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The Sandman 2 – La Recensione della seconda parte: buonanotte e sogni d’oro

ATTENZIONE! L’articolo contiene SPOILERS della seconda e ultima parte di The Sandman 2.

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Una riunione di famiglia ha dato l’avvio alla prima parte della seconda stagione (qui la nostra recensione) di The Sandman, e rimane ancora una volta la famiglia il centro nevralgico di questa ultima parte. Adattando le trame di “Season of Mists” e “Brief Lives” della controparte a fumetti, la nuova attesissima stagione di The Sandman si concentra sul viaggio di Dream mentre ricostruisce il suo regno. Un obiettivo che lo porta inesorabilmente ad affrontare gli errori del passato e a confrontarsi con vecchi amici e fratelli perduti. La stagione, infatti, esplora soprattutto le complesse relazioni tra i membri della famiglia degli Endless. In particolare le interazioni di Dream con i suoi fratelli, Death, Delirium, Desire e Despair. Un punto chiave della trama riguarda l’incontro di Dream con suo figlio, Orpheus, e il peso emotivo che questo ha su di lui.

Incluse oltre ai due principali adattamenti troviamo poi alcune sottotrame stand-alone che ben si intrecciano con la narrazione generale: “Sogno di una notte di mezza estate” e “La canzone di Orfeo”. Ed è proprio quest’ultima storia a chiudere la prima tornata di episodi. Un arco che pone Sogno di fronte a una scelta impossibile, scisso tra il suo amore di padre e il suo ruolo di Dreamlord. Versare il sangue di un membro della famiglia è severamente proibito, eppure è esattamente quello che decide di fare Sogno, di fronte alle suppliche di un Orfeo ormai stanco della vita e della sua immortalità.

Lì su quell’isola greca nascosta alla vista di chi non sa dove cercare, Dream e Delirium ritrovano un fratello perduto, ma nulla va come previsto.

Destruction non ha alcuna intenzione di fare ritorno al suo regno, né tantomeno di riprendere un ruolo che aveva rifiutato già tremila anni fa per proteggere la sua adorata umanità. La sua reiterata fuga, stavolta verso lo spazio, lascia i due fratelli feriti e affranti, ma in grado adesso di venire a patti con la verità. Eppure, non è questa la fine della prima parte. Per poter trovare Destruction, Dream è infatti costretto a rivolgersi al figlio Orfeo, oracolo di cui è rimasta solo la testa, che gli chiede in cambio un piccolo e unico favore: morire.

It is I who am sorry.

Messo alle strette, Dream non può che accettare sacrificando così la vita del figlio amato e la sua stessa eternità. Ma non è tanto la scelta estrema quanto il lento cambiamento interiore ciò che più colpisce Sogno stesso e chi gli sta attorno. Già Destruction lo ritrova profondamente cambiato, e successivamente anche Orfeo che lo osserva con curiosità e interesse, desideroso di conoscere cosa gli sia accaduto dal loro ultimo incontro. E poi siamo noi spettatori a renderci conto quanto, dai tempi del primo episodio, Dream si sia evoluto, diventando poco a poco più umano. Con le mani sporche del sangue di Orfeo, Dream piange lacrime vere, distrutto dalla perdita di ben due persone a lui care. Adesso che il suo filo è stato reciso dalle Parche, Sogno deve affrontare l’avvicinarsi della fine.

Tom Sturridge nei panni di Dream
Credits: Netflix

Responsabilità e colpa

La seconda parte (disponibile sul catalogo Netflix qui) riprende dunque con enormi aspettative, decisa stavolta a raccontare un’unica storia coesa, a sfavore dei micro archi narrativi che hanno caratterizzato la prima stagione e la 2A. Sempre onirica, avventurosa e magica, ma anche tanto autoriflessiva. Gli ultimi episodi della seconda stagione di The Sandman rappresentano un addio dolceamaro, uno di quelli che ti permette di comprendere quanto ogni storia meriti di essere raccontata. A prescindere dalla sua conclusione.

Di fronte all’inevitabile fine che avanza per lui, Morfeo inizia a sistemare gli affari in sospeso preoccupandosi soprattutto di trovare un sostituto per il suo regno. La scelta ricade sull’infante Daniel Hall, che diventa un po’ l’ago della bilancia attorno al quale si muovono tutti gli altri personaggi. Dream in primis. Con le Kindly Ones a incombere e antichi avversari che gli stanno con il fiato sul collo, a Dream rimane poco tempo per rimettere le cose a posto.

