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5 Serie Tv poco note che sono state girate in un’unica ambientazione

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A volte, guardando le nostre amate Serie Tv, ci sorprendiamo nell’ammirare le più elaborate scenografie: immagini che ci lasciano col fiato sospeso e ci immergono in paesaggi fiabeschi, oscuri anfratti, complesse architetture. In alcuni casi la potenza delle immagini rappresenta quasi in toto la struttura portante dello show. Come sarebbe potuto esistere Breaking Bad senza i paesaggi mozzafiato del New Mexico che scandiscono le trasformazioni di Walt? E Game of Thrones senza le colossali architetture e le riprese a volo d’uccello?

Altre volte però il minimalismo la fa da padrone. Tutto si riduce a un’unica ambientazione e non c’è spazio per scorci panoramici o dedalici scenari. C’è una deliberata volontà di ridurre all’osso ogni riempimento andando incontro al rigido prescritto del Padre del Movimento Moderno, Ludwig Mies van der Rohe: “less is more!” Il meno è il più! L’obiettivo di Serie Tv di questo tipo, tutte circoscritte in spazi di contorno, scarni ed essenziali, è quello di destrutturare ogni riempitivo riducendo al minimo la scena.

In questo modo l’attenzione viene tutta posta sui protagonisti del racconto, sui loro volti, le sottili espressioni, la potenza delle parole.

Si tratta di Serie Tv che stanno andando sempre più scomparendo nel palinsesto attuale, di fronte a un pubblico ingordo di azione e pathos, di continui rivolgimenti e inseguimenti al cardiopalma. Ogni tanto però, spesso con produzioni di nicchia e indipendenti, riemerge con forza il desiderio di puntare tutto sui characters andando incontro a tutti i rischi connessi. È superfluo sottolineare che senza l’aiuto scenografico e le possibilità di movimentare l’azione tutto il peso si concentra sulla capacità recitativa degli interpreti e sulla validità dei dialoghi. È per questo che Serie Tv di questo tipo finiscono per rivelarsi piccoli capolavori o autentiche ciofeche, senza possibilità di vie di mezzo.

Lo scopo di questo articolo sarà quello di analizzare alcuni show poco conosciuti che basano la propria fortuna sulla forza dell’interpretazione e sulla profondità delle parti dialogate a fronte di una scenografia minimalista. Un’unica ambientazione, un solo precetto: less is more!

The Booth at the End (2010, FX)

Iniziamo da una Serie Tv passata davvero ingiustamente in sordina. Oggetto di un nostro prossimo articolo dedicato, The Booth at the End è stata rilasciata recentemente nella sua prima stagione anche sulla piattaforma Netflix. Cinque episodi, venti minuti ciascuno, un’unica ambientazione: una tavola calda americana in cui un misterioso uomo (The Man, interpretato da un superbo Xander Berkeley) incontra persone a caccia di un miracolo. Se vi aspettate effetti speciali, soprannaturale e pathos, siete nel posto sbagliato. The Booth at the End è in primis un’analisi sulla natura umana. Sulle sue contraddizioni e sulle mille ambiguità morali che accompagnano la nostra vita. Un’umanità brulicante, incoerente ma viva indagata da The Man. I suoi sguardi, le pause, la sua silenziosa partecipazione ai drammi umani. La speranza di una redenzione. Troverete tutto questo in The Booth at The End. L’uomo e il suo patto col diavolo.

The Booth at the End

Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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