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5 Serie Tv che sono riuscite a superare l’etichetta di “Nuova X”

I paragoni sono utili, a volte. Anche in Hall of Series li utilizziamo spesso per proporvi delle serie tv tra loro affini e guidarvi nella scelta della prossima da guardare. Qui, ad esempio, trovate 5 Serie Tv semisconosciute da guardare se siete in astinenza da Lost. I paragoni ci aiutano a orientarci in un panorama seriale sempre più vasto. Quando il paragone si trasforma in un’etichetta vincolante, però, diventa difficile scollarselo di dosso ed emergere per le proprie caratteristiche distintive. A volte il confronto riesce addirittura ad affossare sul nascere qualcosa che invece meritava più considerazione. Un po’ come succede tra fratelli e sorelle. Il primo segna lo standard e impedisce agli altri di distinguersi per quello che sono. Non è facile, ma i secondogeniti possono svincolarsi dal paragone (a volte riescono addirittura a superare il primogenito). Come quelle serie tv che partivano con l’essere etichettate come “la nuova serie X” e che in poco tempo sono riuscite ad affrancarsi dal gigante che le precedeva. Come ha fatto Ozark. All’inizio definita come “la nuova Breaking Bad”, dopo essere stata bollata come la copia del crime drama di Vince Gilligan, abbiamo assistito a un’inversione di marcia che in alcuni casi si è trasformata perfino in un sorpasso, come i tanti titoli alla “Ozark è meglio di Breaking Bad“. La verità, come sempre, è nel mezzo e ogni confronto, alle lunghe, diventa superfluo e un po’ puerile. Si tratta di due serie tv affini ma diverse, coeve eppure figlie di un momento seriale differente. Godiamocele entrambe per quello che sono state capaci di regalarci. Evidenziamone pure pregi e difetti, ma senza doverle mettere l’una contro l’altra. Come spesso succede tra fratelli e sorelle.

Ecco cinque serie tv – come Ozark – che si sono affrancate dal paragone illustre e hanno iniziato a correre sulle proprie gambe.

Ozark, “la nuova Breaking Bad”

Ozark

Arrivata nel 2017, a distanza di quattro anni dalla conclusione del crime drama di Vince Gilligan, Ozark è stata subito bollata come “una nuova Breaking Bad”. Inevitabile cadere nel tranello del paragone. Le somiglianze, del resto, ci sono. La fotografia cupa, la narrazione densa e drammatica, il focus iniziale sul protagonista e la dubbia prospettiva morale rimandano certamente a Breaking Bad. Eppure, osservandola in controluce, Ozark sembra essere più il suo opposto. Il confronto con quella che molti considerano un caposaldo della serialità poteva stroncare sul nascere la serie tv creata da Bill Dubuque e Mark Williams per Netflix. Invece la famiglia Byrde, a muso duro, si è pizzata davanti alla famiglia White rivendicando il diritto di esistere. E ha continuato a farlo per quattro stagioni a discapito del cicaleccio mediatico. Sia sui social e Reddit, sia sui magazine abbiamo assistito a un tam-tam di pareri, considerazioni e confronti. A volte erano costruttivi, molte altre erano distruttivi e alle volte sono stati piuttosto infantili. Non è stato facile. Ma puntata dopo puntata, malgrado il predecessore illustre, Ozark è riuscita a farsi spazio e a diventare Ozark e non più “la nuova Breaking Bad”.

Ozark o Breaking Bad: qual è la migliore? Sicuramente non sono il primo a sollevare la domanda. Tuttavia, non posso fare a meno di chiederlo perché il dubbio mi perseguita. Ero così innamorato di Breaking Bad al punto che non volevo guardare nessun’altra serie. All’inizio rifiutai Ozark. Mi sentivo offeso dai confronti con Breaking Bad. Come potevano solo osare metterli sullo stesso scaffale? Poi ho visto Ozark e me ne sono innamorato.

Utente di Reddit

How I Met Your Mother, “la nuova Friends”

How I Met Your Mother

Non appena la sit-com creata da Craig Thomas e Carter Bays è venuta al mondo, How I Met Your Mother ha attirato l’attenzione soprattutto per le tante somiglianze con Friends. In effetti troviamo un altro gruppo di amici a New York. Tra chi l’accusava di aver rubato gli elementi chiave della sit-com di David Crane e Marta Kauffman e chi ne prendeva le difese – osannando How I Met Your Mother per essere addirittura migliore del suo predecessore – ben presto la maggioranza del pubblico si è accorta che i confronti erano inutili. Non solo, ma che amarne una non escludeva amare anche l’altra. Rispetto a Ozark e Breaking Bad, che sono relativamente coetanee, le due sit-com ambientate a New York sono figlie di un’epoca molto diversa. Per nove stagioni, Ted Mosby & Co. sono andati dritti per la propria strada, senza curarsi molto dei confronti. Non c’è dubbio che entrambe abbiano segnato due generazioni con un racconto autentico dell’amicizia. Perché quella, in fondo, non cambia mai. Entrambe ci hanno divertito e commosso e, ognuna a suo modo, si è conquistata il proprio angolo sullo scaffale delle comedy. Alla fine abbiamo smesso di definire How I Met Your Mother come la “nuova serie X” e abbiamo iniziato a chiamarla “quella serie tv con il finale che ha spaccato in due il pubblico”.

