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10 imperdibili Serie Tv cult non più lunghe di 5 stagioni

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Nel corso degli anni tantissime delle serie tv che si sono susseguite sui nostri schermi sono poi diventate dei cult e hanno rappresentato un punto di svolta nel panorama televisivo più in generale, oltre a portare una ventata d’aria fresca negli specifici generi a cui sono associate. Pensiamo, ad esempio, a Breaking Bad, oggi considerata una serie tv imperdibile, al limite del capolavoro; oppure a Buffy l’ammazzavampiri, divenuta ormai un grande classico nell’ambito del soprannaturale. Il mondo delle comedy, poi, ha prodotto cult a iosa, da Seinfeld a Friends (di cui è da poco andata in onda una reunion), che sono diventati dei veri e propri modelli per le sitcom e le commedie a venire.

Molti grandi classici del mondo seriale sono prodotti ormai un po’ datati e spesso composti da molte stagioni con molti episodi ciascuna, figli di un trend che oggi è cambiato e preferisce stagioni più brevi, con meno episodi, ma di durata maggiore. I cult, però, non si nascondono solo tra le serie anni ’80 e ’90: ci sono moltissimi show contemporanei che si sono guadagnati fin da subito il titolo, riuscendo a lasciare il segno. Più in generale, ci sono diverse serie tv cult che arrivano a malapena – o non ci arrivano neppure – a cinque stagioni, e in questi casi non avete più scuse per non guardarle.

Da Breaking Bad a Firefly, oggi vogliamo scoprire insieme a voi 10 imperdibili serie tv cult non più lunghe di cinque stagioni che dovete recuperare immediatamente.

1) Twin Peaks

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In una lista di questo tipo Twin Peaks non sarebbe mai potuta mancare. La serie tv ideata da David Lynch e Mark Frost, infatti, ha fatto la storia, mettendo in atto una piccola rivoluzione che ha influenzato – e continua a influenzare – gli show successivi. L’omicidio di Laura Palmer e gli strani eventi a cui la cittadina di Twin Peaks ha assistito sono stati un tormentone negli anni ’90, epoca dell’uscita delle prime due stagioni della serie. Ma ancora oggi Twin Peaks continua ad appassionare tantissimi spettatori, soprattutto dopo la terza folle stagione del 2017.

Insieme a Dale Cooper iniziamo un viaggio non solo alla scoperta di chi possa aver ucciso la giovane Laura Palmer – golden girl (bellissima, brava a scuola, altruista, benvoluta da tutti) solo all’apparenza – ma anche delle forze misteriose che agiscono nell’insospettabile Twin Peaks. Un viaggio che, col passare delle stagioni, diventa sempre più simbolico, sempre più sospeso tra sogno e realtà e che rivela l’incredibile estro dei suoi autori e del suo regista, lo stesso David Lynch.

2) Breaking Bad

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La parabola di Walter White è ormai sulla bocca di tutti e anche chi non ha ancora visto Breaking Bad sa perfettamente di cosa stiamo parlando. Con un titolo che è tutto un programma (l’espressione “breaking bad”, infatti, vuol dire degenerare, cambiare in peggio, ma è anche un’espressione usata per indicare una persona che ha abbandonato la retta via), la serie di Vince Gilligan ha avuto un grandissimo impatto nel mondo seriale, venendo ricordata come una delle serie tv più belle mai realizzata e caratterizzata anche da un finale da tantissimi definito perfetto. Una rarità, se pensiamo a quanti show amatissimi si perdono proprio sul finale, lasciando l’amaro nella bocca dei fan (Game of Thrones l’avete pensato voi, non io).

All’inizio, Breaking Bad potrebbe sembrare una storia come tante.

A rivelarne l’unicità è l’avanzare degli episodi che, anno dopo anno, vincono la sfida del tempo risultando sempre interessanti e di qualità. Le vicende di Walter White, professore di chimica in un liceo di Albuquerque, appassionano e accompagnano lo spettatore, tenendo sempre altissimo il livello dello show, oggi considerato tra le migliori serie tv di sempre. La ciliegina sulla meraviglia di questo cult è l’interpretazione di Bryan Cranston, che sveste completamente i panni del padre di Malcolm per indossare prima quelli di Walter e poi quelli di Heisenberg, dimostrando un talento non indifferente che non fa altro che arricchire Breaking Bad.

3) Firefly

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Nonostante la fiamma di Firefly si sia spenta dopo una sola stagione di messa in onda, la serie ideata da Joss Whedon (Buffy l’ammazzavampiri, Angel) è uno degli show fantascientifici migliori in circolazione. La serie esplora il tema del popolamento dell’Universo da parte dell’uomo: dopo che la Terra è diventato un pianeta inospitale a causa della sovrappopolazione, l’essere umano si è guardato intorno e ha colonizzato l’intera galassia. In questo Universo, trasformatosi nella nostra nuova casa, sfreccia la Serenety, una navicella spaziale il cui equipaggio è al centro della storia.

