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L’importanza capitale dei modelli di stile nelle Serie Tv di oggi

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Dai teen drama come Sex Education, Stranger Things o I Am Not Okay with This, passando per le commedie come The Politician o Grace and Frankie fino ai monumenti come Game of Thrones, oggi sempre più serie tv sembrano gridarci a pieni polmoni la stessa cosa: siate voi stessi!

La direzione, guardando soprattutto la varietà dei modelli di stile proposti, sembra suggerire quanto le differenze e la libertà d’espressione siano qualità sempre più apprezzate e incoraggiate a dispetto del modello di stile unico, dove o ti uniformavi oppure eri l’outsider.

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Da quando esistono le serie tv, in generale da quando esistono le arti e lo spettacolo, la moda ha sempre avuto un ruolo da co-protagonista nella narrazione. Ha influenzato gli stili, anticipato le correnti e a volte ha perfino dato vita a nuovi canoni estetici e tendenze socio-culturali.

Dittatura di stile.

Ma almeno fino alle soglie del 2000, la tendenza generalizzata era quella di dettare le regole. Sex and the City (che sta per tornare) ha ispirato migliaia di persone di tutto il globo ed è stata una delle primissime serie a dare centralità alla moda, alle griffe e agli outfit. Per Carrie e le sue amiche la moda era un’ossessione e le scarpe una ragione di vita. Per dovere di cronaca però ricordiamo che non tutte le ragazze sognano un armadio pieno di scarpe.

Otto sotto un tetto

Con tutto l’amore che abbiamo per Friends – che riguardiamo in un loop infaticabile – ci venivano date però poche scelte: stilose come Rachel e Monica oppure alternative come Phoebe. Seriosi come Ross, non pervenuto come Chandler. A pensarci bene, per i maschietti non c’erano molte opzioni, si passava dall’improbabilità degli outfit dell’A-Team allo stile ineguagliabile di Miami Vice. Anche per la comunità omosessuale era difficile ritrovarsi in modelli lontani dagli stereotipi.

In soldoni, in tv il messaggio che emergeva era: o sei cool o sei un outsider.

Il protagonista era di solito un tipo/a popolare, classicamente bello/a e alla moda; ai personaggi secondari era concesso invece il privilegio di essere goffi e alternativi come Steve Urkel di Otto sotto un tetto. Poi c’erano i coloratissimi artisti di Fame, ma agli artisti è concesso un po’ tutto. Quindi salvo qualche eccezione, come il nostro amatissimo Colombo, in linea di massima o eri alla moda come La Tata oppure secchiona come Lisa Simpson.

Stranger Things

Con l’avvento del nuovo millennio, un po’ per la paura del Millenium Bug, un po’ perché i tempi erano maturi, finalmente iniziamo a perdere ogni punto di riferimento!

Arrivano protagonisti che rompono ogni standard cui eravamo abituati, da Will & Grace, Daria, The L Word a Modern Family. I toni cambiano anche in quelle serie dove la moda è elevata a culto e le protagoniste sono icone trendy e impeccabili, come in Gossip Girl, Pretty Little Liars o in Scream Queens, nel quale si sfocia quasi nel grottesco.

Questo è il momento giusto per essere fashion addicted!

Conoscete quei siti e-commerce dove è possibile ricercare i capi visti nella propria serie preferita e acquistarli, tipo Wornontv o Spotern? Poi c’è la piattaforma Lyst che ha unito le forze con Pinterest e ha condotto una ricerca per determinare i personaggi tv più influenti nel mondo della moda. Con immensa sorpresa, nella lista figurano personaggi tra loro diversissimi, come Undici di Stranger Things, Eric di Sex Education, Fleabag o Veronica Lodge di Riverdale.

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Forse non serviva incrociare i dati per accorgersi dei picchi di ricerca su Google e quelli delle vendite che avvengono ogni volta che un personaggio delle serie tv indossa qualcosa. Il caso del momento è sicuramente Emily in Paris che ha contribuito ad alzare il fatturato di diverse case di moda.

Ma andando oltre i suggerimenti e il voler rubare gli outfit dei nostri beniamini, ciò che conta davvero è che attraverso i modelli di stile è possibile veicolare messaggi importanti e addirittura dare una spintarella in più a diverse questioni irrisolte, come l’emancipazione femminile o l’affermazione della cultura LGBT+.

Il mondo delle serie tv si popola delle variegate Sense8 e Good Girls; arrivano Shrill e The Mindy Project, nelle quali il canone di bellezza comunemente accettato diventa un lontano ricordo e vengono proposte delle versioni più realistiche del corpo della donna e dell’uomo. In Orange Is the New Black vengono esaltati tanti tipi di donna, ognuna unica nelle sue caratteristiche peculiari. Oppure ricordiamo agli outfit dirompenti e creativi, oltre alla lotta contro il body shaming, di Girls.

