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8 morti deludenti delle Serie Tv che ci hanno lasciato con l’amaro in bocca

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Attenzione: l’articolo contiene spoiler importanti su The 100, Yellowjackets, Skins UK, The Morning Show, Stranger Things, Teen Wolf, Lost, 13 Reasons Why

Il mondo dell’intrattenimento è fatto di alti e bassi emotivi. Proprio perché ciascuna storia televisiva è fatta per coinvolgere in qualsiasi senso possibile, anche nell’ambiente delle serie tv sono adoperate scelte narrative disparate. Ogni racconto ha la propria direzione e modo di scorrere nella frammentazione dei propri episodi e delle proprie stagioni. Nelle esperienze fruitive collezionate negli anni (a partire dai titoli di culto come Lost, fino alle più recenti piacevoli scoperte come Yellowjackets) ci sono sicuramente momenti emotivamente indelebili, sia positivamente che negativamente parlando. Allo stesso tempo però ci sono anche risvolti narrativi che non hanno avuto lo stesso impatto. Nello specifico, nel caso della morte di personaggi televisivi più o meno amati, il rischio di portare in scena una rappresentazione poco soddisfacente è molto alto. Che si tratti di un’uscita di scena non all’altezza di un personaggio, della scomparsa di uno dei ruoli più amati, o semplicemente di una decisione poco coerente con la narrazione portata avanti fino a quel momento, sono diverse le morti delle serie tv che ci hanno lasciato con l’amaro in bocca.

La sensazione dolceamara di dire addio a un personaggio fittizio è già di per sé poco piacevole, quando questa è poi rappresentata in maniera deludente, il vuoto lasciato dalla scomparsa del ruolo televisivo è ancora più difficile da elaborare. La ferita è doppia e il disappunto non è digeribile, indipendentemente dalla permanenza del personaggio in questione sullo schermo.

1) Bellamy Blake (The 100)

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Senza alcuna ombra di dubbio, una delle prime e più recenti morti delle serie tv che salta alla mente è quella che vede coinvolto il co-protagonista dello show CW The 100, Bellamy Blake. Dopo ben sette stagioni, il personaggio viene snaturato in favore di una trama non più in grado di autoalimentarsi. Tra i volti più amati della serie tv, vediamo Bellamy morire, bruciando i sogni di vederlo finalmente in pace in un mondo in cui gli umani sono finalmente in grado di vivere lontani da guerre e pericoli, e bruciando il sogno di vederlo al fianco di Clarke. Anzi, l’eroe muore proprio per mano della stessa amica di sempre Clarke. Non soltanto la scomparsa di Bellamy è dolorosa in nome dell’affetto provato nei suoi confronti, ma è anche deludente per circostanze e modi. Un personaggio così importante per The 100 viene totalmente svuotato e fatto fuori in modo spietato e affrettato.

The 100 non ha reso giustizia al ruolo che Bellamy Blake ha avuto per tutta la storia dello show. Se ne è liberato in fretta e con freddezza, senza dare al protagonista l’addio che si sarebbe meritato tra la delusione dei pochi affezionati rimasti fedeli alla serie tv per tutto questo tempo.

Un po’ come il titolo di culto Lost, The 100 ci ha insegnato a non legarci eccessivamente a nessun personaggio: la serie tv ha ucciso senza pietà molte figure che ne sono state cruciali, eppure la morte di Bellamy Blake ha avuto una rappresentazione talmente piatta da lasciare un amaro in bocca difficile da ignorare.

