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La differenza nelle serie tv la fa il buono

Spesso si dice di come i grandi pregi di una serie tv siano legati al ruolo dell’antagonista, il cattivo – o rivale – con tanto carisma e la capacità di rappresentare uno scoglio insormontabile per i buoni lungo gran parte della storia. Protagonisti e villain sono le forze opposte che tendono la trama ai suoi limiti più estremi, regalandoci molte volte due visioni della stessa realtà tra le quali scegliere. E non è neanche così raro che il cattivo di turno abbia un’idea sulla quale concordiamo o che è per lo meno comprensibile, rendendolo così un personaggio tridimensionale e non la solita macchietta.

Come dicevamo prima, anche per ovviare ai soliti nemici copia-incollati di molti anni fa, i prodotti degli ultimi anni hanno voluto mostrare un maggiore focus e una maggiore attenzione su quell’altra parte della storia, quella più lontana a noi spettatori e al protagonista che seguiamo. A volte rendendo il cattivo un individuo così realistico da apparire come l’ennesimo personaggio con ideologie e credenze, pregi e difetti, ma mai estremizzato e pacchiano. Altre volte decidendo di invertire i ruoli di buono e cattivo, mostrandoci un prodotto dalla parte “sbagliata“, come potrebbero essere I Soprano, Breaking Bad o Dexter: serie tv il cui scopo non è raccontare di come il protagonista sia nel giusto, ma di come ogni individuo possa essere protagonista se lo si vuol mettere in quel ruolo. Anche se ai nostri occhi continuano a sembrare dei cattivi: personaggi ai quali ci siamo legati, ma pur sempre dalla parte del torto.

Alla fine il ruolo del buono è noioso, no?

Breaking Bad Walter White (dì il mio nome)

C’è questa concezione che l’essere buoni porti con se’ un range di azione molto più piccolo rispetto all’essere cattivi. Si pensa che i buoni siano semplicemente quelli che aiutano il prossimo e fanno del bene e non siamo così sicuri che la società attuale sia ancora interessata a personaggi scritti solo in questo modo. Viviamo in un mondo dove prendere la strada alternativa è divertente e trovare quel modo di parteggiare per il personaggio con cui non dovremmo farlo, ci soddisfa.

Ma non è che questo pensiero ha creato un’involuzione nella scrittura dei cosiddetti ‘personaggi buoni’? Non è che il voler a tutti i costi ‘replicare’ i vari Tony Soprano e Walter White anche in altre serie tv ha portato progressivamente a trascurare l’altro lato della medaglia? Noi crediamo di sì. Non vogliamo sostenere che gli show sopracitati siano stati un problema per il mondo delle serie tv che è venuto dopo di loro, eppure a oggi notiamo una cura molto marginale nei confronti dei personaggi buoni all’interno delle serie tv contemporanee. Sia nella concezione del pubblico, sia in quella delle produzioni, vi è stato un enorme aumento di caratterizzazioni per cattivi, antagonisti o personaggi con una personalità in penombra, con una sempre minore attenzione all’ approfondimento della scrittura del ‘buono’ di turno.

Sviluppare il buono non è difficile, anzi

È molto più semplice che sviluppare un cattivo a cui dare un ruolo rilevante nella storia. Proprio per questo motivo si era iniziato a mettere più impegno nella scrittura dei villain: perché necessitavano di più lavoro. Ma siamo arrivati a un momento storico dove i personaggi buoni delle serie tv mancano di caratterizzazione perché dati per scontati. Sembra che le produzioni pensino che il protagonista buono sarà comunque supportato dai fan, quindi non serve impegnarsi quando quell’ambito è già soddisfatto, ma non è così. Sembra quasi che il trend di oggi vada nella direzione di dare per scontato che basti una caratterizzazione semplice per il buono di turno, ma questo trend apparentemente approssimativo nella scrittura di questa categoria di personaggi rischia di depotenziare il prodotto intero.

Infatti quando un prodotto si concentra sul rendere il suo personaggio buono qualcosa di diverso dalla norma, arriviamo allo stesso livello di stupore e riconoscimento da parte del pubblico di quando lo si fa coi cattivi. Nel 1999 Aaron Sorkin stupì il mondo regalando al grande pubblico un prodotto a tema politico basato sulla bontà e la gentilezza dei suoi interpreti: qualcosa di utopistico allora e ancora oggi. The West Wing è solo uno dei tanti esempi di quanto un prodotto possa essere esaltato quando i buoni della storia hanno profondità di carattere e di scrittura.

