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Le 5 Serie Tv comedy più sottovalutate presenti su Netflix

Serie Tv comedy sottovalutate
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Molto spesso nel calderone del catalogo di Netflix finiscono per disperdersi serie tv di alto valore. Vuoi per una campagna di sponsorizzazione deficitaria, vuoi per l’ampio numero di serie a disposizione, dei veri e propri gioielli restano per anni in “soffitta”. Tantissimi sono i casi di serie tv comedy sottovalutate (soprattutto in Italia) che andrebbero riscoperte. Abbiamo selezionato per voi le più geniali di sempre, disponibili su Netflix. Si ride tanto e con originalità ma si riflette anche grazie alla profondità che ognuno di questi prodotti riesce a veicolare.

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Se pensando alle comedy avete in mente serie dalle situazioni trite e ritrite, preparatevi a ricredere: riferimenti arguti, personaggi magnetici, intrecci degni del miglior noir e uno sguardo critico che vi sorprenderà. Ecco le cinque serie tv comedy più sottovalutate su Netflix!

1) The IT Crowd

Tra le serie tv comedy sottovalutate The IT Crowd è la comedy alternativa per eccellenza. Iconica, venerata da uno zoccolo duro di intransigenti fan, è però molto meno nota al grande pubblico. La recente aggiunta al catalogo italiano di Netflix può forse rappresentare l’occasione per un meritato rilancio come accaduto per The Office US o Community.

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The IT Crowd forse non ha l’ironia travolgente di queste altre comedy ma ha un’originalità che difficilmente possiamo riscontrare in altri prodotti. Per certi versi rappresenta una commedia classica, con personaggi piuttosto rigidi nella loro configurazione e senza una particolare evoluzione di trama. Il primo episodio data al 2006 quando Friends e Scrubs già avevano fatto da spartiacque per un nuovo modo di intendere la comicità, orientato verso l’attenta evoluzione psicologica e la profondità da drama.

The IT Crowd rifugge da questi prototipi per adottare uno stile più canonico in cui l’iconicità dei personaggi è data proprio dalla loro immutata e immutabile personalità. La storia è quella di due tecnici informatici di una prestigiosa azienda, relegati nel seminterrato della stessa, e di Jen che, mentendo sul proprio curriculum, finisce per diventare la loro relationship manager nonostante la totale ignoranza nel campo dei computer.

Roy e Maurice, i due informatici, sono i tipici geek, goffi e impacciati nella vita sociale quanto geniali e appassionati del loro campo di appartenenza. L’ironia scaturisce perciò dalle interazioni tra i due e Jen, negli incontri-scontri, nelle incomprensioni che spesso hanno come sfondo proprio il mondo informatico. The IT Crowd si caratterizza per un citazionismo forsennato e rappresenta senza dubbio un prodotto di nicchia proprio per questo.

Rispetto a una The Big Bang Theory, capace di dare l’infarinatura nerd ma aprirsi alla comprensione del vasto pubblico, The IT Crowd parla un linguaggio tutto suo per nulla divulgativo che solo il tempo riuscirà a farvi diventare familiare. La forte stereotipizzazione dei caratteri, tutt’altro che un difetto, è poi una scelta voluta: l’ironia più irresistibile deriva proprio dalla totale incapacità tanto degli uni quanto dell’altra di riuscire a far collimare le rispettive prospettive.

Come conseguenza si hanno la costante incomprensione e l’assurdità delle scelte compiute dai protagonisti, vittime del loro autistico modo di stare al mondo. Ma The IT Crowd è anche più di questa ironia citazionistica: lo show con la sua patina tipicamente british, non facilmente apprezzabile da tutti, rappresenta anche una sentita critica alla società inglese e alle sue ipocrisie, messe in scena con eccessi ed esasperazioni utili ai fini comici.

Insomma, se amate una comicità più raffinata, siete avvezzi allo humor britannico e non disdegnate anche un approfondimento sociale, rimarrete estasiati da The IT Crowd. Quattro stagioni e uno speciale finale che vi aspettano tutte su Netflix.

2) Arrested Development

Una serie che ha fatto la storia della comicità televisiva, capace di spalancare le porte ad alcuni dei nostri show più amati precorrendo i tempi e adottando tecniche di ripresa e montaggio funzionali a una esilarante comicità. Tutto questo e molto, molto di più è Arrested Development troppo colpevolmente ignorata dal pubblico al momento dell’uscita, nel 2003.

