“Mi spiace, non la guardo: non è il mio genere“. Quante volte abbiamo ricevuto un no grazie come risposta su consigli per serie tv da vedere? Il principio è giusto e sacrosanto. Ciascuno ha le sue preferenze in fatto di serie tv. Ci sono gli amanti delle comedy, quelli dei period drama, quelli del crime investigativo, del procedural drama, del fantasy o dello sci-fi. Si potrebbe andare avanti a lungo. Esistono delle categorie proprio per semplificare la scelta e agevolare gli spettatori. Ognuno sceglie in base ai propri gusti e c’è chi non osa mai perché sa che un certo genere televisivo non gli piace. Tutto vero, tutto logico. Ma esistono anche dei prodotti che sfuggono a queste dinamiche e che si rivelano delle sorprese anche per chi non si definirebbe a priori un fan del genere di appartenenza.
Ci sono serie tv trasversali, che pur portando un’etichetta, parlano a un pubblico molto più vasto. La classificazione in generi sta diventando sempre più labile. Esistono le dramedy, che mettono insieme commedia e dramma, e sempre più spesso ci capita di imbatterci in prodotti ibridi, per i quali trovare una collocazione rigida diventa difficile. Qualche volta incappiamo in prodotti che valicano i confini del genere di appartenenza. Se una serie tv si sviluppa in un determinato modo – adottando un linguaggio universale, che è quello della qualità – riesce ad attirare l’interesse di un pubblico più esteso rispetto al target di riferimento. Quando questo capita, vuol dire che il lavoro fatto da una serie tv ha prodotto i suoi frutti.
In questa lista, proponiamo otto serie tv da vedere che vanno interpretate proprio in quest’ottica. Si tratta di opere difficili da incasellare in un genere. Prodotti che parlano un linguaggio che va oltre il proprio recinto e si dimostra in grado di parlare a tutti.
1) The Pitt – Medical
Una serie tv da vedere uscita di recente è The Pitt, che ha già convinto la critica e sta conquistando anche il pubblico. Lo show è ambientato in un pronto soccorso, il Medical Trauma Center di Pittsburgh, soprannominato dai medici che ci lavorano “il pozzo”, the pitt. Ogni puntata è ambientata nelle corsie del pronto soccorso, dove il dottor Michael “Robby” Robinavitch guida la sua squadra di studenti e specializzanti tra i vari casi che si presentano ogni giorno. Un episodio corrisponde a un’ora di servizio al pronto soccorso, una delle 15 di cui è composto un turno. La serie tv, disponibile in Italia su Sky, è un medical drama, nel senso che è ambientata in un ospedale e ha per protagonisti dei medici.
È anche un medical drama puro, nel senso che si cala totalmente nel contesto dell’ospedale. La regia ci accompagna nelle corsie del pronto soccorso facendoci vivere la concitazione e l’adrenalina del momento. Ma The Pitt non è solo un medical drama. O meglio non è una di quelle serie tv da vedere solo se si è appassionati del genere.
Lo show riesce infatti a conquistare un pubblico trasversale proponendo un racconto focalizzato sulla realtà che vediamo. Anche la tecnica narrativa, con le continue interruzioni nei singoli filoni narrativi, chiama il pubblico a staccarsi dagli schemi abituali e abbracciare una dimensione diversa, più complessa e più autentica. Come dicevamo nella recensione al quinto e sesto episodio, The Pitt racconta il mondo esterno trasformando il Trauma Medical Center di Pittsburgh in una finestra sulla realtà. Uno scorcio dal quale osservare non solo il lavoro di medici e infermieri in condizioni di stress assoluto, ma frammenti di vite e relazioni che raccontano bene il mondo in cui oggi viviamo. Sarà forse per questo che lo show, targato HBO, ha attizzato anche i palati di quella fetta di pubblico che non è proprio affine al genere medical.
The Pitt sta avendo un enorme successo e si è già distinta agli Emmy, dove il riconoscimento è arrivato anche per la performance di Noah Wyle, che interpreta il protagonista dello show.
2) The Boys – Supereroistica
The Boys è tra le serie degli ultimi 10 anni che più di tutte hanno dimostrato la capacità di generare hype e di sbalordire sempre il pubblico, ogni volta di più. Si tratta di un prodotto originale, che utilizza un linguaggio anticonvenzionale e che non è propriamente catalogabile in un genere, perché prende tanti elementi diversi e li mescola tra loro. Il risultato è un’opera ironica, macabra, splatter, politicamente scorretta, comica, drammatica. Più generi si fondono tra loro in questa serie tv che ha per protagonisti dei supereroi. Il fatto che la visione supereroistica sia rovesciata fa di The Boys una serie tv da vedere anche per i non appassionati del genere. Non è infatti il classico racconto di supereroi.
