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5 Serie Tv che avrebbero dovuto ottenere molto di più agli Emmy 2026

Gary Oldman in una scena di Slow Horses, una delle migliori serie tv di settembre

Ogni edizione degli Emmy ha i suoi trionfatori e, puntualmente, anche le sue ingiustizie e quella del 2026 non ha di certo fatto eccezione. Mentre The Pitt si prendeva la scena per il secondo anno consecutivo e Widow’s Bay faceva incetta di statuette, alcune delle serie meglio scritte della stagione si sono dovute accontentare di riconoscimenti parziali. O di niente.

Il problema però non è solo chi è tornato a casa a mani vuote, ma quanto poco è stato riconosciuto a chi qualcosa l’ha vinto. Sia chiaro: i premi non sono un verdetto assoluto, e la televisione di oggi è talmente ricca che lasciare qualcuno fuori è quasi inevitabile. In mezzo a centinaia di titoli, anche i prodotti migliori rischiano di perdersi nell’abbondanza ed è proprio per questo che vale la pena fermarsi a riflettere. In questo articolo abbiamo selezionato cinque serie che, a nostro avviso, meritavano molta più attenzione, sia per la qualità narrativa e delle performance attoriali, sia per averci emozionato quando meno ce lo aspettavamo. Non è polemica fine a sé stessa, ma un invito a recuperare titoli che potreste esservi persi.

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Se siete pronti, dunque, ecco le 5 Serie Tv che avrebbero dovuto ottenere molto di più agli Emmy 2026.

1) Pluribus

La protagonista di Pluribus
Credits: Apple TV

Dopo Breaking Bad e Better Call Saul, Vince Gilligan poteva permettersi di ripetere una formula vincente e sicura. Ha scelto invece di spiazzare tutti con Pluribus, una fantascienza che parte da un’idea semplice e perturbante: un virus alieno trasforma quasi tutta l’umanità in una mente collettiva felice, gentile, serena. Un incubo travestito da utopia. Al centro c’è Carol, scrittrice scontrosa e tra i pochissimi individui immuni, l’unica a diffidare di un mondo che sembra finalmente perfetto.

La forza della serie sta proprio in questo capovolgimento. Il terrore non arriva da mostri o esplosioni, ma da sorrisi, cortesia e consenso universale. Gilligan lavora sull’importanza del libero arbitrio e sul dubbio morale, e lo fa con la sua consueta pazienza, con un ritmo lento ma mai vuoto. Rhea Seehorn, giustamente premiata come miglior attrice, regge quasi da sola l’intera impalcatura con una prova ricca di sfumature.

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E allora perché “di più”? Perché Pluribus ha vinto la statuetta che più ci si aspettava, escludendo un cast di contorno eccellente – con Carlos-Manuel Vesga tra i candidati – e una regia capace di dare forma visiva a un’idea astratta. Una serie così ambiziosa, e così riuscita, meritava di essere celebrata come un’opera d’insieme, non solo come il veicolo di una grande interpretazione.

2) Slow Horses

Il protagonista di Slow Horses
Credits: Apple TV+

Slow Horses è la dimostrazione che una serie può essere costante per anni senza diventare prevedibile. Tratta dai romanzi di Mick Herron, racconta di Slough House, la discarica dei servizi segreti britannici dove l’MI5 confina gli agenti caduti in disgrazia. Sono spie fallite, ciniche, malmesse, eppure ogni volta chiamate a sistemare guai che i colleghi più brillanti non riescono a risolvere. Il risultato è un equilibrio raro tra thriller di spionaggio e commedia nera. Al centro della storia c’è Jackson Lamb, trasformato da Gary Oldman in un personaggio memorabile. Sciatto, sarcastico, sorprendentemente lucido, capace di dominare la scena con una battuta o con un silenzio. E attorno a lui ruota un cast affiatato, con Jack Lowden a dare peso emotivo a River Cartwright.

Il motivo per cui avrebbe dovuto vincere di più è proprio la sua regolarità. Ogni stagione conferma scrittura serrata, regia elegante e ritmo impeccabile. Agli Emmy 2026 ha portato a casa il premio per la regia di Saul Metzstein, per l’episodio “Cicatrici”, ma nulla per la serie, per Oldman, per Lowden o per Jonathan Pryce, tutti in gara. Tutti superati da The Pitt e da alcuni degli show presenti in questo articolo. C’è da dire, tuttavia, che Slow Horses meritava di più anche solo per aver mantenuto un livello altissimo così a lungo.

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