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10 Serie Tv che incredibilmente non sono mai state trasmesse dalla Tv generalista italiana

Serie Tv in chiaro

La maggior parte dei prodotti seriali in Italia è solita approdare prima in un canale a pagamento (tipo uno di Sky), poi in chiaro. Addirittura quelle più vecchie, come I Soprano o Buffy, saltavano il primo passaggio per arrivare direttamente sulla TV generalista. Altre, invece, sono state trasmesse in chiaro solo per alcune stagioni: Mad Men, Sons of Anarchy e Brooklyn Nine-Nine sono tre esempi. Poi ci sono quelle che, nonostante la bellezza o l’eccezionalità del prodotto, incredibilmente non sono mai andate sulla TV generalista. E non c’entra niente l’arrivo di Netflix (oggi è più difficile vedere una serie tv famosissima in chiaro se appartiene a queste piattaforme streaming) perché molti degli show nell’elenco non gli appartengono.

Non ci resta, dunque, che andare a vedere insieme le 10 serie tv mai andate in chiaro di questo pezzo.

1) Outlander

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Incredibile ma vero: Outlander è una di quelle serie tv mai andate in chiaro. Eppure questo prodotto, pieno di personaggi che vanno oltre i loro stereotipi, è un successo mondiale, soprattutto grazie al modo di mixare in maniera originale i vari generi.

C’è il romanticismo e l’amore travolgente di Jamie e Claire, una delle migliori coppie nella storia della serialità.

Ci sono i viaggi nel tempo: Claire, un’infermiera della seconda guerra mondiale, viene portata nel passato, là dove conosce Jamie. Questo salto indietro di 200 anni in un prodotto del genere non è straniante come sembra, perché funge da punto di partenza per affrontare tematiche universali. In fondo si racconta la storia di una donna che, trasportata in un’epoca non sua, deve imparare a viverci, cercando di farsi valere, nonostante le ingiustizie e il pregiudizio. Viaggi nel tempo che sono misteriosi e magici, legati alle leggende della Scozia. Proprio la storia di questo Paese viene riscoperta e rappresentata con un realismo incredibile e affascinante. Allo stesso modo sono ipnotici i meravigliosi paesaggi delle Highlands, così verdi e naturali.  

Vanno infine aggiunti l’azione dei combattimenti e alcune scene forti e scioccanti (come la violenza sessuale su Jamie). Ma ciò non basta a giustificare l’assenza inspiegabile dal nostro palinsesto free.

2) Black Mirror

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Anche prima che Black Mirror diventasse proprietà di Netflix, la TV generalista non ha mai trasmesso in chiaro la serie tv. Nemmeno in seconda o terza serata. Certo, il perché può essere comprensibile ma non accettabile davvero. Perché, sebbene il drastico calo e nonostante lo shock che provoca questo prodotto, tutti dovrebbero vederlo almeno una volta.

Sin dai suoi esordi Black Mirror rappresenta un futuro non troppo lontano da noi, in modo da farci riflettere sul presente. Pone la tecnologia sotto la lente di un microscopio, analizzando sia i suoi effetti, sia il rapporto che abbiamo con essa. In particolare il primo Black Mirror era sconvolgente, diretto, senza veli. Attraverso le sue angoscianti puntate venivamo messi di fronte a scenari estremi, ma non irrealizzabili, lasciandoci nel finale con un profondo senso di inquietudine e di pessimismo cosmico. Ma soprattutto con quella consapevolezza che il problema non è la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo e il modo in cui la sfruttiamo per sfogare i nostri peggiori impulsi.

Le nostre paure e paranoie sono state sbattute sullo schermo con forza, ponendoci di fronte un futuro che tanto distopico non è. A partire da quel maledetto, inquietante e terribile primo episodio.

3) Galavant

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Se le prime due sono almeno arrivate in Italia, per Galavant non possiamo dire altrettanto. Ed è davvero inspiegabile. La storia, ambientata nel Medioevo, è quella del cavaliere che dà il nome alla serie tv. Vuole salvare il suo vero amore Madalena, rapita dal perfido Re Richard. Peccato che, arrivato a corte, Galavant scopra che Madalena ha deciso di sposare Richard perché ricco e tutto sommato le piace la vita agiata.

Ecco che questa eccentrica e stravagante commedia capovolge ogni cliché delle favole, li smonta e li ricostruisce in maniera sorprendente e divertente. Infarcisce poi le sue storie con riferimenti pop attuali e umorismo audace (ma adatto a tutta la famiglia, quindi perché non trasmetterla?). Galavant sbeffeggia la perfezione delle fiabe, rendendo tutto molto più realistico. Lo fa anche attraverso le canzoni. In fondo resta pur sempre una favola e cos’è questo genere senza brani musicali? Il compositore poi è Alan Menken, musicista pluripremiato per le sue opere nei film Disney. Ma le canzoni di Galavant sono in contrasto con l’atmosfera fiabesca che emanano: i personaggi cantano di povertà, cibo marcio, omicidi. E fa dannatamente ridere.