Qui gli uomini in maschera sono il più delle volte pavidi, spregevoli, pieni di insicurezze e un po’ folli. Non hanno nessuna grande qualità dei supereroi dei fumetti. Sono, al contrario, i cattivi da detronizzare. Gli eroi veri (sarebbe più corretto parlare di antieroi) sono gli uomini comuni, quelli non dotati, gli individui ordinari che non possiedono nessun potere. Non è una lotta tra bene e male, è una guerra totale in cui prevalgono rabbia, vendetta, invidia e sentimenti negativi. C’è tanto black humour in The Boys, tanto politically uncorrect. Il linguaggio di questo show targato Amazon Prime Video stravolge i canoni del genere. Un racconto dei supereroi che prende in giro i supereroi riesce a guardare a un pubblico trasversale.
Non serve essere appassionati degli eroi della Marvel per approcciarsi a questa serie. Anzi, il fatto di non essere propriamente fan del filone supereroistico potrebbe essere un punto a favore.
The Boys parla molto delle debolezze degli uomini e delle regole di comunicazione che governano il nostro mondo. È uno sberleffo in faccia alle grandi multinazionali, una parodia delle moderne propagande. In The Boys c’è politica, guerra, azione, fratellanza, tradimento. Tanti macrotemi incorporati in un racconto visivamente potente e che è stato in grado di conquistare il pubblico proprio per la chiave di lettura originale che ha offerto agli spettatori. È quindi una di quelle serie tv da vedere anche e soprattutto da non appassionati del genere. Tant’è che stanno avendo successo anche tutti gli altri progetti correlati alla serie madre, a partire da Gen V, lo spinoff da poco rilasciato su Amazon Prime Video che è già molto più di uno spinoff.
3) Dexter – Crime
E veniamo a Dexter, una serie tv che fa quasi impressione definire solo un crime. Dexter non ha bisogno di presentazioni. La serie è tra le più acclamate di sempre e sta rivivendo i vecchi fasti con i suoi spinoff andati in onda proprio di recente. Dexter è un crime, è vero. Ma quanto può risultare riduttiva questa etichetta per un prodotto del genere? Dexter è molto di più e non serve un fan della serie per spiegarlo. Già le premesse vanno oltre la semplice catalogazione di crime, ma per uno show che è andato avanti così a lungo nel tempo, gli elementi di forza sono tanti e non vanno in un’unica direzione. Il prodotto rispecchia i canoni della serie crime e lo fa proponendo uno spettacolo di altissimo livello. Ma quei canoni li supera tracciando i contorni di una storia che è tanto, ma tanto di più.
Dexter parla di omicidi e di un serial killer – lui, Dexter Morgan – che li commette per rispondere a un proprio codice morale. È una specie di giustiziere della notte che ha una personalità di giorno e una quando è lontano dal lavoro, nell’ombra della notte. Tutta la parte che riguarda gli omicidi è interessante e solitamente appassiona gli amanti del crime. Ma sono le ragioni che spingono il protagonista a commettere quei delitti che rappresentano la chiave veramente interessante dello show. È la vicenda umana di Dexter che appassiona, il suo modo di essere e le ragioni che lo hanno portato a essere così. Non esageriamo se definiamo questo show una tappa importante nella storia della televisione.
E quando si ha davanti un prodotto di questa portata, che travalica i limiti del genere di riferimento e si impone come un must per gli amanti di serie tv, è impossibile fare riferimento solo al crime, al fantasy, al giallo, alla comedy o quel che sia. Parliamo di opere di carattere universale, che quindi possono ammaliare anche i non appassionati del genere.
4) Nobody Wants This – Rom-com
Alla sola espressione “commedia romantica“ una buona fetta di fruitori di serie tv scapperebbe a gambe levate. Il genere rom-com non mette sempre tutti d’accordo. Le serie tv di questo genere si contraddistinguono per il tono leggero, le dosi abbondanti di romanticismo e l’alchimia tra i due personaggi principali. Nobody Wants This si è presentata sotto questa etichetta. In realtà però, è una serie tv da vedere per svariati altri motivi. Un prodotto che non avevamo visto arrivare. Netflix l’ha inserita nel catalogo senza pubblicizzarla più di tanto. Sembrava uno dei tanti titoli destinati a scomparire dopo qualche settimana e invece Nobody Wants This è stata una piacevolissima sorpresa.
La trama è incentrata attorno a una storia romantica. Lui un rabbino, lei un’autrice di podcast sulle sue esperienze sessuali. Lui un tipo riflessivo e religioso, lei una libertina senza pudore. La classica dinamica degli opposti che, chissà per quale motivo, si attraggono. C’è una grossa componente sentimentale, perché i due si piacciono e anche tanto e lottano contro le convenzioni per trovare un punto di contatto. Ma sarebbe sbagliato infilare Nobody Wants This nella categoria delle commedie romantiche senza apprezzarne tutte le sfaccettature. Questa serie infatti riesce a conquistare anche l’attenzione di un pubblico che non ama le rom-om. Ci sono persino tanti denigratori del genere che sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla serie.