The Politicians

Assistiamo all’affermazione di tutte le Ugly Betty. Glee è un inno alla diversità. Come Kurt Hummel che indossa quello che vuole fregandosene del giudizio degli altri, oppure Tan France di Queer Eye. Tutti i look in The Politician, soprattutto dell’attore Theo Germaine, attivista transgender, il quale su Vogue ha dichiarato il suo impegno per smantellare gli standard di bellezza eurocentrici.

Ma la serie che più di tutte ha gridato al “libera tutti” è stata Sex Education.

Non solo per il modo di vestire, ma anche per l’affermazione di ogni orientamento e gusto sessuale, nonché la celebrazione delle proprie scelte, dalla propria natura e personalità, di cui Eric Effiong è sicuramente l’esempio più evidente. Nella serie assistiamo all’esaltazione di ogni tipo di bellezza, anche quella più matura. Jean Milburn, la mamma di Otis interpretata da una favolosa Gillian Anderson, sfoggia eleganza, una bellezza naturale, matura e sicura di sé. Uno spettacolo per gli occhi e per l’anima! Stesso concetto che ritroviamo nelle donne di The Politician e di Grace and Frankie.

Gillian Anderson Sex Education

Attraverso lo stile e i costumi le serie tv possono dirci veramente tanto.

Possono dare vita a dei simboli. Il saio delle ancelle ne The Handmaid’s Tale è stato indossato come atto di protesta in diverse manifestazioni femministe. In How to Get Away with Murder, Annalise Keating compie un vero e proprio percorso di affermazione della sua identità afroamericana, dalla quale ha preso le distanze all’inizio della sua carriera – per uniformarsi al bianco e maschilista mondo dell’avvocatura – per poi riappropriarsene progressivamente tornando a sfoggiare i suoi capelli naturali. Un percorso di accettazione di sé in cui lo stile è proprio un modo per presentarsi al mondo.

Annalise Keating

In The Queen’s Gambit, Beth (Anya Taylor-Joy) dichiara che si può essere raffinate e chic, ed essere prese sul serio, anche in un mondo prettamente maschile. In Better Call Saul troviamo lo stile un po’ clownesco di Saul Goodman, con abiti eccentrici che indossa proprio per sottolineare la differenza con Jimmy McGill, ribadendo tra l’altro che anche un uomo, etero e avvocato, può indossare una camicia rosa. Stranger Things o The Big Bang Theory invece hanno contribuito a dare dignità alla cultura nerd, sdoganandola da quell’aria da loser che la avvolgeva. Non solo, TBBT dimostra che anche una ragazza “alla moda” come Penny può frequentare un ragazzo geek come Leonard!

Saul Goodman

Per non parlare dell’impatto che hanno avuto i diversi look da guerriera di Daenerys Targaryen, Arya Stark o Cersei Lannister in Game of Thrones, lontani da ogni tipologia e modello visti prima.

La diversità non è solo più un’eccezione, spesso riservata alla spalla del protagonista, ma diventa la normalità.

Sempre più serie tv si fanno portavoce di questa meravigliosa tendenza, ribadendo la libertà di poterci scegliere il nostro stile incondizionatamente, al di là del genere, dell’età o delle mode del momento. Di conseguenza, la responsabilità che hanno i creatori e i costumisti diventa sempre più delicata. Non solo hanno il potere di influenzare gli acquisti, ma anche il pensiero stesso di un’epoca.

Da una parte resta la tendenza di molti prodotti tv, soprattutto i più mainstream, a imporsi come vere e proprie passerelle per condizionare i gusti degli spettatori. Dall’altra parte invece viene dato maggiore spazio e dignità a tutti, anche a chi ha scelto come modello di stile The Dude/Drugo al supermercato con il cartone del latte in mano.

Sex Education

Insomma, non importa come ci vestiamo, l’importante è stare bene con noi stessi.

Come dimostra Sex Education, e dozzine di altri prodotti usciti recentemente, tutti gli stili valgono, anche quello di chi si veste al buio come Nick Miller ed è orgoglioso del suo menefreghismo formale. Mai come negli ultimissimi anni le serie tv sembrano incarnare il detto: il mondo è bello perché è vario.

Al bando le dittature di stile, nelle serie tv di oggi tutti possono essere protagonisti.

Da quelli con un look estroso come Jessica Day in New Girl, quelli decisi delle Kate di Batwoman fino alle griffatissime Blair Waldorf di Gossip Girl; dalle guerriere come Arya Stark agli sgualciti Gregory House. Gli ordinari Otis di Sex Education, ma anche i duri come Jax Teller di Sons of Anarchy. Gli impeccabili Harvey Specter possono convivere con i nerd Sheldon Cooper e gli spettinati Hank Moody.

E chi più ne ha più ne metta. Se proprio dobbiamo giudicare il libro dalla copertina, sentiamoci almeno liberi di scegliere quella che ci rappresenta di più.

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Scritto da Sara Crecco

Rifletto tanto, talmente tanto che poi dimentico su cosa stavo riflettendo. Quindi niente, accendo Netflix.

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