Aggiungiamoci infine tanti riferimenti a Game of Thrones e molte guest star. Un esempio? Ricky Gervais nei panni di un mago di nome Xanax.

4) The Leftovers

Torniamo a uno spettacolo trasmesso in Italia da Sky ma che non ha avuto il risalto che meritava. Forse per questo non è mai andata in chiaro la serie tv. O forse perché è un prodotto non facile da affrontare. Eppure, il presupposto di base è davvero interessante: il 2% della popolazione mondiale scompare improvvisamente e senza spiegazione. Come affrontare un mondo completamente stravolto? Come reagiscono le persone rimaste?

The Leftovers si concentra proprio su queste ultime, sul modo in cui affrontano l’angoscia, il rimorso o la rabbia. Si analizzano tutte le possibili conseguenze della Dipartita: l’alcolismo, la religione, l’organizzazione di terapie di gruppo, l’istituzione di dipartimenti che devono capire che cosa è successo e vigilare sul dopo. Tematiche come l’amore, la perdita, la complessità delle relazioni, il fanatismo e la propagazione del culto vengono scandagliate, portandoci a riflettere. Ma il realismo di The Leftovers sta anche nell’approfondimento delle vite dei protagonisti prima della Dipartita.

La grande analisi psicologica si unisce a una trama misteriosa e destabilizzante. Si incrociano piani narrativi e temporali diversi, senza che le nostre domande trovino necessariamente una risposta. Del resto, l’autore è David Lindelof, creatore di Lost.

5) Curb Your Enthusiasm

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Curb Your Enthusiasm è un vero e proprio cult, con 43 nomination agli Emmy Award e un successo unanime di critica e pubblico. Tutt’oggi è ancora in onda: HBO l’ha rinnovata nel giugno 2020 per un’undicesima stagione. In Italia, però, sono reperibili solo le prime 5 e, purtroppo, unicamente su Sky.

Non c’è una trama, non ci sono copioni. Semplicemente è il racconto della quotidianità di Larry David, autore e co-creatore di Seinfeld. Così come in quest’ultima Jerry Seinfeld dà vita a una versione fictionalizzata di sé, allo stesso modo succede per Larry David in Curb Your Enthusiasm. Si ritrova così alle prese con le situazioni e i problemi di tutti i giorni, diviso tra lavoro, amici e vita sentimentale. Ma niente per Larry va nel modo giusto e in parte è colpa del suo carattere pignolo e testardo e della sua avversione per le convenzioni sociali.

Diventa così una commedia degli equivoci a causa della parola sbagliata detta al momento sbagliato o del gesto inappropriato e frainteso. Un mix esplosivo di follia e comicità dove Larry non risparmia nessuno dalle sue frecciatine e sembra voler fare nello show tutto quello che non può nella vita reale.

6) Peaky Blinders

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Sono andate in chiaro serie tv di Netflix come Jessica Jones, Daredevil o Narcos. Ma non Peaky Blinders, ormai diventato un cult. Ed è un peccato.

Perché è bellissima, come tutte le serie inglesi storiche. La confezione fatta di scenografie, musiche e costumi è elegante e ricercata. Restituisce la freddezza, la bestialità, la sporcizia e il realismo di un’Inghilterra in pieno sviluppo industriale. In quel luogo i ruoli e i valori vengono capovolti: non c’è una divisione netta tra buoni e cattivi, il confine si confonde, sfuma, lasciandoci innumerevoli tonalità di malvagità. A cominciare dal patriarca della famiglia Shelby, Thomas, ambizioso ed efferato ma con una moralità tutta sua. Lui, interpretato da Cillian Murphy, uno dei motivi del successo di questo show.

Per non parlare del modo in cui vengono dipinte e raccontate le donne, tutt’altro che decorative. Soprattutto l’indimenticabile Zia Polly (interpretata dalla compianta Helen McCrory). E poi i dialoghi, pieni di sentimento, emozione ed introspezione, recitati magnificamente da attori del calibro di Tom Hardy o Adrien Brody.

7) Utopia

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Recentemente Amazon ha prodotto un remake americano di un cult inglese chiamato Utopia. Paradossale come in Italia abbiamo potuto vedere il primo, ma non la serie originale. Né su Amazon, né in TV, perdendoci un autentico gioiellino.

Utopia UK è un thriller cospirativo che vede cinque personaggi entrare in possesso del sequel di un fumetto (The Utopia Experiments): lì si trovano informazioni segrete su una possibile arma di distruzione di massa. Un’organizzazione di nome The Network cerca di prendere loro la graphic novel e di scovare Jessica Hyde, una fuggitiva che si unisce ai protagonisti e che sembra importantissima per l’organizzazione stessa.

