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10 attori delle Serie Tv che hanno depotenziato un bel personaggio con un’interpretazione scadente

joseph fiennes

Più l’asticella della qualità si alza, più le nostre aspettative diventano impossibili da soddisfare. È facile trovare una cattiva interpretazione in produzioni di bassa qualità dove ogni elemento è a suo modo mediocre; diventa estremamente difficile quando la serie tv in questione brilla per capacità creative di ogni tipo, dalla regia alla scrittura, dalla fotografia al cast. Quindi, un po’ per inclinazioni autolesioniste, un po’ perché vogliamo trovare il proverbiale pelo nell’uovo, oggi passiamo ai raggi X dieci interpretazioni di bravi attori (chi più, chi meno) amati dal pubblico che, a nostro avviso, nelle vesti di un particolare personaggio non hanno dato il massimo. Non parleremo di attori scadenti in serie tv scadenti, ma di ottimi attori – come Joseph Fiennes, un attore britannico classe 1970 – che all’interno di serie tv di qualità hanno depotenziato un personaggio grandioso. In alcuni casi si tratta di performance sotto tono che hanno contribuito a pregiudicare il successo stesso della serie; in altri casi si tratta di buone performance che a nostro avviso non si sono rivelate all’altezza sia delle precedenti fatte dall’attore che di quelle del resto del cast. Per ognuno di questi 10 nomi faremo un discorso a sé stante, ma in nessun caso si tratta di serie tv che sono crollate sotto al peso di una cattiva recitazione, come Shadowhunters, e nemmeno di serie tv brutte dove la recitazione degli attori è l’ultimo dei problemi.

Vediamo 10 ottimi interpreti, come Joseph Fiennes, che avrebbero potuto dare molto di più al loro bel personaggio.

Joseph Fiennes, Fred Waterford in The Handmaid’s Tale

Joseph Fiennes

Definire Fred Waterford un bel personaggio richiede una dose di obiettività e un distacco non indifferenti perché il Comandante di The Handmaid’s Tale, interpretato da Joseph Fiennes, di buono non ha proprio nulla. È un personaggio insidioso, egoista, vigliacco, detestabile, bieco, privo di empatia e ignaro che nell’Antica Grecia sia stata inventata una cosa bizzarra chiamata Etica. Eppure, nonostante l’attore abbia regalato al pubblico delle ottime interpretazioni – tra le migliori c’è sicuramente il ruolo di William Shakespeare in Shakespeare in Love al fianco di una scoppiettante Gwyneth Paltrow – in The Handmaid’s Tale abbiamo avuto la sensazione che la sua recitazione fosse incompleta e zoppicante. Un personaggio grandioso che dovrebbe affondare fino alle ginocchia nelle paludi più sordide dell’animo umano (in una storia di personaggi stratificati e densissimi, come sua moglie Serena Joy e la sua ancella June Osborne) che però non viene mai portato agli estremi, come hanno fatto magistralmente Elisabeth Moss, Yvonne Strahovski, Ann Dowd e nel complesso tutto il cast di una serie distopica che di distopico, purtroppo, ha meno di quel che sembra.

Sarà forse per colpa dell’alta concentrazione di talenti che lo circondano che l’interpretazione di Joseph Fiennes risulta sottotono e manca di quel certo nonsoché capace di provocare delle fratture psichiche abissali.

Penn Badgley, Joe Goldberg in You

Penn Badgley e Joseph Fiennes interpretazioni scadenti

Famoso al grande pubblico per il ruolo di Dan Humphrey nel teen drama Gossip Girl, Penn Badgley è un attore relativamente giovane (nato nel 1986) che ancora non ha regalato agli spettatori l’interpretazione della sua vita, come invece ha saputo fare Joseph Fiennes. E quella del protagonista della serie tv You non è una di queste. Joe Goldberg è un libraio di New York dal carattere introverso, con il difetto di innamorarsi fino al punto da sviluppare delle vere e proprie ossessioni che lo trasformano in un uomo disturbato e violento. Un bel personaggio inquietante, difficile, complicato da portare in scena che richiede tanto talento e una sensibilità matura proprio per la personalità ambivalente che oscilla tra lo stalker pericoloso e il bravo ragazzo. Una sottile differenza che se resa con ambiguità può creare dei cortocircuiti nello spettatore, soprattutto quello più giovane. La serialità ci ha regalato degli anti-eroi con i controfiocchi, da Dexter a Walter White, dei personaggi solidi che oltre a essere stati scritti in maniera superba, erano supportati da attori che hanno indossato i loro panni con consapevolezza, restituendoci una prova attoriale senza macchia. L’interpretazione di Penn Badgley invece è immatura e trae in confusione lo spettatore che viene sedotto per le ragioni sbagliate e viene portato a provare simpatia per il mostro: un individuo che dovremmo capire, certo, ma senza mai entrare in empatia con lui.

