4) Star Wars: The Clone Wars (2008-2014)

Questa serie animata 3D, ideata da George Lucas, ha avuto grande importanza nell’universo di Star Wars. Raccontando eventi tra gli episodi II e III, The Clone Wars ha approfondito il conflitto dei cloni e sviluppato personaggi (come Ahsoka Tano e Cad Bane) mai visti prima sul grande schermo. Anni dopo la sua conclusione, il debutto di The Mandalorian e la nuova stagione finale hanno fatto esplodere la domanda in streaming, rendendo Clone Wars una delle serie sci-fi più richieste negli Stati Uniti. Critici e fan hanno elogiato la serie, che ha ricevuto numerosi premi (Emmy Daytime, Annie Awards).
Sul piano culturale, la serie Clone Wars ha arricchito il mito di Star Wars, colmando il vuoto tra i film prequel e influenzando film, libri e fumetti successivi.
Attraverso sette stagioni (2008–2020), The Clone Wars riesce a trasformare un conflitto secondario in un’epopea emozionante, sfaccettata e spesso tragica. E lo fa alternando episodi autoconclusivi a mini archi narrativi che esplorano l’etica della guerra, la caduta dell’ideale Jedi, il destino dei cloni e la progressiva corruzione dell’intera galassia. Uno dei maggiori meriti della serie è l’aver dato un volto — e un cuore — all’esercito di cloni. Quelli che nei film erano poco più che carne da cannone diventano qui personaggi complessi, con nomi, storie, emozioni e coscienza morale. Rex, Fives, Echo, Cody, Jesse: ciascuno di loro è una variazione su un tema, e insieme costruiscono la tragedia della guerra combattuta per conto di una Repubblica che li considera sacrificabili.
Senza The Clone Wars, molte delle narrazioni successive — da Rebels a The Mandalorian, da The Bad Batch alla serie live action Ahsoka — non avrebbero trovato terreno fertile. Dave Filoni, mente creativa della serie, è diventato una delle figure chiave del nuovo corso di Star Wars. E il suo sguardo, forgiato proprio in The Clone Wars, è quello che ha salvato la saga da una deriva sterile.
3) Doctor Who (2005-presente)

Nel 2005, quando la BBC decise di rilanciare Doctor Who, in molti erano scettici. Il Dottore? Quel tizio con la cabina blu e gli effetti speciali da cartone animato? Eppure, quel ritorno segnò l’inizio di una nuova era — non solo per il personaggio, ma per la televisione di genere nel Regno Unito e nel mondo. Quella che sembrava una reliquia da nerd nostalgici si rivelò invece un catalizzatore di immaginazione, emozione e attualità.
Oggi, Doctor Who non è solo la serie tv sci-fi più longeva della storia, è anche una delle più amate, citate e studiate della cultura pop.
Per chi non lo conoscesse (beato chi sta per scoprirlo), il Dottore è un Signore del Tempo proveniente dal pianeta Gallifrey. Viaggia attraverso il tempo e lo spazio a bordo della TARDIS, un’astronave con l’aspetto esteriore di una cabina telefonica della polizia britannica anni ’60. Non porta armi, non comanda eserciti, non governa regni. Eppure salva universi interi. Come? Con ingegno, compassione e un cacciavite sonico.
Uno degli elementi più brillanti dell’intera serie è la rigenerazione: quando il Dottore è ferito a morte, il suo corpo si rigenera, cambiando volto, personalità e spesso genere. È una trovata narrativa che ha permesso alla serie di durare oltre sessant’anni, senza diventare mai stantia. Dal primo Dottore interpretato da William Hartnell nel 1963 fino a Ncuti Gatwa oggi (qui la nostra recensione del finale della quindicesima stagione), ogni incarnazione ha portato un tono diverso: più comico, più tragico, più cupo, più infantile, ma sempre riconoscibilmente Il Dottore. Quando Russell T Davies (creatore anche di Queer as Folk) rilanciò la serie nel 2005 con Christopher Eccleston nel ruolo del Nono Dottore, fece qualcosa di audace: mantenne l’anima del personaggio ma lo calò in una realtà più umana, emotiva, contemporanea.
Con David Tennant prima e Matt Smith dopo, la serie ha raggiunto ascolti record, ha conquistato gli Stati Uniti (dove prima era materiale per circoli underground di appassionati) e ha dato vita a uno dei fandom più longevi e affettuosi della TV. Convention, cosplay, fanfiction, podcast, memorabilia: l’universo narrativo del Dottore si è espanso a dismisura, generando anche spin-off come Torchwood e The Sarah Jane Adventures.