Il merito è del suo tono ironico, con il quale riesce a stemperare gli accenti più romantici. E anche – e soprattutto – dei suoi interpreti principali.
Adam Brody e Kristen Bell sono due volti noti, soprattutto a un certo pubblico. È come se la serie avesse voluto strizzare un po’ l’occhio ai millennials, quella generazione cresciuta guardando The O.C. e Veronica Mars in televisione. Sarà forse anche per questo che Nobody Wants This è riuscita a intercettare un pubblico così variegato. È come se una certa generazione avesse sentito il richiamo del passato e della nostalgia della tv di un tempo. Ma, questioni di cuore a parte, Nobody Wants This è davvero una gran bella serie tv da guardare perché riesce a essere ironica e leggera e si rivela in grado di proporre una storia di romanticismo che però risulta gradevole anche chi non è proprio un fan accanito delle trame sentimentali.
5) Welcome to Wrexham – Docuserie sportiva
Passiamo a un genere diverso con Welcome to Wrexham, la docuserie sportiva rilasciata da Disney+. Lo show racconta l’avventura del Wrexham, un club calcistico gallese acquistato da Ryan Reynolds e Rob McElhenney. La squadra è una realtà sconosciuta per i più. La lega gallese non è esattamente la Premier League e non ha l’appeal dei grandi campionati di calcio. Ma l’obiettivo dei produttori era proprio questo: proporre una storia diversa su una squadra di calcio. Raccontare un progetto che mette radici in una realtà sconosciuta e farlo con la giusta credibilità e con un tono originale. Welcome to Wrexham è una docuserie che non ha appassionato soltanto i fan del calcio.
È il racconto di come un progetto partito da zero possa arrivare al successo (oppure no). Wrexham, la sua squadra, i suoi tifosi fanno parte di una comunità più vasta, che abbraccia varie dimensioni. Il fatto che due nomi pesanti come Ryan Reynolds e Rob McElhenney siano i promotori del progetto è stato sicuramente un punto a favore della serie. Non si tratta di due sconosciuti che acquisiscono una squadra, ma di volti noti del mondo dello spettacolo che si mettono in gioco per valorizzare un progetto. Entrambi si sono calati con grande entusiasmo e grande rispetto nel nuovo ruolo.
Hanno raccontato il calcio vissuto dal basso, la comunità nel suo spirito più autentico. Sono tante le difficoltà che i proprietari hanno dovuto affrontare nel mettere in piedi la squadra e proiettarla verso traguardi all’apparenza irraggiungibili.
Il tono della serie è a volte anche irriverente e non ha paura di criticare l’operato degli stessi proprietari. Quello del Wrexham è il più antico club di calcio al mondo e il modo in cui la comunità si sente legata alla squadra è commovente. È bello vedere le differenze di prospettiva tra i tifosi della squadra, gli addetti ai lavori che sono dietro le quinte e i due attori di Hollywood che sembrano spuntare fuori da una realtà completamente diversa. Il Wrexham diventa un progetto imprenditoriale, ma resta pur sempre il sogno di una comunità che ha sempre vissuto e si è alimentata di calcio.
Il tono dello show, le sue trovate originali, il contrasto tra la cultura gallese e i progetti “hollywoodiani” dei due nuovi proprietari hanno fatto di questo prodotto di Disney+ una serie tv da vedere anche per gli spettatori che non sono appassionati di docuserie sul calcio.
6) For All Mankind – Fantascienza
For All Mankind è un’altra serie tv imponente e spesso troppo sottovalutata. Siamo dalle parti del genere di fantascienza, ma con una serie talmente ben fatta che la sua catalogazione è poco importante. For All Mankind è una serie tv da vedere assolutamente su Apple TV+, uno dei tanti diamanti tirati fuori dalla piattaforma. È un’ucronia, una sottocategoria del genere fantascientifico che riscrive la storia e la immagina sotto forma diversa. Nello show di Apple TV+ non è stato Neil Armstrong a fare il primo passo sulla Luna, ma i sovietici. La serie immagina dunque come sarebbe stata la storia se la guerra alla conquista dello spazio l’avessero vinta i russi invece degli americani.
Sono uscite già quattro stagioni dello show e il livello qualitativo della serie non è sceso neanche di un millimetro. L’etichetta del genere sci-fi potrebbe essere fuorviante per chi volesse accostarsi alla serie. La fantascienza è qui solo uno strumento, non il fulcro del progetto. Serve a dare una cornice alla serie, ma il focus della narrazione è sui rapporti umani, sulle storie degli uomini. C’è dunque la fantascienza, certo, ma ci sono anche tanta psicologia, tanta filosofia e antropologia. For All Mankind è un’opera sugli uomini, progettata con una scrittura talmente brillante da poter accontentare tutti, anche i non appassionati di sci-fi.