Per certi versi le cause di questo mancato successo sono imputabili proprio all’avanguardismo della serie che il pubblico non seppe apprezzare. Il rilancio a opera di Netflix, però, ne ha avviato la parziale riscoperta che già ha portato alla formazione di un nugolo di nuovi fan in tutto il mondo. Ha fatto seguito una quarta stagione, prodotta proprio da Netflix nel 2013 e una quinta a cavallo tra il 2018 e il 2019.

Ma di cosa parla Arrested Development? A dispetto della sua natura di comedy si tratta di una serie estremamente complessa con tanti rivolgimenti, intrecci e un gran numero di personaggi, tutti incredibilmente irresistibili. Essenzialmente è la storia della famiglia Bluth che, a causa di un tracollo finanziario, si rimette nelle mani del giovane Michael (un monumentale Jason Bateman), il primogenito, che avrà l’arduo compito di tenere unito il gruppo e andare incontro alle esigenze di tutti.

Apparentemente si tratta di una critica alla borghesia americana. I Bluth, infatti, sono cresciuti negli agi e fanno sfoggio di tutti i difetti che la ricchezza porta con sé, dalla frivolezza, al narcisismo, alla totale incapacità di stare al mondo. In un carosello di personaggi fuori di testa, Michael rappresenta la bussola morale e materiale, un individuo comune che spicca e cerca di dare assennatezza a questo gruppo improponibile di parenti.

In senso più ampio, però, la critica di Arrested Development si estende a tutta la società americana, annichilita nei propri agi, vanesia e inconsistente in ogni atteggiamento. L’espediente comico scaturisce così da questi eccessi di persone allo sbando, scollegate dalla realtà e incapaci di dare profondità alla propria vita. Macchiette che risultano irresistibili anche grazie alla forza delle loro contraddizioni e a una capacità di resa scenica eccellente.

I salti temporali tra momenti e spazi diversi della giornata mettono in risalto le finzioni e promesse disattese dei protagonisti contribuendo a una resa comica di originalità unica. Arrested Development è un gioiello unico, troppo a lungo trascurato: è arrivato il momento di recuperarlo.

3) American Vandal

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Geniale è dir poco per una serie che è inspiegabilmente passata in sordina dopo la sua uscita su Netflix nel 2017. Si tratta forse del gioiello più inaspettato che potete scoprire sul catalogo della piattaforma di streaming. Produzione originale Netflix, American Vandal è la storia di Dylan, espulso dalla scuola perché accusato di un grave atto vandalico: le auto di molti professori sono state imbrattate con raffigurazioni falliche.

La formula del racconto è quella del mockumentary, la stessa lanciata da Arrested Development. Si tratta di una scelta registica geniale perché capace di concretizzare al meglio la formula parodica dello show. L’azione si concentra infatti sul tentativo dello studente Peter Maldonado, giornalista scolastico, di venire a capo della vicenda. Ne scaturisce una esilarante parodia del genere crime e in particolare dei ben noti documentari polizieschi che seguono i detective e i principali protagonisti nella ricostruzione degli eventi.

Naturalmente la frivolezza della situazione (un ridicolo atto vandalico) accentua il carattere ironico della narrazione. Ma sarebbe nulla senza la straordinaria e totalmente inaspettata trama che caratterizza lo show. Nonostante i chiari intenti da comedy, infatti, American Vandal non ha nulla da invidiare ai migliori polizieschi. Per quanto assurda, la storia conquista e intriga incredibilmente e l’avanzare delle indagini rivela una complessa trama fatta di colpi di scena, piste cieche e tentativi di depistaggio.

Verranno fuori diversi altarini e le reali motivazioni che si nascondono dietro all’atto vandalico in un finale di prima stagione che fa ridere, appassionare e innamorare anche il più scettico degli spettatori. American Vandal è un piccolo capolavoro ingiustamente ignorato che merita tutta la vostra attenzione e che divorerete in una sola giornata.

La serie ha anche una seconda stagione che vede Maldonado, ormai famoso per il caso risolto, condurre una nuova indagine alla scuola cattolica di St. Bernardin dove imperversa il “bandito della cacca” e un ragazzo è stato ingiustamente accusato. Pur non raggiungendo le vette inesplorate della prima stagione, anche questo secondo caso presenta un ottimo intreccio e sa tenere incollati allo schermo con il sorriso dipinto sul volto.

