Vai al contenuto
Home » Recensioni

Young Sherlock: il ritorno di Guy Ritchie all’universo di Sherlock Holmes – La Recensione

James Moriarty e Sherlock Holmes da giovani

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Young Sherlock, la serie tv di Guy Ritchie!!

Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.

Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, DISCOVER è il modo per sostenerci.

Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.

Scopri Hall of Series DISCOVER

Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜

Nel 2009, Robert Downey Jr. si trascinava sul set di una Londra vittoriana accompagnato da un Jude Law in perfetto stile britannico e tallonato da una marea di guai da cui scappare a gambe levate. Era un film frizzante, movimentato e pieno di energia. Estremamente moderno, nonostante l’ambientazione, eppure affezionato al mito letterario di Arthur Conan Doyle. Parliamo di Sherlock Holmes, a cui poi seguì un anno dopo Gioco di ombre. E la firma, in entrambi i casi, era quella di Guy Ritchie (autore di un pulp d’autore come The Gentleman, in cui brutalità ed eleganza parlano la stessa lingua), che si divertì a trasporre il fumetto di Lionel Wigram, a sua volta ispirato ai romanzi di Arthur Conan Doyle. Young Sherlock non è dunque il primo prodotto televisivo del repertorio di Ritchie che ruota attorno all’universo di Sherlock Holmes.

Lo sceneggiatore britannico, che nel 2025 ha creato per le piattaforme la serie crime MobLand, aveva già esplorato quel mondo affidando a Robert Downey Jr. il compito di vestire i panni dello scaltro detective. Aveva strappato il suo personaggio dalle pagine dei romanzi di Doyle e lo aveva scaraventato nel suo personale universo, dove tutto è movimentato, tutto è azione, tutto è pop moderno e intrattenimento. Con Young Sherlock l’operazione non è così diversa. La pennellata del suo autore è riconoscibile. La serie è un giallo d’azione che intrattiene lo spettatore con un ritmo sempre sostenuto. Fughe, risse, feste da cui scappare, scazzottate e scene di combattimenti sono la cifra stilistica di Young Sherlock, il marchio che Ritchie ha voluto apporre sul suo prodotto.


Solo che in questo caso, Sherlock Holmes non è il navigato detective che conosciamo (in tutte le salse), ma la sua versione diciannovenne.

Dónal Finn, Zine Tseng, Hero Fiennes Tiffin in Young Sherlock
DANIEL SMITH/PRIME

Sherlock è un giovane scapestrato che vive la vita come un gioco. Mette alla prova le sue abilità di borseggiatore non perché abbia bisogno di rubare ai più ricchi, ma unicamente per testare le sue capacità e la sua scaltrezza nel sottrarre a gente ignara i propri gingilli. L’inesperienza e l’ingenuità ne fanno però una preda troppo facile da accalappiare, così il giovane Sherlock finisce in prigione a scontare la sua pena come ladro. Per fortuna c’è Mycroft a tirarlo fuori dai guai, come sarà anche da adulto. Il fratello lo tira fuori di prigione e lo porta con sé a Oxford a lavorare come tuttofare nei corridoi dell’università, strappandogli la promessa di tenersi fuori dai pasticci.

Insieme ai fratelli Holmes però, giunge a Oxford anche una principessa cinese (Zine Tseng) esperta di arti marziali con delle pergamene di inestimabile valore al seguito. Pergamene che, dopo appena qualche ora, spariscono dalla biblioteca gettando tutti nel panico. Chi è stato a sottrarle? Il dito viene puntato immediatamente contro il giovane Sherlock, che è stato anche l’ultimo a uscire dalla biblioteca la notte in cui le pergamene sono sparite. Il giovane detective in erba deve quindi scagionare se stesso e l’unica via che ha per farlo è scoprire la verità. Ma non è tutto, perché subito dopo un altro crimine, ancor più grave, scuote le fondamenta della facoltà: un professore è stato assassinato. E anche stavolta, Sherlock viene incastrato e accusato dell’omicidio.

Parte così la grande partita di Young Sherlock.

Il protagonista utilizza la sua straordinaria intelligenza intuitiva per mettere un tassello accanto all’altro e scoprire il mistero che si cela dietro la sparizione delle pergamene e gli omicidi dei professori di Oxford. Accanto a lui, ad aiutarlo a ricostruire la verità, c’è un’altra mente brillante e promettente: quella di James Moriarty. I due diventano immediatamente amici e danno il via alla loro caccia. In Young Sherlock è tutto un gioco. Le pergamene, gli omicidi, gli indizi da decifrare, i sospettati, le piste che si intrecciano e portano alla principessa. Sherlock e James non prendono nulla sul serio, sembrano essere mossi solo dal desiderio di battere gli avversari in astuzia. Vogliono essere sempre un passo avanti, uno sguardo più in là.


Sherlock, James e Cordelia in Francia
DANIEL SMITH/PRIME

Così la serie appare davvero come un gioco. Movimentato, vivace, caotico. Tutti si divertono, compreso il regista, che gioca con i suoi personaggi e non sta mai fermo. Si muove da un set all’altro, passando dai corridoi della Oxford University alla dimora di campagna della famiglia Holmes, dalle tinte grigie dell’Inghilterra vittoriana, al caos della Rivoluzione in Francia. Young Sherlock è una parentesi ricreativa, un’opera di intrattenimento vero, che se la spassa e si diverte insieme ai suoi personaggi. Sherlock è giovane, pieno di vita, un personaggio inesperto ma energico. Gli otto episodi tracciano i contorni di un racconto di formazione scandito dai proiettili che corrono veloci e dalle scene di combattimento che non mancano mai.

