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Adam Groff è la vera essenza di Sex Education

Sex Education

Sono sempre tutti bravi. Collezionano tutti una serie infinita di meravigliosi obiettivi raggiunti, di conquiste. Hanno una parola per tutto, una risposta logica per ogni domanda. Camminano in strade in cui sanno schivare le buche e le pozzanghere, e ovunque loro siano si sentono al posto giusto. I più fortunati vedono il mondo così, altri invece no. Altri non sanno arrivare a fine giornata senza essersi chiesti almeno quattro volte se le cavolate che hanno fatto si riveleranno essere ancora più gravi del previsto, se tutta la concentrazione che hanno messo per non ferirsi sia poi servita a qualcosa, se facendo così hanno evitato la distruzione emotiva che tanto temevano. Ma la risposta a questa domanda è sempre no. Non è servito a nulla. Non volevi distruggerti, ma alla fine lo hai fatto senza neanche accorgertene. E chi più di Adam Groff – uno dei protagonisti più vulnerabili di Sex Education – potrebbe capire quello di cui stiamo parlando?

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Adam ha cercato di essere invulnerabile fino a quanto poteva. Si è inventato un’altra personalità pur di non cedere a quello che per lui rappresentava il punto più debole in cui cadere: l’amore. Per non fare dei passi verso questo viaggio nelle montagne russe ha mentito a se stesso, ha costruito un muro in cui sembrava impossibile arrampicarsi, e poi – come capita a tutti – ha ceduto.

In Sex Education tutti cedono a qualcosa, ma Adam ha un modo tutto suo di farlo. Non voleva, era l’ultima delle sue ambizioni cedere a un amore potenzialmente distruttivo, ed è con tutte queste consapevolezze che alla fine sceglie di cedere, di cadere tra le braccia della sua vulnerabilità. Nel momento stesso in cui ha deciso di vivere quel sentimento a cui voleva fuggire, ha scelto di accettare l’idea di soffrire. Sapeva che sarebbe successo, era consapevole del fatto che la fine di quel momento appena iniziato sarebbe arrivata, solo che non sapeva quando. Quello che frega le persone come Adam è che per quanto alla fine si sappia sempre che a un certo punto la sofferenza arriverà, non si è mai davvero pronti. Non esiste salvezza e neanche ripeterlo a mente circa venti volte al giorno farebbe sì che l’addio si dimostri meno distruttivo.

La consapevolezza della fine costringe Adam a vivere le cose belle che gli accadono da spettatore. Di fronte alla Tv, guarda la scena iniziale di un film horror in cui sono tutti felici, ma lui ha letto la trama e sa già che quelli saranno momenti di spensieratezza precari, sa che il dramma sta per consumarsi. Allo stesso modo, per ogni momento felice ne attende uno distruttivo, uno che gli smonti quella serenità che sembra volersi inserire nella sua vita, ma che di fatto non lo fa mai.

Sex Education

Perché Adam in Sex Education è a tutti gli effetti il personaggio che soffre di più, ma è anche quello che incarna il senso di tutta l’intera storia. Si sente perennemente fuori posto perché non appartiene a nessun luogo, ma se si guardasse davvero dentro capirebbe che in realtà è nel posto giusto, che quella sofferenza che cova dentro è il risultato del suo essersi messo in gioco, del suo avere amato, del suo essere riuscito ad andare oltre il muro che aveva costruito.

Ha scoperto che soffrire va bene, e che la difensiva possa anche essere un posto scomodo in cui stare. Puoi inventarti tutti i modi possibili per non soffrire, ma se sei umano – e purtroppo o per fortuna, lo siamo tutti – non puoi scampare alla sofferenza. Quel luogo in cui cerchi di privarti di lei si dimostra un nemico che non ti permette di accorgerti delle cose belle e accettabili che ti accadono, perché aspetti solo la loro fine. Vivere così significa vivere a metà, significa non darti mai tregua, tu che una tregua – in realtà – te la meriteresti.

Adam Groff conosce il male, ma una parte di lui ha finalmente conosciuto il bene. La terza stagione di Sex Education non fa altro che ribadirlo, non fa altro che cercare di fargli capire che anche se le cose non sono andate come lui sperava, non deve annullarle, deve lasciarle vivere. Il compromesso che facciamo con la felicità è questo: accettare che lei arrivi senza chiederle di restare. Le chiediamo di toccarci e sfiorarci, ma dopo di che non possiamo pretendere altro, e questo Adam forse è riuscito davvero a capirlo.

Il mancato lieto fine che questa terza stagione ha dato ad Adam è forse uno dei finali più reali che Sex Education potesse regalarci, e anche se speravamo che la sua pace potesse finalmente giungere, non possiamo negare che questo sia il momento più importante nella vita di questo personaggio che adesso – come mai prima d’ora – è pronto ad accettare che mettersi in gioco va bene, anche se il prezzo da pagare ci riduce in brandelli senza alcuna promessa di ripresa.

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Scritto da Annalisa Gabriele

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