Eppure, nonostante il senso di incombenza che avvolge la seconda parte della stagione, i restanti cinque episodi si prendono tutto il tempo necessario per dare i doverosi saluti. La ricerca di Daniel Hall, rapito dai malevoli sbruffoni Puck e Loki, porta Dream a venire a patti con gli errori commessi in passato e a salutare tutte le figure incontrate durante il suo lunghissimo cammino. Da ognuna di loro, il Signore dei Sogni raccoglie un’ultima lezione. Sono gli esseri umani, però, a riservare maggiori sorprese. Infatti, è più da loro che dalle figure sovrannaturali che Dream ottiene parole di conforto.

Il suo senso del dovere assoluto trova corrispondenza nel bisogno bruciante di fare ammenda. Dream attende la fine non come una serena liberazione, ma piuttosto come la cruenta punizione che pensa di meritare.

Dream anela quasi alla sofferenza promessa dalle Furie. Convinto in cuor suo che sia l’unico modo per espiare la colpa per la morte del figlio Orfeo. Neppure i genitori, Time and Night, fanno nulla per convincerlo del contrario, sottolineando il vuoto incolmabile che ormai separa Dream dal resto della famiglia. Lui che non è solo padre, ma anche figlio e proprio per questo motivo considera la morte di Orfeo più come un fallimento che un atto di misericordia. Sono allora figure come Johanna Constatine e Hob a ricordargli che esseri umani significa anche questo: sbagliare e cadere, per poi rialzarsi e fare meglio.

“But people need a place to go where they can be miserable. And grieve. And hit bottom. Before they swim up for air and start breathing again”

Despair e Dream nella seconda parte della seconda stagione di The Sandman
Credits: Netflix

Dolore e cambiamento

Il dolore ripetuto per la perdita prima di Nadia, poi di Destruction e infine di Orfeo permettono a Dream di cambiare dopo millenni. E non c’è niente di più straordinario del cambiamento di uno degli Endless. “I have my responsibilities”. Una frase che Morfeo ripete come un mantra, facendosi scudo con il ruolo che gli è stato assegnato da tempo immemore. Pur di non dover affrontare quei sentimenti tanto terrificanti quanto preziosamente umani. Sotto la superficie stoica e impassibile, il Signore dei Sogni inizia a mostrare segni di umana fragilità. Che si tratti di un pianto disperato e solitario o un sorriso a mezza bocca.

Sebbene il fato gli abbia messo contro le Furie, Morfeo rimane stoicamente saldo nelle sue posizioni e oneri. Non è la sua dipartita a spaventarlo, quanto lasciare incustodito il Regno dei Sogni e le persone care che lo abitano. Nel suo commovente addio, The Sandman torna nuovamente a incantarci tra filosofia e immaginazione. Impossibile non sentirci avvinti dal sogno, né dalla trasformazione attraverso cui è passato un personaggio dal cuore grandissimo.

Così come è altresì impossibile non elogiare la performance incredibile di Tom Sturridge. Il ruolo della vita per un attore britannico dal grandissimo e sottovalutato talento.

Tom Sturridge ha fatto suo Dream, infondendolo di una nostalgia che esiste al di fuori della pagina stampata e che rimarrà impresso nei nostri ricordi. Oltre che nei nostri sogni. Dopo averci abituati a un protagonista freddo e cupo, l’attore aggiunge sfumature di dolore e cordoglio. Tali da renderlo sempre più simile a un malinconico eroe ottocentesco.

Al suo fianco è stato bello ritrovare alcuni volti già molto apprezzati nella prima stagione, come Jenna Coleman e Boyd Holdbrook. Così come nuovi interpreti, Jack Gleeson e Freddie Fox, che hanno saputo stare al gioco. Rimane l’amarezza di sapere che una terza stagione (pur non essendo mai stata nei piani) non vedrà mai la luce a causa dell’ombra gettata dallo scandalo di Neil Gaiman. In un’epoca seriale ormai sempre più anestetizzata, The Sandman ha rappresentato un tuffo gioioso nelle acque della fantasia.

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