3) Half Man

Dopo il successo di Baby Reindeer, Richard Gadd è tornato sul piccolo schermo con Half Man, firmando una miniserie in sei episodi coprodotta da HBO e BBC, che è tutt’altro che rassicurante. Tutto parte dal matrimonio di Niall, interpretato da Jamie Bell, dove si presenta senza invito il fratellastro Ruben, interpretato dallo stesso Gadd. Un improvviso atto di violenza riporta la storia indietro di trent’anni, ricostruendo un legame fatto di protezione, dipendenza e rancore.
Half Man è un racconto sulla mascolinità e sull’incapacità degli uomini di parlare di ciò che li ferisce. È brutale e a tratti difficile da guardare, ma mai gratuito. La violenza infatti è la inevitabile conseguenza di ciò che i personaggi non sanno dirsi. Bell è il vero centro emotivo, con una prova che mette in crisi lo spettatore, costretto a rivedere continuamente il proprio giudizio su chi sia vittima e chi carnefice. Gadd, dal canto suo, si trasforma fisicamente in un personaggio lontanissimo da quello che lo ha reso famoso. Il nodo, però, è proprio questo. La serie ha diviso la critica. Per alcuni è un capolavoro disturbante, per altri è troppo estrema. Ed è probabile che questa natura polarizzante abbia pesato sul voto. Dagli Emmy 2026 è rimasta fuori dalla corsa come miglior miniserie, così come da quella di Gadd tra i protagonisti. Un’occasione mancata per premiare un’opera che, piaccia o meno, non lascia indifferenti.





