiusura sa molto di lieto fine. Finalmente, dopo puntate malinconiche e anche complesse, Shrinking ci regala un pizzico di felicità. Sempre ponderata, mai regalata senza alcun senso. Quella che vediamo nella 3×11 è una serenità sudata e meritata. E talvolta, come succede per Gaby, anche messa a dura prova. Ma nel finale di stagione di Shrinking intravediamo una speranza più vivida delle altre. In fondo, Shrinking ha sempre avuto l’arguzia di non farci perdere mai la speranza. Proprio perché il messaggio che vuole dare è quello che la vita non è mai bianca o nera. Ma nella 3×11 va oltre, e per la prima volta in tutta la stagione non ci lascia con l’amaro in bocca.
Non ha voglia di farci riflettere, vuole solo mostrarci come sia facile godere dei bei momenti, quando ci permettiamo di farlo.
Il fatto che Gaby trovi l’anello prima che Derek le faccia la proposta avrebbe potuto essere una tragedia. Invece, Gaby si permette di essere felice, si lascia andare alla serenità e ribalta la situazione. Shrinking ci sta dicendo che la felicità esiste, se la lasciamo entrare.

Quindi, a prescindere dal tema che la contraddistingue, la terza stagione di Shrinking è davvero bella. Non ha deluso le aspettative che si portava dietro dalle altre due. Ma soprattutto è stata in grado di mandare dei messaggi necessari e importanti, anche attraverso dei personaggi che conoscevamo fin troppo bene. Anche stavolta ha saputo farci piangere parecchio e ha saputo farci ridere nei punti giusti, senza mai risultare fuori luogo. Il carattere più pacato delle altre due stagioni non ha stonato, ha dimostrato (probabilmente) una certa maturità anche da parte della serie stessa. Che cambia con i suoi personaggi e che evolve anche all’interno di se stessa. Un plauso particolare va fatto al cameo di Michael J. Fox, perfettamente inserito nella storia, che ha avuto il talento di farci tornare bambini e farci piangere come bambini allo stesso tempo.
Qualunque sia il tema della terza stagione di Shrinking, Maya e la sua comprensione lucida della solitudine rimarranno per molto tempo nel cuore di chi ne ha compreso la profondità.
E se c’è una lezione che possiamo imparare da Shrinking, speriamo che sia quella di Maya. Perché la solitudine può abbatterci e il coraggio sta nel cercare di accoglierla con gli strumenti che abbiamo, le persone che abbiamo accanto e la forza che possiamo trovare solo dentro di noi.