Alexa Davalos, Juliana Crain in The Man in the High Castle

Alexa Davalos Juliana Crain

The Man in the High Castle è una serie sci-fi basata sul romanzo di Philip K. Dick del 1962, La svastica sul sole, ed è ambientata in un passato alternativo dove la Germania Nazista e il Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e ora dominano con il terrore gran parte del mondo. Una premessa importante che avrebbe meritato una protagonista con delle spalle enormi, capace di sostenere il peso di questa altrettanto enorme responsabilità. Invece Alexa Davalos, un’attrice statunitense di origini francesi, olandesi e greche con lo sguardo di ghiaccio, non si è rivelata all’altezza del ruolo. Juliana Crain è una protagonista guerriera votata al sacrificio che ogni serie tv destinata a diventare un cult vorrebbe avere, invece, in tutte le quatto stagioni, a causa dell’interpretazione della sua attrice, il personaggio appare alla stregua di un figurante. Alexa Davalos è riuscita a farsi rubare la scena da tutto il cast, perfino dai ruoli minori. L’attore Rufus Sewell, che veste l’uniforme nazista di John Smith, la scansa con prepotenza dal centro dell’attenzione dopo neanche mezza puntata. Una rivoluzionaria che invece di compiere una parabola ascendente verso il compimento del suo destino, involve in una figura poco credibile e priva di entusiasmo che ha finito per irritare gran parte del pubblico.

Justin Chatwin, Erik Wallace in Another Life

Justin Chatwin

Another Life è una serie tv sci-fi firmata Netflix che non è piaciuta neanche a Netflix. Un grande peccato perché le ragioni del flop sono misteriose tanto quanto l’artefatto alieno caduto all’improvviso sulla Terra. Il catalogo fantascientifico della piattaforma avrebbe avuto tanto bisogno di un originale di alta qualità come questo, eppure Another Life ha disatteso le aspettative di tutti. Justin Chatwin è un attore promettente, apprezzato soprattutto in Shameless, che però non ha ancora avuto un ruolo importante capace di confermare le sue qualità attoriali. E questa serie tv avrebbe potuto essere la sua grande occasione, spazzando via anche quell‘aria da ragazzino che lo avvolge forse dai tempi di Dragonball Evolution. In questa storia interpreta Erik Wallace (marito di Niko Breckinridge, la comandate protagonista inviata in missione nello spazio), uno scienziato che insieme al suo team ha il compito di studiare la soluzione per comunicare con l’artefatto alieno. Nonostante la barba e l’atteggiamento da uomo adulto, serio e composto, la sua performance ci ha convinto poco e nel corso dei 10 episodi abbiamo sempre quella strana impressione di trovarci al cospetto di un ragazzo immaturo che cerca di alzare la voce per essere ascoltato dai grandi.

Priyanka Chopra, Alex Parrish in Quantico

Priyanka Chopra Joseph Fiennes interpretazioni scadenti

Priyanka Chopra – pluripremiata attrice di Bollywood e vincitrice del People’s Choice Awards nel 2016 come Attrice preferita in una nuova serie TV con Quantico – è la prova di quello che succede quando la bellezza diventa un ostacolo. Il connubio recitazione/bellezza, fortunatamente, è stato spezzato tanti anni fa, quando gli attori e le attrici hanno dimostrato che per recitare non bisogna essere considerati esteticamente belli. In Quantico, l’attrice indiana vincitrice a soli 18 anni di Miss Mondo, interpreta Alex Parrish, una recluta che inizia la sua formazione all’FBI Academy presso la base di Quantico, una struttura governativa situata in Virginia. Un’ottima iniziativa quella di scegliere un’attrice indiscutibilmente bella dimostrando, al contrario, che anche una donna attraente può essere intelligente, brillante e un’agente di talento. Quindi qual è il problema? Il problema, a nostro avviso, è che la componente “bellezza” è diventata un’arma che i produttori di Quantico hanno sfruttato fin troppo per colmare certe lacune creative della serie. Priyanka Chopra è una brava attrice, ma troppo spesso viene depotenziata favorendo le sue qualità estetiche piuttosto che quelle interpretative. Grazie ai costumi e al trucco (poco credibili per un’agente in addestramento che ha poco tempo perfino per dormire) il suo personaggio viene fatto sfilare in una passerella immaginaria, così invece di concentrare l’attenzione sull’evoluzione e sulla storia di Alex, potenzialmente molto interessanti, riusciamo solo a percepire in tutto il suo splendore la vincitrice di Miss Mondo 2000.

