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The Pitt 1×05/1×06 – La conferma: una serie che serve, ora più che mai

I medici del Trauma Medical Center di Pittsburgh di The Pitt

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Nel corso delle ultime settimane abbiamo analizzato The Pitt da prospettive differenti. Nel primo caso, come evidenziato nella recensione della puntata d’esordio, abbiamo messo in risalto la struttura narrativa solida e matura di questo medical drama, una ventata d’aria fresca in un genere che da anni faticava a sorprendere. Nella seconda recensione, invece, abbiamo evidenziato l’aspetto emotivo della Serie Tv targata HBO, concentrandoci sulla delicatezza con cui – nonostante tutto – ha saputo rappresentare il tema della morte. Numerosi, insomma, sono stati gli elementi che The Pitt ha portato alla luce nel corso di queste sei puntate, attirando sin da subito l’attenzione del pubblico.

Ed è proprio questo uno degli aspetti su cui vale la pena soffermarsi oggi: il ruolo del pubblico in questa Serie Tv. Il modo in cui gli spettatori hanno imparato ad apprezzarla fin dal principio, per ragioni ben precise che questi due nuovi episodi hanno messo in risalto con estrema chiarezza.


The Pitt è bella, intensamente bella. Matura, consapevole, strutturata. Ma è anche qualcosa di più: un’opera che infrange i confini tra realtà e finzione, trasformandosi in testimone, osservatrice vigile e narratrice dell’attualità. Di ciò che accade intorno a noi. Senza sconti, senza filtri edulcoranti. The Pitt è, proprio per questo, una Serie Tv urgente e profondamente necessaria

The Pitt è una serie tv in arrivo su Sky e Now
Credits: HBO

Un episodio, come sappiamo, corrisponde a un turno in ospedale. Una struttura narrativa che è fin da subito diventata uno dei punti di forza della Serie Tv. L’ambientazione è unica, il tempo scorre rapido, ci disorienta. Come in un vero ospedale, i medici corrono da una parte all’altra delle corsie, portando con sé anche noi. Non c’è tempo per concentrarsi su un solo paziente – come spesso accade nelle altre Serie Tv del genere, in cui ogni puntata racconta un caso – né per approfondire ogni singolo dettaglio. Dobbiamo limitarci a cogliere l’essenziale, il necessario. Per funzionare e rispecchiare la realtà, The Pitt e la televisione devono trovare un equilibrio narrativo, che qui si concretizza nell’interruzione.

Un’interruzione costante, continua, che blocca una storia – anche la più coinvolgente – per presentarne un’altra, un nuovo caso da affrontare. Il telespettatore, magari coinvolto da un determinato paziente o vicenda, si ritrova così costretto a mettere in pausa il proprio interesse, aspettando con pazienza che quel filo narrativo venga ripreso. Ma questo potrebbe accadere solo nei prossimi episodi. In The Pitt non esistono certezze. Il tempo avanza in modo frenetico e, come in un pronto soccorso reale, la priorità è dettata dalla gravità. In un panorama televisivo che corre per conquistare attenzione, questo meccanismo avrebbe potuto rappresentare un ostacolo per la Serie Tv: un elemento capace di allontanare una parte del pubblico, avvicinando solo una nicchia. Ma così non è stato. E il motivo va ricercato nell’urgenza – accettata e interiorizzata anche dal pubblico – di guardare questa Serie Tv.

In questi episodi più che mai (come sempre disponibile su Sky e NOW) The Pitt ha oscillato tra volti noti e nuovi arrivi. Attraverso diagnosi, patologie e storie cliniche dal forte impatto emotivo, la Serie Tv targata HBO ha raccontato il mondo esterno, trasformando il Trauma Medical Center di Pittsburgh in una vera e propria finestra sulla realtà. Madri incapaci di riconoscere ai figli il diritto di scegliere, anche quando quella scelta è sacrosanta. Genitori costretti a salutare un figlio, la più innaturale delle sofferenze. Furti che, sotto la superficie, nascondono il bisogno disperato di essere visti dal mondo lì fuori. E ancora: il ruolo di internet nella medicina e la nascita di professionisti fittizi.


Tutto questo viene raccontato in The Pitt con equilibrio, senza mai indulgere nella finzione o tradire la verosimiglianza. Ogni evento mostrato nella Serie Tv non solo è credibile, ma riflette ciò che accade ogni giorno, in un mondo che continua a implorare una tregua. Una pausa. Ed è proprio lì che Robby, insieme a tutto il personale, cerca di fare la differenza, aprendo il vaso di Pandora e affrontando, senza paura, tutto ciò che ne emerge.

I protagonisti di The Pitt durante un'emergenza
Credits: HBO

The Pitt chiarisce fin da subito la necessità di un approccio umano. Sempre. Solo attraverso l’empatia, la vicinanza, il rispetto e il riconoscimento profondo che tutti siamo uguali – e che la dignità appartiene a ciascuno in egual misura – le cose possono migliorare, anche quando sfuggono al nostro controllo. È proprio per questo che la Serie Tv HBO dedica particolare attenzione alla relazione tra medici e pazienti, evitando diagnosi fredde e distaccate, costituite da linguaggi tecnici incomprensibili a chi non ha una formazione medica.


Attraverso questo aspetto, The Pitt riporta il medical drama alla sua essenza più autentica, permettendogli di parlare del mondo attraverso il linguaggio della medicina. L’intrattenimento fatto di amori, tradimenti, rivalità e colpi di scena viene quasi del tutto messo da parte. I medici, come mostrato in queste due puntate, possono anche scontrarsi, ma dietro i loro conflitti non c’è quasi mai una questione personale. Si tratta sempre e soltanto di medicina. È questa a guidare l’intera struttura narrativa, come in ogni vero medical drama che si rispetti. In The Pitt non c’è spazio per altro che non abbia a che fare con questo.

Ed è proprio per questo che, con sole sei puntate all’attivo, The Pitt è già riuscita a dimostrare al pubblico che gli Emmy ci avevano visto giusto. Di fronte a noi c’è un gioiello: prezioso, comprensibile, attuale. Ed è proprio questa la ragione per cui è così amato, nonostante sia privo di quell’intrattenimento più convenzionale che solitamente attrae un pubblico più ampio. The Pitt è una Serie Tv bellissima, ma lo diventa ancor di più quando si realizza che non è solo un racconto da guardare: è una necessità collettiva, un’urgenza narrativa e umana, tanto dietro quanto davanti alla macchina da presa.

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