Girls, “la nuova Sex and The City”

Girls

All’esordio della dramedy, avvenuto nel 2012, nessuno ha perso l’occasione di far notare alla sua creatrice, Lena Dunham, le somiglianze con la celebre serie tv di Darren Star. Non entreremo nel merito, ma permetteteci giusto un appunto. Nella prima serie tv, un uomo racconta le vicissitudini di un gruppo di amiche, nella seconda, invece, è una donna (nonché protagonista) a raccontarle. Girls non sarà un capolavoro, e avrà certamente qualche difettuccio, ma offre uno spaccato crudo, iperrealistico e indigesto della generazione dei cosiddetti Millennial. In superfice i due gruppi, composti da quattro amiche, potrebbero sembrare molto simili, ma lo sviluppo della vicenda è opposto. Lena Dunham ha spiegato a The Hollywood Reporter che la sua opera riempie lo spazio vuoto tra la serie con Sarah Jessica Parker e Gossip Girl. Girls rispecchia invero uno spaccato che non aveva trovato ancora posto né al cinema né in televisione. Dunham ha dichiarato che il pilot presenta intenzionalmente una battuta su Sex and the City perché i produttori volevano chiarire che le protagoniste erano state ispirate dalla precedente serie dell’HBO, trasferendosi a New York proprio per perseguire i loro sogni, come aveva fatto Carrie Bradshaw. Sex and The City le ha condizionate, come ha condizionato tanti Millennial. Ma è da lì che Dunham riparte, non certo per compiere lo stesso viaggio. E per fortuna, ce ne siamo accorti.

Il loro ragazzo di m***a il cui letto è sul pavimento è il loro Mr. Big.

Lena Dunham

The Leftovers, “la nuova Lost”

The Leftovers

Arrivato nel 2014, il fantasy-drama è l’adattamento televisivo dell’omonimo romanzo scritto da Tom Perrotta ed è creato niente meno che da Damon Lindelof, sceneggiatore e produttore di Lost, a fianco di J.J. Abrams. Le due serie tv hanno tanto in comune. Condividono lo stesso interesse esplorativo nei confronti dell’animo umano e nessuna delle due è solamente una storia di uomini o donne. Entrambe sono piuttosto un compendio di filosofia. Un viaggio impegnativo intorno ai più grandi interrogativi del genere umano. The Leftovers è intrigante e stimolante proprio come Lost. Ma non è Lost. La premessa è cristallina, come quella del predecessore, e l’esecuzione è altrettanto strabiliante: in un mondo in cui il 2% della popolazione mondiale è scomparsa nel nulla, le tre intense stagioni indagano le eventuali ripercussioni sociali e psicologiche che un tale evento provocherebbe. Un po’ Lost, un po’ The Walking Dead, la serie con Justin Theroux e Carrie Coon è riuscita ad affrancarsi dai pesanti e continui paragoni. Ci ha conquistato per la sua natura riflessiva, più calma, ma comunque emotivamente sfiancante. La sorella maggiore è suspense e azione. La sorella minore, invece, sembra essere più pacata e lenta, ma non per questo meno sconvolgente. Sebbene abbia raggiunto una rilevanza mediatica meno altisonante, la secondogenita è diventata ben presto The Leftovers e basta, scrollandosi di dosso l’appiccicosa etichetta di “nuova serie X”.

Fringe, “la nuova X-Files”

fringe

The X-Files ha scritto un capitolo di storia della serialità sci-fi e non. Un’avventura iniziata nel 1993 e finita nel 2002 (se escludiamo il revival del 2016), che ancora ci portiamo dentro. Così, quando J. J. Abrams, dopo averci incasinato la mente con Lost, ci ha proposto Fringe, la nostra rete neurale l’ha collegata in automatico alla serie di Chris Carter. Come farne a meno!? Entrambe trattano degli argomenti simili, sebbene ognuna li gestisca con modalità e intenzioni differenti. Il paragone però non ha tardato a diventare un confronto comparativo selvaggio, come è successo con Ozark e Breaking Bad. Dopo tutto, X-Files ha dovuto affrontare un’altra sorellona illustre: sua maestà Twin Peaks. E anche in questo caso, per fortuna, si è affrancata dallo status di “nuova serie X”. Mentre le prime due insistono più sulla critica cinica nei confronti della società e della burocrazia, Fringe sembra essere più orientata a raccontare il bisogno umano di spodestare una divinità, diventando allo stesso tempo creatore e creatura. Screen Rant, ad esempio, le ha passate più volte ai raggi X per scovare similitudini, punti di contatto, di forza e di debolezza. Le analisi e i dibattiti scatenate dal nostro bisogno compulsivo di comparare cose è molto interessante. Il più delle volte è un pretesto per esplorare nuovi punti di vista. Ma incaponirsi per stabilire quale tra le due sia la migliore è un’operazione inutile e infruttuosa.

L’accoglienza nei confronti di Fringe è stata tiepida. Molti erano diffidenti davanti a una serie sci-fi che sembrava riproporre le stesse dinamiche della creatura di Chris Carter. Ma andando avanti, soprattutto dopo la prima stagione (cioè quando si è iniziato a esplorare la mitologia, gli universi paralleli e le linee temporali alternative), l’attenzione del pubblico è cresciuta e, con essa, la considerazione per una serie tv che non era più “la nuova X-Files”. Esattamente quanto è accaduto a Ozark, Girls, How I Met Your Mother e The Leftovers, che da semplici copie sono diventate semplicemente dei nuovi originali.

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