2) Laura Lee (Yellowjackets)

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Yellowjackets è una serie tv brillantemente spietata che mostra le crude dinamiche di un gruppo di adolescenti sperdute per ben diciannove mesi nelle foreste dell’Ontario. Un po’ survival drama alla Lost, ovviamente lo show propone anche condizioni estreme che portano alcune delle protagoniste a perdere la vita. Tra queste è particolarmente amara la scomparsa della dolce Laura Lee. Distinta tra le ragazze per uno spiccato ottimismo e un anomalo senso di religiosa speranza per le sorti riservate al team, Laura decide di lanciarsi in una missione suicida che pare inizialmente funzionare. Nella incredula e ingenua adrenalina di chi pensa di farcela, l’aereo che la giovane tenta di pilotare finisce in fiamme. Un’uscita di scena forse troppo fugace e una permanenza in Yellowjackets breve per un personaggio dal potenziale maggiore rispetto a quanto espresso nei pochi episodi in cui si è mosso. Il contributo di Laura Lee sarebbe sicuramente potuto esser migliore e maggiore a fronte del ruolo sacrale e puro rappresentato.

La morte di Laura Lee non non è epocale: è solo un tentativo ingenuamente disperato. Una morte abbastanza sbrigativa, ma simbolica del costante pericolo che le ragazze dovranno affrontare. Con Laura Lee sembra morire la speranza delle protagoniste di lasciare la foresta.

3) Naomi Campbell (Skins UK)

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Un marchio di fabbrica di Skins UK è quello di proporre in ciascuna generazione, a cui sono dedicate due stagioni della serie tv, la morte prematura di uno dei giovanissimi protagonisti. Nella settima stagione (che di per sé non ha nulla a che vedere col passato dello show e che spesso tentiamo di cancellare dalla nostra povera memoria), totalmente a caso la figura di Naomi Campbell, iconica, forte e emancipata nella terza e quarta stagione è svilita e minimizzata. Fino a far intendere la sua morte più prossima a causa di una malattia trattata superficialmente e frettolosamente in due soli episodi. Una decisione innecessaria e neppure all’altezza di un personaggio indipendente e vigoroso come quello di Naomi. Immotivata e senza particolare cognizione di causa, la morte della giovane è il frutto scarno di una settima stagione che non ha capo né coda, non ha cuore e neppure motivo di esistere. Infatti, lo si deduce con facilità da delle scelte narrative poco coerenti con la linea editoriale precedente. La settima stagione di Skins UK vuole disturbare e commuovere, ma non lo fa con lo stesso malinconico fascino di sempre. Piuttosto con una fredda e cruda decisione che ancora ci spieghiamo a fatica.

4) Mitch Kesler (The Morning Show)

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Una scelta decisamente poco coraggiosa è quella agita recentemente dal titolo di Apple Tv+ The Morning Show. La decisione di uccidere Mitch Kesler già nella seconda stagione dello show chiude molte porte narrative a una serie tv che nella prima produzione si era presentata in maniera audace e forte. Controcorrente, americanissima e col coraggio di affrontare le luci e ombre di un tema delicato come quello del #MeToo negli Stati Uniti, The Morning Show sembra aver attenuato la propria traiettoria e aver fatto un passo indietro non indifferente. Mitch Kesler è il motore dalla quale le vicende controverse di The Morning Show prendono avvio. La scelta di uccidere un personaggio così complesso e in modo così veloce sembra semplicemente una strategia facile per uscire di scena e non perseguire una direzione più complessa ma interessante. La morte di Mitch lascia un senso aspro di delusione soprattutto nel vedere una serie tv dal grande potenziale cavarsela con così poco e rinunciare a una prospettiva narrativa molto più intrigante e originale.

5) Barb Holland (Stranger Things)

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Un interessante caso mediatico è quello che coinvolse la prima stagione di Stranger Things, pubblicata nel 2016 e da subito divenuta un cult. La serie tv raccoglie in sé e rielabora con una sapiente strategia della nostalgia molti degli scenari comuni della cultura pop dei generi a cui si rivolge. Assorbendo molte dinamiche proprie dei titoli fantascientifici popolari del passato, Stranger Things uccide dopo un paio di episodi un side character: la giovane Barbara Holland. All’epoca la morte di Barb divenne un argomento virale proprio perché emblematico di tutti quei personaggi secondari, un po’ sfortunati e mai particolarmente brillanti, che non hanno ruoli particolarmente principali o speciali evoluzioni. Trattata a pesci in faccia (dagli altri coetanei più emancipati e socialmente abili, e dalla stessa Stranger Things), Barb è semplicemente presa a prima vittima sacrificale da bruciare tra le prime comparsate dei Demogorgoni. La giovane è solo uno strumento di passaggio per introdurre alla trama principale, eppure Barbara Holland è riuscita a impietosire e unire un pubblico che si è detto deluso dalla sua morte.