4) Archer

serie tv

Una serie scorretta, scomoda, amorale e… assolutamente irresistibile. Questa comedy animata sicuramente non è per tutti e il carattere dissacrante ha allontanato il vasto pubblico. Ma per chi apprezza il genere e ama protagonisti scapestrati, negativi ma insieme magnetici, Archer sarà una piacevolissima sorpresa.

Archer altri non è che Sterling Archer, un dissacrante, borioso, tronfio, brillante trentenne con più complessi e difetti di qualunque persona abbiate mai conosciuto. Di lavoro fa la spia per un’agenzia di spionaggio e ha tutto ciò che un classico agente segreto dovrebbe avere: carisma, fisico, bravura, padronanza delle armi, prontezza di riflessi. C’è solo un problema: è un narcisista patologico interessato più alle donne che alle missioni che gli sono affidate.

E così il modello della spy story si capovolge diventando una parodia irresistibile. Tantissime sono le figure di contorno che arricchiscono la serie di spunti originali ed eclettismo a più non posso. Ma il mattatore assoluto è sempre e solo lui, Archer Sterling, belloccio arguto e totalmente insopportabile. Ma proprio per questo magnetico come pochi.

Tutti i personaggi finiscono per essere irrimediabilmente attirati da lui, messi in moto dalle interazioni con Archer, esaltati dal confronto. Tanto nella trama orizzontale quanto in quella verticale emerge così una narrazione intrigantissima che poggia su tutti questi character così diversi e insieme complementari.

Ma notevole pregio dello show è anche l’attenzione psicologica per questo bello e dannato che ricorda da vicino l’Hank Moody del capolavoro seriale Californication. Lentamente nel corso della serie finiamo per veder rivelati gli altarini e le origini dei turbamenti e difetti del nostro anti-eroe ma anche l’afflato morale nascosto sotto tanto sarcasmo e atteggiamenti negativi.

Una serie che conquista per l’attenta caratterizzazione, lo sguardo disilluso e sardonico (in parte condiviso con serie animate come I Griffin o I Simpson) e lo humor nerissimo. Nulla (o pochissimo) a che invidiare con la ben più nota BoJack Horseman, Archer è ingiustamente una delle serie tv comedy sottovalutate che meriterebbe molta più fama di quella che ha ricevuto. La serie tv forse più controcorrente della storia: un motivo sufficiente per darle una possibilità.

5) The Good Place

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E se parliamo di originalità e serie tv comedy sottovalutate non possiamo fare a meno di menzionare The Good Place, una comedy unica nel suo genere e capace di coinvolgere in maniera totalizzante. Merito dell’eccezionale protagonista, Kristen Bell (già nota per Veronica Mars) che si dimostra attrice dal virtuosismo frizzante ma anche di figure di contorno, su tutte Ted Danson nella parte di Michael.

La forza espressiva e l’iperbole comica è garantita dal contesto: The Good Place è apparentemente “La parte buona” dell’Aldilà, un mondo creato per ospitare i più meritevoli. Per sbaglio sembra esserci finita Eleanor (Kristen Bell), dopo una vita di egoismi, senza alcuna buona azione. Il fondale “fantasy” permette di adottare coraggiose ed eclettiche scelte comiche con rivolgimenti improbabili e vicende grottesche irresistibili.

Ma The Good Place non si ferma all’eccellente prova attoriale dei protagonisti e alla brillante e delicata resa ironica. La serie si arricchisce anche di un profondo significato morale e umano che fa da traino a tutta la vicenda. Ci si interroga con leggerezza ma profondità sul senso della vita, sulla ricerca della felicità e sulla realizzazione personale. A Chidi in particolare, “l’anima gemella” di Eleanor, è affidata spesso la chiosa morale a sintesi delle vicende.

Non di sola morale vive The Good Place ma anche di un’eccellente resa delle dinamiche sociali nell’analisi dei comportamenti di gruppo, dell’influsso del contesto e di critica del mondo capitalista teso a un non-ideale di arrivismo. Ma lo show ha anche l’importante merito di restituire la responsabilità al singolo veicolando il messaggio che siamo noi e solo noi i padroni delle nostre azioni e delle nostre omissioni. Anche il non fare è una colpa che non risparmia perfino i più virtuosi.

In sostanza The Good Place è la comedy più profonda che potrete trovare nell’attuale panorama seriale. Quattro stagioni che divorerete con gusto ma che sapranno anche indurvi riflessioni insperate e profondi insegnamenti morali. Un viaggio unico che vi consigliamo di non farvi sfuggire. Naturalmente su Netflix.

Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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