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5 Serie Tv Netflix che ci hanno insegnato a non fidarci degli algoritmi

Una scena tratta dalla miniserie Netflix Adolescence
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Chi non ha mai sentito parlare di serie tv Netflix come Stranger Things, La Casa di Carta, Squid Game, Mercoledì, Bridgerton? Credo non esista nessuno al mondo. Sono serie tv che, ormai, possono considerarsi mainstream. Ma questo non vuol dire che tutte le serie popolari meritino quella popolarità.

Molte serie tv Netflix diventano note perché riescono a creare un hype gigantesco intorno alla loro uscita, perché trattano temi che incontrano con sicurezza il favore del pubblico, perché contano su grandi nomi nel cast, perché utilizzano tecniche registiche collaudate.

Non tutte le serie tv, però, sono ‘a prova di algoritmo’. Oggi vogliamo consigliarvi qualcosa che esca fuori dai soliti costrutti seriali. Serie tv che sono riuscite a ‘battere’ l’algoritmo stesso, andando oltre ogni aspettativa.

Ecco 5 serie tv Netflix che ci hanno insegnato a non fidarci degli algoritmi:


1. Adolescence

Credits: Warp Films, It’s All Made Up Productions, Matriarch Productions, Plan B Entertainment, One Shoe Films

Adolescence è una serie tv crime-drama psicologica approdata su Netflix 13 marzo 2025 come miniserie in 4 episodi. Segue la storia di Jamie Miller, un ragazzo di 13 anni la cui vita, e quella della sua famiglia, viene travolta da un’accusa drammatica: viene arrestato con l’accusa di aver ucciso una compagna di scuola. La storia esplora gli eventi dalla scoperta del crimine, attraverso l’indagine, gli interrogatori e il processo emotivo e legale che ne deriva. La serie si concentra non solo sul giallo dell’omicidio, ma soprattutto sugli effetti devastanti della vicenda sulla famiglia, sulle persone coinvolte e sulla comunità.

Adolescence rappresenta un’interessante eccezione alle logiche dell’algoritmo delle serie tv Netflix. È una serie che non nasce per piacere subito, né per essere divorata compulsivamente in una notte, ma per mettere a disagio, rallentare lo sguardo e costringere lo spettatore a restare. Adolescence è una serie che ruota attorno al mondo dell’età adolescenziale, ma lo fa evitando qualsiasi semplificazione. Non c’è l’adolescenza patinata o iper-drammatizzata a cui Netflix ha spesso abituato il pubblico. Al contrario, il racconto è profondamente umano.

Uno degli elementi più discussi è la scelta del piano sequenza: episodi girati come se fossero un unico respiro, senza stacchi evidenti. Questa decisione non è un vezzo stilistico, ma una presa di posizione narrativa: costringe lo spettatore a condividere il tempo dei personaggi; amplifica il senso di realtà, di claustrofobia emotiva, di impotenza. La trama non procede per colpi di scena o cliffhanger aggressivi. La tensione nasce dal quotidiano, dai silenzi, dagli sguardi. Il successo di Adolescence è stato inaspettato proprio perché è una serie tv che andava contro le logiche classiche di Netflix: è lenta, scomoda, priva di facili ricompense emotive. (Leggi la nostra Recensione)

2. Ripley

Andrew Scott in una scena di Ripley, tra le migliori Serie Tv Netflix del 2024
Credits: Endemol Shine North America, Entertainment 360, Diogenes Entertainment, FILMRIGHTS, Showtime Studios

Ripley è una serie tv sbarcata su Netflix il 4 aprile 2024 come miniserie in 8 episodi. Di genere crime-drama psicologica, è un adattamento del romanzo Il talento di Mr. Ripley di Patricia Highsmith. Segue la storia di Tom Ripley, un uomo enigmatico e sfuggente che vive ai margini della società newyorkese degli anni Sessanta. Quando viene incaricato di riportare negli Stati Uniti il giovane e ricco Dickie Greenleaf, Ripley si infiltra nella sua vita fino a desiderarne l’esistenza stessa. Da qui prende forma un racconto di ossessione, menzogna e identità rubata, in cui il crimine non è mai solo un atto, ma una conseguenza psicologica inevitabile. (Vuoi un approfondimento? Leggi il nostro)

Ripley rappresenta un’altra significativa eccezione alle logiche dell’algoritmo delle serie tv Netflix. Non è una serie pensata per essere consumata rapidamente, né per catturare lo spettatore con svolte narrative continue. Al contrario, chiede attenzione, pazienza e partecipazione attiva. È una serie che non ha fretta di spiegarsi e che rifiuta qualsiasi forma di semplificazione psicologica. Il racconto non cerca l’empatia immediata, ma costruisce un rapporto ambiguo con lo spettatore, che si ritrova a osservare, comprendere e talvolta persino condividere lo sguardo del protagonista senza mai potersi sentire davvero a proprio agio.

Uno degli elementi più distintivi di Ripley è la scelta estetica del bianco e nero e di una regia estremamente controllata e rigorosa. Ogni inquadratura è studiata con precisione quasi maniacale, trasformando gli spazi in gabbie visive che riflettono la mente del protagonista. Ciò perché il mondo di Ripley è fatto di contrasti netti, ombre profonde, identità spezzate. La narrazione procede in modo lento e ipnotico, senza cliffhanger urlati o momenti pensati per stimolare il binge-watching. La tensione nasce dall’attesa, dai dettagli e dai silenzi carichi di significato.

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