6) Allison Argent (Teen Wolf)

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Tra i protagonisti principali di Teen Wolf per le prime tre stagioni, Allison Argent è senza ombra di dubbio uno dei rimpianti più grandi della serie tv. Nella terza stagione per l’appunto, la giovane eroina perde la vita durante uno scontro con gli Omi. Sin dall’inizio di Teen Wolf abbiamo assistito alla crescita di Allison che, da normale adolescente di periferia, si stava affacciando al mondo adulto come una forte eroina e arciera. Vederla morire non è facile, soprattutto per mano di una banale trafitta nel corso di uno scontro come tanti. La causa della sua morte non è epocale: è abbastanza semplice se si pensa a quanto il personaggio sia stato ritratto come forte e indipendente. L’addio con Scott è senza dubbio toccante, ma in generale si poteva fare veramente qualcosa in più per omaggiare una co-protagonista tanto amata e che ha contribuito molto alle vicende dello show. I due amanti si dicono addio stretti in un forte abbraccio: Allison muore tra le braccia del suo primo amore, con la quale ormai neanche aveva più una relazione. La Argent avrebbe potuto dare ancora molto a Teen Wolf, e di certo la morte che ha avuto non le ha reso giustizia, sia per la sequenza portata in scena che per l’evoluzione del personaggio stesso.

7) Ana Lucia Cortez (Lost)

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Un lungo e travagliato titolo di culto come Lost ha proposto nel corso delle sue sei stagioni una moltitudine di personaggi e intrecci intricati. Nel contesto di un survival drama come Lost, molti, moltissimi, sono gli individui che non sono sopravvissuti alle varie disavventure. Tra questi è particolarmente deludente la breve evoluzione e comparsa della tormentata Ana Lucia Cortez. Introdotta successivamente come naufraga, l’ex-poliziotta non ha di certo brillato per il favore del pubblico raccolto in quanto artefice a sua volta della morte di Shannon. Eppure, nel corso dei pochi episodi di Lost a cui ha preso parte, Ana Lucia ha piano piano guadagnato simpatia nel suo percorso di integrazione e redenzione. Proprio quando finalmente impariamo a conoscere il personaggio, nei modi con cui solo Lost presenta i suoi protagonisti, ecco che anche Ana Lucia perde la vita. Muore in maniera rapida e crudele. Michael la uccide inaspettatamente, di colpo, e in maniera fredda. Siamo vicini al personaggio e delusi da un cammino di crescita di cui siamo stati privati forse troppo presto.

8) Justin Foley (13 Reasons Why)

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Una morte innecessaria che lasciato un particolare senso di impotenza a chi nulla può influire sulla scelte narrative è quella di Justin Foley. Dopo una prima stagione dai risultati incontestabili, 13 Reasons Why è sopravvissuta per altre tre stagioni nel corse della quale si è reinventata a teen drama dalle diverse forme più e più volte. Cercando una propria direzione, identità e messaggio, la serie tv ha poi nel suo atto finale deciso di far fuori uno dei suoi protagonisti, il più amato probabilmente. Justin è stato vittima di un rollercoaster narrativo che l’ha portato in alto e in basso in un travagliato percorso di redenzione. Proprio quando tutto sembra finalmente trovare il proprio posto, dal nulla, spunta una malattia che nel giro di una manciata di episodi si mangia il personaggi ridefinendo (per l’ennesima volta) la natura di 13 Reasons Why. Che non è comunque riuscita a fornire un intrattenimento che possa farsi manifesto di una qualche generazione o di un qualche ideale. Justin ci lascia in modo immotivato, veloce e ingiusto; di certo una delle morti più dolceamare che un teen drama recente abbia potuto proporre.

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