Dopo la cancellazione, Firefly ha avuto anche un film conclusivo, sempre ideato da Whedon, che porta il titolo della navicella su cui si svolge gran parte della serie. Oltre alla tematica interessante – ancor di più se la immaginiamo collocata a inizio anni Duemila – Firefly gode di un ventaglio di personaggi accattivanti e ben caratterizzati, che costituiscono il punto forte della narrazione. In particolare il capitano della navicella, Malcom Raynolds (interpretato da Nathan Fillion), ha goduto del consenso del pubblico e ricorda, per certi versi, l’Han Solo di Guerre Stellari.

4) Hannibal

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La figura di Hannibal Lecter, nata dalla penna dello scrittore Thomas Harris, è sempre stata di grande interesse: psichiatra e criminologo, Lecter è anche un serial killer ossessionato dal cannibalismo e che è stato rappresentato sullo schermo in varie vesti. Moltissimi lo ricorderanno col volto di Anthony Hopkins ne Il silenzio degli innocenti, ma nel 2013 ha preso in presto le fattezze dell’attore danese Mads Mikkelsen nella serie di NBC, Hannibal, in cui il medico affianca il profiler dell’FBI Will Graham.

Il rapporto tra l’agente Graham e il dottor Lecter è il perno attorno al quale gira la storia di Hannnibal che, parallelamente, vuole riprodurre il microcosmo dei romanzi di Harris che hanno dato vita alla figura del noto serial killer. La relazione tra i due personaggi, infatti, non è la mera giustapposizione della figura dell’eroe a quella del cattivo, ma è un legame molto più complesso che viaggia sui binari dell’ossessione e della mostruosità incarnate da Lecter ma che toccano anche il profiler, il cui grande talento consiste nell’immedesimarsi incredibilmente negli assassini fino ad entrare in stati quasi di trance.

5) The Wire

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Se vi piacciono le serie crime, non aver visto The Wire è quasi un peccato capitale. Oltre a essere finita tra le migliori serie tv mai scritte è diventata ben presto un cult del genere, lanciandosi in un’analisi approfondita del legame tra la società americana e la criminalità organizzata, osservata all’interno del microcosmo della città di Baltimora. Con la sua struttura orizzontale, The Wire mette in luce anche i legami tra la povertà e la criminalità, presentando sotto le mentite spoglie di un poliziesco un quadro delle metropoli americane e dei meccanismi che le governano.

Il vero punto forte della serie scritta da David Simon, però, è l’incredibile realismo con cui questo resoconto viene tracciato. Non ci sono filtri, non ci sono imbellettamenti, la pillola non viene indorata in alcun modo e, tramite il filtro del baltimorese (lo slang tipico della zona di Baltimora), i protagonisti si muovono attraverso la città, immersi fino al collo nel marcio che imputridisce nei suoi vicoli. Non aver visto The Wire significa essersi persi un piccolo capolavoro che, stagione dopo stagione, disvela vari aspetti dell’organizzazione di Baltimora, sfondo e protagonista della storia.

6) Fleabag

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Adattamento dell’omonima pièce scritta dalla stessa Phoebe Waller-Bridge, Fleabag porta il nome della sua protagonista, una giovane ragazza londinese che deve fronteggiare una serie di problematiche legate non solo alla famiglia incredibilmente disfunzionale, ma anche al piano economico e a quello sentimentale. Fleabag è una ragazza in perenne conflitto col mondo, nel quale fatica a ritagliarsi uno spazio e, soprattutto, nel quale cerca in tutti i modi di affermare la propria identità indipendente.

Il quadro dipinto dalla Waller-Bridge con la sua Fleabag è la perfetta rappresentazione della generazione dei venti-trentenni, una generazione spaesata e in lotta continua per la ricerca di se stessi. Fleabag è un’antieroina pienamente consapevole delle sue mancanze, spesso tormentata dalla consapevolezza di non essere una brava persona e le cui disavventure vengono narrate tramite il filtro dell’humour, spesso anche nero. La comicità che troviamo nella serie della BBC è tipicamente inglese ed è una comicità frequentemente spiazzante, irriverente, e che contribuisce a rendere Fleabag una delle serie della rete migliori di tutti i tempi.

7) Big Little Lies

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Ispirata all’omonimo romanzo, Big Little Lies è approdata sui nostri schermi nel 2017 con un cast molto promettente -Shailene Woodley, Reese Witherspoon, Nicole Kidman, Laura Dern, Zoë Kravitz e Alexander Skarsgård – a cui si è poi aggiunta Meryl Streep nella seconda stagione. Le premesse, quindi, c’erano tutte e siamo subito stati catturati dall’atmosfera di Monterey, cittadina californiana che cela fin dall’inizio una certa cupezza.