Sarah Wayne Callies, Lori Grimes in The Walking Dead

Sarah Wayne Callies

Sarah Wayne Callies ha conquistato il cuore di numerosi series addicted come Sara Tancredi di Prison Break, vestendo il suo camice alla perfezione. Con l’interpretazione in The Walking Dead, invece, è riuscita a mandare sui nervi quasi tutti gli spettatori. Non è facile capire cosa non abbia funzionato nella sua performance che manca di coinvolgimento, credibilità e a tratti anche di espressività. Nel corso delle prime tre stagioni che la vedono co-protagonista, Lori risulta una donna odiosa e moltissimi fan della celebre serie tratta dal fumetto hanno imputato questa caratteristica all’incapacità dell’attrice di recitare. Non possiamo che chiederci quindi se l’effetto “irritazione” fosse voluto oppure no, considerando la qualità degli attori che sono stati coinvolti nel progetto. Qualunque fosse la motivazione, la sua interpretazione risulta di uno spessore nettamente inferiore a quella dei suoi colleghi, soprattutto rispetto al marito Rick Grimes (Andrew Lincoln) e ai figli Carl (Chandler Riggs) e Judith (Cailey Fleming): tre personaggi amatissimi interpretati da ottimi attori che hanno saputo arricchire la storia imprimendosi nella memoria seriale costruendo una caratterizzazione sfaccettata e memorabile.

Vince Vaughn, Frank Semyon in True Detective 2

Tranquilli, non siamo impazziti, sappiamo che siamo al cospetto di un attore clamoroso con una lunga carriera cinematografica alle spalle, consolidata soprattutto in ruoli comici. La stampa infatti lo ha inserito perfino nel cosiddetto Frat Pack, un gruppo non ufficiale che identifica attori cinematografici statunitensi comici come Ben Stiller, Jack Black, Will Ferrell, Steve Carell, Owen e Luke Wilson. La sua interpretazione in True Detective 2 nei panni di un criminale imprenditore dall’animo turbolento però ha qualcosa che non convince fino in fondo. Per Vince Vaughn questa è stata la prima esperienza seriale (se escludiamo una fugace apparizione in Sex and the City), ma l’attore sembra non essere completamente a suo agio e disinvolto come lo abbiamo visto al cinema. Di certo è riuscito a sorprenderci in un ruolo drammatico come non faceva da tempo, ma la sua interpretazione – sebbene di alto livello – a nostro avviso risulta spenta, claudicante. Il primo che non sembra essere totalmente convinto delle sue doti attoriali drammatiche sembra essere lui stesso. Come abbiamo già detto numerosissime volte, il problema di questo secondo capitolo è dovuto alle enormi aspettative che il pubblico aveva maturato dopo il successo del primo, ormai divenuto un cult. Un problema che con il senno di poi poteva essere risolto cambiando il titolo alla nuova stagione. Le aspettative dunque erano talmente alle stelle che di fronte al cast formato da attori del calibro di Vince Vaughn, Rachel McAdams e Colin Farrell siamo andati tutti su di giri e molti di noi hanno perso quell’obiettività che permette di apprezzare uno show senza avere pretese quasi irrealistiche.

Vince Vaughn e Joseph Fiennes sono attori che hanno alzato talmente tanto l’asticella che i fan diventano sempre più incontentabili!

Josh Holloway, Will Bowman in Colony

Josh Holloway

Meglio conosciuto come Sawyer di Lost. La performance che Josh Holloway ci ha regalato interpretando uno dei personaggi chiave della pietra miliare firmata J.J. Abrams ha pochi eguali. Il peso che l’attore californiano si porta dietro da allora è enorme e non ha ancora trovato un progetto che possa aiutarlo a svestire i panni di James Ford. Ci ha provato con i 13 episodi di Intelligence nel 2014 e ha fatto un nuovo tentativo in Colony nel 2016, una serie sci-fi di tre stagioni densa di aspettative che purtroppo si è rivelata un buco nell’acqua. La serie aveva tutti gli ingredienti per imporsi come un nuovo successo fantascientifico, ma i fan sono rimasti delusi. Will Bowman, il suo personaggio, è fiacco, inespressivo e, senza neanche provarci, non riesce mai a conquistare lo spettatore, come succede in Lost. Avevamo già sottolineato quanto la mancanza di alchimia con la co-protagonista (Sarah Wayne Callies, di nuovo!) potrebbe aver compromesso l’esito stesso della serie che, come abbiamo detto, partiva da ottime premesse, come la storia intrigante, un cast di tutto rispetto e un investimento economico non indifferente.

