4) Task

Anche Task, come le altre serie tv viste fino a ora, ha portato a casa una piccola consolazione vincendo il premio come miglior attore non protagonista in una serie drammatica, andato a Tom Pelphrey. Con quest’opera, Brad Ingelsby torna nelle periferie della Pennsylvania già esplorate in Mare of Easttown, ma alza la posta. La trama segue una task force dell’FBI che dà la caccia a una banda che assalta le case dei trafficanti di droga della zona. Dall’altra parte c’è un uomo comune, Robbie, che a prima vista non ha nulla del criminale. Poliziesco e dramma familiare si intrecciano senza forzature, e la serie ragiona soprattutto sui legami e sui compromessi che spingono le persone oltre il limite.
Il punto di forza è la scrittura dei personaggi. Nessuno è solo buono o solo cattivo, e la tensione nasce dal peso delle scelte più che dall’azione. Mark Ruffalo dona a Brandis un’umanità stanca e ferita, mentre Tom Pelphrey riesce a rendere Robbie comprensibile anche quando non lo si vorrebbe. Ed è qui che il bilancio agli Emmy 2026 lascia perplessi. La show ha ottenuto candidature per la sceneggiatura e la regia, ma non è comparsa tra le candidate a miglior serie drammatica, e Ruffalo è rimasto a mani vuote. Un riconoscimento a un attore non basta a raccontare la qualità di un’opera costruita come un insieme così compatto. Una situazione simile a quanto abbiamo scritto per Pluribus.





