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Le 5 scelte narrative che non perdoneremo mai a Shonda Rhimes

Negli anni, Shonda Rhimes ci ha regalato alcuni dei personaggi più iconici del panorama telefilmico, serie tv che hanno fatto il giro del mondo e storyline in cui più e più volte abbiamo trovato risposte ai nostri dubbi e parole in cui riconoscerci. Le protagoniste femminili dei suoi show sono diventate esempi di donne tenaci e pronte a sopportare il peso del mondo con la schiena dritta e un sorriso stampato sul viso (Meredith negli anni ne è diventata l’esempio lampante), e gli intrecci che la sua penna geniale è riuscita a partorire ci hanno tenuti incollati allo schermo e col fiato sospeso per intere stagioni.

In tutta queste bellezza, però, la Re Mida degli showrunner non è riuscita ad evitare errori parecchio grossolani.

Scelte narrative azzardate che, più che movimentare una trama che sembrava essersi arrotolata su se stessa, l’hanno portata a tradirsi e a perdersi. Uscite di scena improvvise, morti insensate e finali di serie senza né capo né coda, un repertorio più o meno ricco di castronerie che ha aizzato i fan alla rivoluzione e li ha portati a mettere in dubbio la visione della regista.

Abbiamo provato a ripercorrere quelle che più ci hanno rovinato lo show del cuore o che, malauguratamente, hanno colpito proprio alcuni dei nostri personaggi preferiti. Insomma, tutti quei plot twist che non ci saremmo mai aspettati e che, ancora dopo lustri, ci spingono a nutrire un bel po’ di rancore nei confronti della cara Shonda. Perché certe cose proprio non si possono perdonare. Neppur volendo.

1) L’uscita di scena di April Kepner

Grey's Anatomy - April Kepner

Avete presente il dolore che sentite quando assistete alla lenta e spietata demolizione del vostro personaggio preferito? Ecco, se la risposta alla vostra domanda è sì, allora mi capirete in pieno.

Da aficionada di Grey’s Anatomy, mi sono affezionata più o meno a tutti i personaggi, ma solo per alcuni avrei riempito di querele Shonda Rhimes. Uno di questi è proprio April Kepner. La sua era una storia che avrebbe meritato molto di più che concludersi improvvisamente dietro allo strascico di una relazione finita male. Una donna forte che ha saputo vincere il dolore e ripartire da zero, a testa alta, senza lasciarsi fagocitare dagli ostacoli. Un medico eccezionale che, più volte, ha dimostrato di essere nata per fare il mestiere che aveva scelto e che l’aveva scelta. Quella che la regista ha dato al suo arco narrativo non è, in nessun modo e in nessun mondo, la degna conclusione che avrebbero meritato. Perché April non si sarebbe mai arresa. Non avrebbe mai e poi mai abbandonato il camice bianco. Non si sarebbe mai lasciata alle spalle quella sala operatoria che, forse, le ha fatto brillare gli occhi come e più di Jackson Avery. 

Written by Camilla Curcio

Chi mi conosce mi definisce un curioso ibrido tra Rory Gilmore, Rachel Berry e Meredith Grey. E, forse, non ha tutti i torti. Mi divido (a fatica) tra le pagine disordinate di taccuini pieni di parole, scaffali traboccanti di libri e l'infinito susseguirsi degli episodi delle mie serie tv preferite. Tre delle cose di cui sono più gelosa ma di cui potrei parlare fino a perdere la voce.

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