I colori accesi, soprattutto quel giallo vivido, contrastano con le musiche tetre e inquietanti. L’ironia disarmante e grottesca si scontra con la violenza fuori controllo dei personaggi. C’è quel mix di no-sense ed esaltazione della violenza che richiama nomi come Tarantino, Kubrick (qui 5 serie da vedere se lo ami) o Guy Ritchie. Una violenza brutale e disturbante tipica dei prodotti inglesi quando si occupano delle loro subculture. Eppure questa violenza è al servizio di una causa: il sovraffollamento che sta distruggendo le risorse della Terra. Ecco che sia noi, sia i personaggi veniamo così invitati a riflettere. Ecco che Utopia si trasforma così in un’intelligente provocazione.

8) Better Call Saul

Better Call Saul

Better Call Saul nasce per riempire il vuoto lasciato da Breaking Bad, ma da quella iniziale funzione si distacca ben presto, proponendosi come un prodotto totalmente nuovo e unico. In breve, veniamo portati indietro nel tempo a quando Saul Goodman si chiamava Jimmy McGill ed era un giovane laureato in legge. Vediamo la sua transizione da Jimmy, ragazzaccio che imboccava sempre la via più facile, a Saul, avvocato di criminali.

Ci sono personaggi nuovi come Chuck, il severo fratello maggiore di Jimmy, e Kim Wexler, amica e amante del protagonista nonché ottimo avvocato. Ce ne sono anche molti della serie madre e, scavando nel passato, molte domande sul loro conto trovano risposta. Ad esempio: come Hector Salamanca è finito sulla sedia a rotelle? Come Gus Fringe ha costruito il suo impero? Cosa si nasconde dietro Mike Ehrmantraut?

Che tra le serie tv in chiaro non ci sia Better Call Saul è ancora un mistero. Se non altro per farci scoprire ancor di più la storia di personaggi indimenticabili.

In più mettiamoci una grande sceneggiatura, dialoghi brillanti, vuoti che non necessitano di pienezza, flashback nel momento giusto, fotografia e colonna sonora da brividi. E quel dark humor che arricchisce il tutto in maniera impeccabile.

9) Veep

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Veep racconta le giornate piuttosto surreali della Vicepresidente degli Stati Uniti Selina Meyer. Vuole arrivare allo Studio Ovale, peccato che il suo staff sia tutt’altro che efficiente: pieno di lecchini, nevrotici e incapaci tanto quanto lei. Sì, perché Selina è un politico pessimo, bugiardo e arrivista: infatti le sue strategie sono ridicole, le sue figuracce mediatiche e incidenti diplomatici molteplici. E i tentativi di porvi rimedio sono ancora più goffi. In pratica in Veep troviamo l’espressione peggiore della politica americana, dove la meritocrazia non esiste perché trionferà solo il più furbo.

Detta così sembrerebbe un horror, in realtà Veep è una commedia realizzata con la tecnica del falso documentario (alla maniera di The Office o Modern Family), dal cinismo sofisticato e profondamente politically incorrect. Una satira di quel mondo di cui raramente vediamo il dietro le quinte. Parla tanto questo show della vita, di quante Selina Meyer o Gary Walsh (assistente che idolatra il suo superiore anche se inetto) ci sono nella società.

Mandare la serie tv in chiaro sarebbe stato grandioso. Non solo perché Julia Louis-Dreyfus brilla nei panni di Selina (ha vinto sei Emmy consecutivi), ma soprattutto perché ci strappa tante risate là dove invece dovremmo piangere.

10) The Handmaid’s Tale

The Handmaid’s Tale, così intensa e viva, ci immerge subito nei suoi drammi. Veniamo sbattuti nella claustrofobica, angosciante e dittatoriale Gilead, dove le donne hanno perso ogni diritto. Divise in caste, le più colpite sono le Ancelle, il cui scopo è procreare in un mondo dove la natalità si è ridotta drasticamente. Le violenze che subiscono sono agghiaccianti, soprattutto perché l’autrice del libro da cui è tratto lo show ha dichiarato che non si è inventata niente: semplicemente ha attinto da vari periodi della nostra storia.

Il futuro raccontato in The Handmaid’s Tale non è poi così lontano dal nostro. La serie così incarna un potente messaggio: il sonno della ragione genera mostri. Lentamente, senza che lo realizziamo in tempo e i flashback dello spettacolo ce lo mostrano chiaramente.

Per tutto questo fa paura. Eppure per gli stessi motivi, per i valori che veicola, dovrebbe essere una priorità trasmettere questa serie tv in chiaro.

Il cast, poi, riesce a rendere perfettamente l’angoscia e le barbarie di Gilead, così come il modo in cui quel posto trasforma le persone. Con in testa la meravigliosa Elizabeth Moss nei panni dell’Ancella Offred. La musica spesso ironica, spesso dissonante alla Kubrick, poi, eleva tutto all’ennesima potenza.

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Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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