8) Jake Peralta – Brooklyn Nine-Nine

Jake Peralta entra nel novantanovesimo distretto come il classico ragazzino cresciuto troppo in fretta con la pistola in mano ma ancora fermo mentalmente ai film d’azione guardati da bambino, convinto che ogni indagine debba somigliare a Duro a morire. Il capitano Holt, rigido, impassibile, opposto a lui, diventa per Jake lo specchio scomodo di cui aveva bisogno, quello che gli fa capire, poco alla volta, che essere un buon detective significa anche assumersi responsabilità vere, non solo inseguire l’adrenalina del momento. Quello che rende Jake diverso da tanti altri personaggi comici è che cresce davvero, episodio dopo episodio, senza però perdere mai quella scintilla ragazzina. Quella capacità di trasformare anche un interrogatorio serissimo in un momento di pura commedia. Con Amy Santiago costruisce qualcosa di raro, una storia d’amore nata dalla rivalità professionale e cresciuta attraverso il rispetto reciproco, mai scontata, mai forzata.
E quando si tratta di stare dalla parte giusta, Jake non esita: difende Rosa quando fa coming out, affronta senza paura i colleghi razzisti, sceglie sempre, istintivamente, l’empatia prima del protocollo. C’è qualcosa di profondamente onesto nel modo in cui questo personaggio affronta la vita, senza vergognarsi mai di essere ancora, nel profondo, un ragazzino che ama i giochi di ruolo e le challenge assurde con i colleghi. Jake ci ricorda che diventare adulti non significa smettere di divertirsi, significa solo imparare a farlo senza far male a nessuno, restando fedeli a quella parte di sé che il mondo, troppo spesso, vorrebbe farci seppellire.
7) Karen Walker, di Will & Grace, è uno dei Migliori Personaggi delle Serie Tv Comedy. E l’unica donna in classifica

Karen Walker entra in scena con un bicchiere in mano e zero interesse per quello che gli altri pensano di lei. E proprio in questa totale, gloriosa indifferenza sta la sua forza comica più dirompente. Ricca sfondata, probabilmente alcolizzata, Karen dice ad alta voce esattamente quello che tutti gli altri personaggi della sitcom pensano ma non oserebbero mai pronunciare, trasformando ogni scena in cui compare in un piccolo terremoto. Non c’è pietismo nel modo in cui la serie tratta le sue dipendenze, e questo è parte del suo fascino: Karen non viene mai redenta, non impara mai la lezione, resta fedele a se stessa dall’inizio alla fine, come se avesse deciso fin da piccola che il mondo doveva adattarsi a lei e non il contrario.
Eppure, sotto i diamanti e il disprezzo recitato con tale maestria, c’è un affetto genuino verso chi le sta vicino, verso la propria assistente Rosario che tratta malissimo a parole ma che in realtà considera quasi una sorella, verso Jack con cui condivide una complicità quasi telepatica fatta di eccessi e battute fulminanti. Karen non cerca mai l’approvazione di nessuno, e forse è proprio questo il motivo per cui, paradossalmente, risulta uno dei personaggi più liberatori mai scritti per la televisione. In un mondo che chiede costantemente di essere perfette, gentili, misurate, lei fa l’esatto contrario con una sicurezza assoluta, ricordandoci che a volte la comicità più vera nasce proprio da chi decide di non scusarsi mai per quello che è.