Finn Jones, Danny Rand in Iron Fist

Finn Jones

Iron Fist è considerata da molti la sorellastra cattiva della famiglia composta da Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage, The Defenders e The Punisher, i riadattamenti seriali prodotti da Netflix dei fumetti della Marvel. I fan si sono scagliati con ferocia su questo capitolo che non è stato reputato all’altezza degli altri. A finire nel vortice iracondo dei fan sono stati quasi tutti gli elementi della serie tv, dai combattimenti alla resa della narrazione, ma è stata soprattutto la recitazione del suo protagonista, Danny Rand, a far discutere molto. Finn Jones è un attore britannico 33enne conosciuto per il ruolo di Ser Loras Tyrell in Game of Thrones. Il suo curriculum non è ancora così sostanzioso per poter esprimere un giudizio complessivo sulle sue doti d’attore e purtroppo Iron Fist potrebbe aver contribuito a rallentare una carriera promettente. Per prepararsi al ruolo, il giovane si è sottoposto ad allenamenti molto intensi e nei suoi panni risulta comunque credibile. La serie, come le altre versioni Netflix ambientate nel Marvel Cinematic Universe, è ben fatta ed entusiasmante, eppure Iron Fist, forse proprio a causa del suo protagonista, non ha soddisfatto le aspettative dei fan che l’hanno considerata noiosa. Forse anche in questo caso, come per Joseph Fiennes e Vince Vaughn, avevamo delle aspettative troppo elevate.

Kate Walsh, Rebecca Wright in Bad Judge

Kate Walsh

Rebecca Wright è la protagonista di Bad Judge, una legal sit-com mandata in onda dalla NBC il 2 ottobre 2014 e cancellata il 31 ottobre seguente. I motivi della sua cancellazione non sono molto chiari. La serie racconta la vita personale di una giudice del tribunale della contea di Los Angeles che quando veste la tonaca è molto severa, ma fuori dal lavoro conduce una vita dissoluta tra feste e comportamenti selvaggi. Rebecca poteva diventare il personaggio seriale di cui le situation comedy hanno tanto bisogno, e aveva tutte le carte in regola per farlo: l’interprete giusta e un temperamento irriverente. Senza considerare che la serie tv sarebbe stata una delle prime sit-com a essere ambientate nel mondo della Legge. Invece Bad Judge è caduta sotto il peso delle sue stesse premesse. Kate Walsh è nota per il ruolo di Addison Montgomery in Grey’s Anatomy e quello di Olivia Baker, la madre di Hannah, in 13 Reasons Why. Non si tratta quindi di un’attrice dal background comico, eppure sulla carta, forse proprio in virtù di questo contrasto, nel ruolo di Rebecca Wright sembrava essere perfetta e credibile. L’attrice ha dato prova di essere un’ottima interprete in passato, ma la sua performance in questa comedy non è divertente e risulta forzata e artefatta. Non c’è equilibrio e modulazione degli eccessi e sembra di assistere a uno spettacolo pirotecnico fuori controllo.

Questi erano 10 ottimi attori, come Joseph Fiennes, che avrebbero potuto fare molto di più con il loro bel personaggio, invece, lo hanno privato di quel tocco di grandiosità.

Non è stato facile individuare dieci performance che, seppure messe in atto da bravi interpreti come Joseph Fiennes e Vince Vaughn, risultano incomplete, traballanti. Come abbiamo detto in precedenza, abbiamo voluto essere pignoli e cercare il pelo nell’uovo perché è facile aspettarsi cattive performance in progetti scadenti, ma trovarle in serie tv di alta qualità è un’impresa ardua.

Forse non ce n’era bisogno, ma abbiamo voluto comunque inoltrarci in questa camminata sui carboni ardenti, a tratti suicida, per dimostrare quanto come spettatori ci aspettiamo sempre il massimo dagli attori perché la serialità diventa di anno in anno un affare sempre più serio.

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Scritto da Sara Crecco

Rifletto tanto, talmente tanto che poi dimentico su cosa stavo riflettendo. Quindi niente, accendo Netflix.

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