È una serie young adult, ma non resta ancorata ai canoni del genere. Al contrario, spazia, diventa tante cose, indossa abiti diversi.

La famiglia è un punto centrale negli otto episodi di Young Sherlock. Gli omicidi dei professori e la principessa cinese conducono in qualche modo alla famiglia di Sherlock, devastata dodici anni prima dalla scomparsa della piccola Beatrice, la sorella minore di Sherlock e Mycroft. Definirla una famiglia disfunzionale sarebbe poco. Un episodio dopo l’altro la penna di Guy Ritchie scava nel profondo dei problemi famigliari degli Holmes. Cordelia (Natascha McElhone), la madre dei tre ragazzi, viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico e imbottita di farmaci che le provocano allucinazioni. Silas (Joseph Fiennes), il padre, amministra in sua vece i beni della famiglia e se ne va in giro per il mondo a vendere le sue invenzioni. Invenzioni micidiali che, messe nelle mani sbagliate, potrebbero decidere le guerre causando migliaia e migliaia di morti.


Sherlock e Moriarty sono amici in Young Sherlock
DANIEL SMITH/PRIME

Il gioco si trasforma quindi in qualcosa di molto più sottile (e doloroso). La partita di Sherlock non è più contro personaggi estranei, ma contro la sua stessa famiglia (e forse la sua stessa natura). Da entusiastico assalto offensivo, quello di James e Sherlock diventa un gioco prettamente difensivo, mirato a proteggere la famiglia e a impedire a Silas di fare strage di innocenti con le sue armi letali. Segreti, misteri e bugie vengono svelati, la maschera della famiglia Holmes cade per sempre e a ciascuno di loro restano i cocci da rimettere a posto. Young Sherlock insiste molto sul rapporto del protagonista con i suoi famigliari. Guy Ritchie sembra suggerirci l’idea che lo Sherlock adulto sia il prodotto delle varie anime che componevano la sua famiglia nell’età della giovinezza.

Un certo senso di alienazione mentale lo prende da sua madre, mentre la tendenza alla razionalità è di suo fratello Mycroft.

Di sua sorella Beatrice, Sherlock sembra conservare l’animo ribelle e istintivo. Ma è di somigliare a suo padre che il giovane detective in erba ha paura. La sua voglia di scavalcare sempre ogni limite, la tempra dell’avventuriero ambizioso che non vede ostacoli davanti a sé, sono caratteristiche che erediterà dal padre e che dovrà tenere sotto controllo quando svilupperà le sue straordinarie capacità intuitive. Sherlock è dunque il prodotto di quel che la sua famiglia è stata. Ma è anche un personaggio con una personalità forte da forgiare con l’esperienza. Lo Sherlock diciannovenne non è ancora il detective che abbiamo imparato a conoscere in tutte le salse. È un ragazzo estremamente intuitivo, capace di ispezionare il suo Palazzo Mentale alla ricerca di indizi per scoprire la verità sui misteri più indecifrabili.

I due protagonisti della serie Prime Video
DANIEL SMITH/PRIME

Ma è anche un personaggio inesperto e un po’ ingenuo, che spesso lascia prevalere i sentimenti sulla ragione. Alla fine, il personaggio davvero interessante di Young Sherlock non è il protagonista, ma la sua futura nemesi. James Moriarty è uno dei motivi per cui dovreste guardare lo show, perché in lui la metamorfosi sarà più radicale e in ogni decisione presa in questi otto episodi della prima stagione si leggono già i tentennamenti e i tratti di una personalità che virerà presto verso il malvagio. Dónal Finn è stato bravissimo nel lasciare scoperti i tratti più enigmatici di Moriarty. In Young Sherlock è solo un genio della matematica che accompagna Sherlock nelle sue indagini. Si diverte e prende tutto con leggerezza, ma sappiamo che quello che ora è il migliore amico del protagonista, si trasformerà presto nel suo acerrimo nemico.


Diventa quindi lui il vero centro di interesse di Young Sherlock, non sappiamo quanto volutamente.

Tutto il cast regge comunque benissimo la prova. Hero Fiennes Tiffin, figlio e nipote d’arte, è Sherlock. Suo zio Joseph Fiennes (l’odiato comandante Waterford di The Handmaid’s Tale) interpreta il padre Silas, mentre Mycroft è Max Irons, il figlio di Jeremy. Colin Firth è Bucephalus Hodge e la già citata Natascha McElhone (la Karen di Californication) è Cordelia. Gli attori interpretano alla grande lo spirito delle opere di Ritchie, dando vita a personaggi vivaci e pieni di energia. Come buona parte delle opere di Ritchie, Young Sherlock è percorsa da inquadrature movimentate ed è accompagnata da una colonna sonora pop, che rende il prodotto moderno, pur essendo ambientato nell’Ottocento. A volte finisce per essere un tantino sopra le righe (ragione per cui non piacerà a tutti), ma il fine che si pone – quello di intrattenere lo spettatore per tutti gli otto episodi – riesce a raggiungerlo.