7) Underdogs – Docuserie sulla natura
Underdogs è invece una serie tv che ha appena riscritto le regole del genere documentaristico. Uscita un po’ in sordina, Underdogs ha piano piano conquistato il pubblico andando ben oltre i limiti del suo target di riferimento. Quando si parla di documentari naturalistici, non proprio tutti fanno i salti di gioia. Bellissima la qualità delle immagini, bellissimi gli scenari e le riprese, ma la maggior parte degli spettatori si sofferma a guardare prodotti di questo genere solo per poco. Possiamo dire che, tra le serie tv da guardare, i documentari sulla natura sembrano riservati a una nicchia di appassionati per i quali questa serie rappresenta un po’ una novità. Underdogs non è invece un prodotto di nicchia. Al contrario, presenta elementi che possono andare a genio a una fetta molto più ampia di spettatori.
È un’opera pop, per quanto possa sembrare assurdo. Il documentario, prodotto da Maximum Effort e con la colonna sonora dei Green Day, presenta elementi totalmente rivoluzionari rispetto a quello a cui siamo abituati. È un documentario sulla natura che non ha il linguaggio del documentario sulla natura. La voce narrante è quella di Rayn Reynolds, non esattamente un grande frequentatore di lunghi e noiosi reportage sulla natura. Con il suo tono irriverente, Reynolds racconta gli animali e le loro curiosissime abilità. E lo fa in un modo che non si discosta troppo dalla maniera in cui commentava le sue disavventure in Deadpool. È proprio nel tono che sta la prima grande rivoluzione di Underdogs, che è quindi una serie tv da vedere non solo per la nicchia ristretta di appassionati.
L’impostazione, la filosofia su cui regge e il tono con cui si presenta ne hanno fatto un prodotto che non è davvero incasellabile nel genere di appartenenza.
8) Andor – Fantascienza/Star Wars
E infine: Andor. Una delle migliori serie tv degli ultimi anni. Una gemma del piccolo schermo, in alcuni tratti di una bellezza abbagliante. Parliamo della serie tv che espande ulteriormente l’universo di Star Wars, un franchise così collaudato che ogni prodotto a esso associabile diventa già in partenza un colpo riuscito. Almeno quasi sempre. Quando parliamo dell’universo di Star Wars stiamo sondando una galassia talmente vasta da perderci nell’offerta di titoli. I film della saga, le serie animate, i prequel, i sequel e gli spin-off di ogni genere. È da decenni che va avanti la saga di Star Wars, un sempreverde che non conosce la via del tramonto. Chi ama la saga ha la possibilità di spaziare nel suo universo col rischio di perdersi (provate a fare un giro sulla sezione di Disney+). Ma non tutti i prodotti ispirati a quel mondo hanno avuto la stessa fortuna. E soprattutto, non tutti hanno il medesimo tasso qualitativo.
Andor è tra quelle proposte che brillano.
E verrebbe quasi da dire che brillano di luce propria, nel senso che potrebbero anche staccarsi dal franchise e avere comunque successo. Andor è una serie tv da vedere innanzitutto per la sua altissima qualità. Opera stilisticamente pregevole, la serie di Disney+ è scritta in maniera sopraffina. La sceneggiatura è da grande serie tv e tutto il contorno non è da meno. A leggere la trama, si potrebbe pensare che si tratta di uno di quei prodotti di nicchia che parlano esclusivamente al loro pubblico di riferimento. Andor invece non è una serie tv riservata agli amanti di fantascienza. La fantascienza c’è ed è una premessa indispensabile, ma la serie tv di Disney+ va oltre. Molto oltre.
Più la si guarda, più si resta affascinati non solo dal mondo che racconta, ma da tutte le connessioni possibili che possiamo trovare con il nostro passato e la nostra realtà. Ci sono episodi talmente forti all’interno delle sue due stagioni che basterebbero anche solo quelli a vincere le perplessità di più dubbiosi. Andor è tra quelle serie tv da vedere che trascendono il genere di riferimento per parlare a un pubblico più ampio.
Un pubblico che può persino essere composto da spettatori slegati dal mondo di Star Wars. Non bisogna essere necessariamente fan della saga per apprezzare questa serie tv che vive di vita propria. Certo, molte connessioni potrebbero risultare distanti o incomprensibili per chi non è un frequentatore assiduo della saga, ma Andor funziona benissimo anche come serie indipendente. E lo prova il grande successo che sta avendo, non solo – appunto – tra gli appassionati e i fedelissimi di Star Wars.