La serie è fortemente incentrata sui personaggi femminili, donne di varia estrazione sociale e dai caratteri molto diversi, ognuna delle quali affronta una serie di problematiche legate al proprio passato oppure alla propria vita familiare. Big Little Lies, però, è anche una storia di abusi e di sorellanza, una sorellanza che si stringe attorno alla vittima e che si ritrova ad avere a che fare con un omicidio che scuote la comunità. Quello che, all’apparenza, può sembrare il resoconto della vita agiata di alcune mamme di una città di provincia, diventa un racconto che si tinge di mistero e una bandiera contro gli abusi, rivelandosi un passo avanti rispetto ai tempi.

8) Arrested Development

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Arrested Development è entrata a gamba tesa tra le serie tv migliori di tutti i tempi, guadagnandosi in fretta il titolo di cult. La comedy di Fox (acquisita poi da Netflix, che ne ha realizzato le ultime due stagioni) s’incentra sul personaggio di Michael Bluth (Jason Bateman) e sulla sua famiglia, proprietaria di un’azienda che costruisce prefabbricati. Tra i tentativi di Michael di salvare l’azienda e i bizzarri membri del clan Bluth, Arrested Development diverte spesso anche tramite espedienti bizzarri che straniscono lo spettatore.

La vera rivoluzione operata dalla serie (e da altre comedy degli stessi anni, escluse da questa lista perché più lunghe di cinque stagioni) è stata l’eliminazione delle risate di sottofondo, ampiamente sfruttate nel panorama delle sitcom, che all’epoca è stata una scelta coraggiosa, ma oggi sembra stare diventando il nuovo trend. Togliere le risate finte rappresenta una sfida per gli autori, che devono scrivere battute in grado di divertire anche senza la risata che guida il pubblico ed è palese come in Arrested Development si sia cercato di fare esattamente questo, creando uno humour a tratti assurdo che ha influenzato anche serie successive come Brooklyn Nine-Nine.

9) Freaks and Geeks

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Con la sua unica stagione, Freaks and Geeks è un cult nell’ambito dei drammi adolescenziali, oltre ad aver lanciato sul piccolo schermo molti volti oggi assai famosi: Jason Segel (How I Met Your Mother), James Franco, Seth Rogen e Busy Phillips (Dawson’s Creek). La serie segue le vicende dei fratelli Weir e quelle dei loro compagni di scuola, divisi in “freaks” (gli strani) e “geeks” (i secchioni). Nonostante sia una serie di fine anni ’90, ambientata un decennio prima, Freaks and Geeks regge la prova del tempo e continua a essere godibile da parte di un pubblico di teenager.

Il punto forte della serie – una qualità che aveva all’epoca della prima messa in onda e che mantiene ancora oggi – è il realismo con cui rappresenta il mondo degli adolescenti, che sono adolescenti veri che si comportano come tali e in cui riusciamo davvero a rivedere noi stessi e le nostre assurdità. Molto spesso, infatti, i teen drama sono poco credibili già a partire dai loro protagonisti e non solo perché gli attori che li interpretano, di solito, sono più che ventenni. Freaks and Geeks, invece, ci presenta degli adolescenti credibili con problematiche credibili, nei quale è impossibile non identificarsi.

10) True Detective

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Fin dall’uscita della sua prima stagione, True Detective si è subito affermata come cult con i suoi casi particolari e i suoi detective spesso bizzarri ma incredibilmente perspicaci. Sicuramente a farla da padrone è il suo esordio, accompagnato dalla figura di Rust Cohle, un Matthew McConaughey che indaga su una serie di misteriosi omicidi affiancato da Marty Hart (Woody Harrelson), un detective apparentemente più “nella norma”. Ma anche le stagioni successive di True Detective presentano casi interessanti e investigatori determinati, sempre interpretati da grandi attori il cui talento condisce la storia alla perfezione: Colin Farrell, Rachel McAdams, Mahershala Ali.

Proprio i suoi personaggi sono uno dei punti di forza di True Detective: in particolare, moltissimi sono rimasti affascinati dalla figura di Rust Cohle, così ambiguo e a tratti misterioso, ma estremamente capace nel suo lavoro. Anche le ambientazioni e i casi trattati risultano di grande interesse e vanno a toccare diversi tipi di crimini (dagli omicidi rituali al rapimento di due bambini). Un altro punto di forza della serie è rappresentato dai legami tra i detective che indagano sui casi: sempre coppie di persone molto diverse ma che, coi loro alti e bassi, tendono a bilanciarsi e danno il tutto per tutto per smascherare i colpevoli.

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Scritto da Elisa Frassinelli

Vivo in bilico tra libri, università e serie tv. Nel tempo libero cerco di avere una vita sociale e non diventare schiava del mio gatto (fallendo, ovviamente). Un altro dei miei passatempi preferiti è cercare di non implodere quando ho appena finito una stagione ma ho solo me stessa con cui parlarne.

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