3) How to Get Away With Murder

How to Get Away with Murder non ti lascia respirare. È questa la verità. Ogni episodio sembra progettato per mandarti nel panico, sconvolgere tutto quello che credevi di aver capito e obbligarti a premere immediatamente episodio successivo per riuscire a capirci qualcosa.
Fin dall’inizio la serie ti getta dentro un vortice di omicidi, segreti e processi morali dove nessuno è davvero innocente. Annalise Keating è il centro assoluto di questo caos: magnetica, imprevedibile, devastante. Ogni volta che entra in scena hai la sensazione che qualcosa stia per esplodere. E puntualmente succede. E insieme a lei, un gruppo di aspiranti giuristi che frequentano il corso di diritto penale. Ma quella teoria con Annalise Keating si trasforma presto in pratica quando cinque di loro vengono scelti per seguirla nei casi più importanti. Presto però quei casi da risolvere diventeranno qualcosa di molto più grave, qualcosa che li riguarda tra tradimenti, colpi di scena, segreti e omicidi.
La struttura narrativa è la sua arma più pericolosa. Flashforward, rivelazioni improvvise, bugie dentro altre bugie: la serie ti manipola continuamente, ti convince di aver capito tutto e subito dopo ti dimostra che non avevi capito niente. È un continuo stato di tensione emotiva che rende impossibile interrompere la visione.
Ma il vero colpo basso è che, oltre al thriller, riesce a costruire personaggi emotivamente fragili, distrutti, pieni di traumi e dipendenze. Ti affezioni a loro anche quando fanno cose orribili. E al tempo stesso li detesti quando non imparano mai dai loro errori. Ma continui. Ancora una puntata. Ancora un segreto da scoprire. Un crollo emotivo da vedere. Fino alla fine. Fino a quel finale che ancora oggi riteniamo essere uno dei migliori degli ultimi dieci anni.