Non a caso è ancora oggi una delle serie più premiate di sempre

E’ proprio per questo sentore di novità, di freschezza e gentilezza. In qualsiasi prodotto politico ci aspettiamo di vedere corruzione, mafia, mazzette e voglia di arricchirsi o diventare più potenti. Scritture più che ovvie nel mercato attuale, ma più difficili da sviluppare se quei personaggi dovremo arrivare ad amarli. L’amministrazione di Josiah Bartlet è riuscita a far innamorare il pubblico di ogni suo membro, tutti di gran cuore e con la voglia di far bene, ma stiamo parlando di un caso solo. The West Wing potrebbe rappresentare un’oasi nel deserto, quell’eccezione che conferma la regola, almeno fino a un paio di anni fa.

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Se parliamo di serie tv che valorizzano la bontà d’animo e dominano le premiazioni, non possiamo non citare Ted Lasso. L’ultima creazione di Bill Lawrence e Jason Sudeikis ha stupito il mondo per il suo candore e la sua gentilezza. In un mondo di personaggi che prima o poi cadono nella cattiveria o si sfogano con esplosioni di rabbia, Coach Lasso è la perfetta dimostrazione che si può essere diversi e avere successo. Sia all’interno del prodotto tra sua carriera e con i rapporti personali, sia fuori dalla serie come personaggio premiato svariate volte tra Emmy e Golden Globes. Una serie di successi che crediamo continuerà ancora a lungo e non dubitiamo del futuro radioso di questo movimento.

Una strada facile e difficile

Se ci fermiamo a riflettere e tirare le somme, quanto fatto dalle due produzioni appena citate non è impossibile. Ci è stato messo davanti un roster di personaggi buoni e a ognuno di essi è stato dato il giusto sviluppo e le giuste attenzioni. Abbiamo scoperto il perché della loro bontà, da che contesto familiare e sociale provengono, quali sono i loro mantra e cosa vogliono fare nella vita. Abbiamo conosciuto le loro ambizioni e le difficoltà che si sono poste sul loro cammino per ottenerle, vedendo il supporto che hanno ricevuto o dato ai propri colleghi per arrivare a un obiettivo comune o semplicemente vedere l’altro avere successo.

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Parliamo dello stesso processo mentale che ci spinge ad apprezzare i protagonisti dei Soprano o di Breaking Bad, ma con uno step più semplice da realizzare in quanto siamo socialmente più abituati a voler bene a qualcuno che si comporta bene. È a tutti gli effetti – come abbiamo detto nell’articolo – una strada più agevole di quella intrapresa da molti prodotti, eppure risulta complicata da concepire e mettere in atto. Perché succede questo? La risposta che ci viene da dare è che siamo condizionati da un movimento su piccolo e grande schermo ormai indirizzato verso i lati oscuri delle storie. Si è sviluppato un mindset secondo il quale ogni cattivo un tempo era buono e dobbiamo solo aspettare il momento di redenzione per apprezzarlo al meglio.

Se ci pensiamo – però – fa sorridere che non siano tanto le azioni presenti dei cattivi a farci innamorare di loro, ma tutto il prima e il dopo del loro personaggio. Quei momenti storici in cui un po’ di bontà si mostra nelle sagome nere del loro cuore. Perché gli spettatori delle serie tv, che lo dicano o meno, cercano sempre quel poco di bontà per motivare il proprio amore: siamo disposti ad accettarne poca pur di essere felici, ma non siamo disposti ad ammettere che averne ancora di più sarebbe meglio.

Mai come in questo caso ci verrebbe da dire: cosa è un buono, se non un cattivo che ha preso una strada diversa nella vita? Una strada più simile alla nostra, dalla quale vorremmo allontanarci per sentirci diversi, senza capire che è proprio quella strada che dovremmo apprezzare e valorizzare. Tutti vogliono essere buoni, anche i cattivi dal loro punto di vista: tutti, tranne gli spettatori.

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