Ci sono serie televisive che raccontano storie. E poi ci sono quelle serie tv da vedere assolutamente che decidono di fare un passo ulteriore: raccontare una storia dentro un’altra storia. È il meccanismo della metatelevisione. In pratica, lo spettatore guarda una serie che contiene al suo interno un altro programma televisivo. Una sorta di televisione dentro la televisione. Un gioco di specchi che permette agli autori di prendere in giro il mezzo, analizzarlo e, qualche volta, raccontarne anche i lati più assurdi. Il risultato può essere sorprendentemente brillante. Soprattutto quando lo show inventato diventa così credibile da farci pensare: “Aspetta, ma io questa serie la guarderei davvero”.
Da Reboot a 30 Rock, passando per WandaVision, BoJack Horseman e The Comeback, abbiamo quindi cinque esempi perfetti di serie tv da vedere quando si vuole andare oltre la semplice storia.Perché sì, in questi casi non stiamo soltanto guardando una serie. Stiamo guardando qualcuno che guarda una serie mentre la sta producendo. E a un certo punto viene quasi il mal di testa.
Reboot e la sitcom che deve tornare in vita
Partiamo da Reboot, probabilmente l’esempio più esplicito del concetto. La serie di Steven Levitan ruota attorno a Step Right Up, una sitcom familiare immaginaria degli anni Duemila che viene riportata in vita da Hulu. Il vecchio cast viene richiamato per realizzare una nuova versione dello show. Il problema? Nel frattempo sono passati quasi vent’anni e nessuno è rimasto esattamente quello di prima.
La cosa interessante è che Step Right Up non deve essere realmente bello. Anzi, deve sembrare esattamente quel tipo di sitcom familiare un po’ ingenua che negli anni Duemila avrebbe potuto conquistare milioni di spettatori. Ed è proprio qui che Reboot diventa una delle serie tv da vedere per chi ama capire come funziona la televisione.
La serie prende infatti in giro la mania contemporanea dei reboot, ma contemporaneamente riflette sul cambiamento del pubblico, sulla comicità e sul conflitto tra vecchia e nuova generazione di autori. È una sitcom che parla della costruzione di una sitcom. E già questo dovrebbe farvi capire quanto sia meta.
30 Rock e il caos dietro TGS
Se parliamo di televisione che prende in giro se stessa, 30 Rock è praticamente materiale da laboratorio. La serie segue Liz Lemon, interpretata da Tina Fey, e il gruppo di autori e interpreti che lavora a TGS with Tracy Jordan, il programma comico immaginario prodotto negli studi della NBC. TGS nasce come The Girlie Show e diventa poi il programma che conosciamo quando Tracy Jordan entra nel cast.
Il punto geniale è che TGS funziona come un vero programma televisivo. Ha autori, produttori, attori, dirigenti, problemi di ascolti e continue guerre interne. In altre parole, è praticamente una serie tv da vedere per capire quanto possa essere assurdo lavorare in televisione. E naturalmente 30 Rock non si limita a raccontare la produzione. La usa per satirizzare l’industria dell’intrattenimento, i network, gli ascolti e la ricerca disperata del pubblico.Il risultato è una gigantesca matrioska televisiva: guardiamo una serie su una redazione che produce un programma comico che prende in giro la stessa televisione che stiamo guardando.
Semplice, no? Assolutamente no. Ma è questo il bello.








